Università e Barilla, tra ricerca e sinergie per rispondere alle sfide del mercato

CIATI: "LA FAVOLA DI STUDIARE ALL'ESTERO E' FALSA, MA TRA GLI ATENEI D'ITALIA C'E' TROPPA DISPERSIONE"

image“Dove c’è Barilla, c’è casa” non è solo uno spot pubblicitario. Per molti parmigiani, e non solo, è una realtà. L’azienda, diventata istituzione nel mondo della pasta, rappresenta un’eccellenza del territorio e anche una risorsa per gli studenti universitari che trovano in essa opportunità per crescere professionalmente.

Nel mondo la multinazionale conta 30 poli produttivi e dà lavoro a più di 16 mila persone. Fondata nel 1877 a Parma da Pietro Barilla, all’inizio era una piccola bottega che produceva pane e pasta situata in quella che oggi è strada Repubblica. La crescita nel corso degli anni, l’incremento della produzione con prodotti da forno e sughi pronti e l’apertura al mercato internazionale hanno portato l’azienda ad essere un marchio conosciuto in tutto il mondo e simbolo del made in Italy, mentre alla sua guida si succedevano le quattro generazioni Barilla (con una piccola parentesi tra il 1970 e il 1979, quando la quota di maggioranza passò alla multinazionale statunitense W. R. Grace & Company). L’attuale formazione vede Guido Barilla alla presidenza, Luca e Paolo alla vicepresidenza e Claudio Colzani amministratore delegato. Nonostante la crisi e il limite di avere un business collocato localmente come la pasta, il fatturato di 3.5 miliardi di euro nel 2013 garantisce all’azienda la seconda posizione, dopo Ferrero, tra le aziende alimentari italiane. Attraverso il lancio di nuovi prodotti e linee di pasta appositamente create per Paesi sui quali punta per lo sviluppo strategico, Barilla prosegue il rilancio all’estero, mantenendo però anche importanti investimenti in Italia, come quello che nel 2013 ha portato all’apertura a Pedrignano del più grande magazzino automatizzato al mondo.

PROGETTI UNIPR – Per tutto questo e non solo Barilla è punto di riferimento per i ricercatori e i docenti dell’Ateneo cittadino. I progetti portati avanti con la collaborazione dell’Università di Parma sono numerosi e coinvolgono diversi settori in maniera trasversale: dall’ingegneria industriale alla chimica, dal marketing alla comunicazione, passando ovviamente per i progetti centrati sugli aspetti prettamente nutrizionali degli alimenti, svolti studiando prodotti innovativi in collaborazione con i “tecnologi” della Barilla.
La conferma arriva dall’interno dell’azienda stessa. “Barilla da sempre collabora con l’Università di Parma attraverso testimonianze aziendali in università, visite di studenti e professori in azienda, eventi di employer branding”:  così esordisce il dottor Roberto Ciati, responsabile delle pubbliche relazioni scientifiche di Barilla. “Per quanto riguarda le collaborazioni scientifiche lavoriamo con i prof. Brighenti, Dossena, Vittadini, e con diversi ricercatori. In passato anche col gruppo del prof. Rizzolatti, e col prof.Lugli. Noi non scegliamo l’Ateneo di Parma perché è a portata di mano o perchè è dovuto – spiega -. Vogliamo collaborare perché vi troviamo le eccellenze”.

Uno tra i più interessanti progetti nell’ambito della ricerca, per quanto riguarda la nutrizione, è quello dedicato al controllo qualità della pasta. A raccontarne i dettagli è Davide Barbanti, docente di Metodologie di progettazione dei prodotti alimentari del Dipartimento di Scienze degli Alimenti, che descrive il lavoro svolto partendo dalla problematica all’origine della collaborazione: Barilla compie le sue misurazioni di controllo qualità a mano, misurando lunghezza, diametro e spessore per i formati di pasta più semplici, e anche curvatura o l’altezza delle creste per i tipi più complessi. “Mi hanno chiesto se era possibile trovare una macchina o costruirne una che facesse questo lavoro. Ci sono sistemi già costruiti, soprattutto giapponesi, ma con software proprietario – spiega il docente -. Noi abbiamo percorso un’altra strada presentando un progetto basato su distanziometri laser e telecamere ad alta risoluzione con un software open source. La macchina ha due servo motori che muovono telecamere e laser, le prime individuano il singolo spaghetto e il suo orientamento, i secondi prendono le misure”. Questo tipo di analisi, centrata anche sul colore e su vari difetti della pasta, permette di rilevare se l’eventuale deformazione degli stampi utilizzati durante il processo produttivo può incidere sulla pasta cambiando i tempi di essiccatura e, nei casi estremi, anche quelli di cottura.
Tra gli altri progetti di spicco quello incentrato sullo sviluppo di meal kit che ha coinvolto diverse università e aziende. “Si tratta di pasti già pronti, stabili, nutrizionalmente bilanciati e shelf stable (concepiti per la conservazione a lungo termine, ndr)”, spiega Elena Vittadini, docente di Alimenti e bevande che ha seguito in particolare due settori del progetto realizzato con Barilla: quello del pane, che ha studiato gli effetti di formulazione diverse, e quello della pasta, su piatti pronti precotti a lunga conservazione, sterilizzati e stabili a temperatura ambiente. “La collaborazione con il reparto di Ricerca e Sviluppo ha permesso di creare dei campioni che noi qui in Università non avremmo mai potuto produrre con quel tipo di qualità. Abbiamo coinvolto tanti studenti nel progetto, in particolare tesisti magistrali, un dottorando e qualche assegnista”, conclude la docente.

Tra i tanti che hanno partecipato ai progetti con Barilla c’è anche il professor Daniele Del Rio, docente di Alimentazione e Nutrizione umana, estremamente soddisfatto del lavoro svolto con l’azienda parmigiana.”Barilla è sempre stata attenta alle esigenze dell’Università – sottolinea – finanziando anche diversi dottorati di ricerca in quello che un tempo era il dipartimento di Agraria, ed in alcuni casi anche assumendo degli studenti legati ai vari stage e progetti”. Nuove collaborazioni sono in via di definizione, anche se sui dettagli vige l’accordo di riservatezza stipulato tra Università e azienda riguardo ai progetti ancora in corso.

NON SOLO RICERCA – Oltre alla ricerca, l’Università e Barilla sono anche partner per l’iniziativa Giocampus dedicata all’educazione alimentare. “I nostri studenti – spiega Francesca Scazzina ricercatrice dell’Unità di Nutrizione Umana – ricoprono il ruolo di educatori entrando in contatto con le scuole e gli allievi, insegnando loro a mangiare bene e ad avere un sano stile di vita. Importante, nel progetto è la parte del gioco: abbiamo studiato che tramite le attività ludiche le informazioni che forniamo ai bambini si radicano nella loro memoria in modo permanente. Barilla è uno dei maggiori sponsor di questo progetto perchè crede nell’importanza della sua missione”. Giorgio Maria Zinno, tirocinante per Giocampus, racconta la sua esperienza. “Il mio progetto riguardava in particolare la piramide alimentare e le sue tre macro aree: carboidrati, proteine e grassi.” Completa il tutto un’analisi della piramide ambientale e quella sportiva. L’iniziativa, nata puntando sugli aspetti sportivi di un corretto stile di vita, da circa quattro anni si è estesa all’educazione alimentare ed è qui che è entrata in gioco Barilla.”Mi sono divertito tantissimo, in un ambiente nuovo e con necessità nuove. Credo profondamente che i principi della nutrizione debbano diventare fruibili per chiunque.”
Giocampus si inserisce nel quadro più ampio di Madegus, spinoff dell’Università di Parma, dove professionisti nel settore dell’educazione alimentare studiano e propongono nuove idee: app ludico didattiche, web editing e giochi in scatola. Madegus si occupa anche della gestione del blog firmato Barilla sull’importanza di una sana alimentazione.

Se infatti non capiti spesso oggi che i progetti di ricerca che coinvolgono direttamente tirocinanti e dottorandi sfocino in rapporti lavoratori duraturi con l’azienda, dall’altra parte Barilla ‘coltiva’ le varie figure professionali che ruotano intorno al mondo dell’alimentazione.

Un’altra realtà universitaria che ha rapporti con il colosso alimentare è il master Comet, Cultura organizzazione e marketing dell’enogastronomia territoriale, di cui Costanza Ferrarini è tutor: “Il nostro è un master professionalizzante ed è fondamentale per noi inserire lo studente nel mondo del lavoro. Con l’azienda abbiamo collaborazioni trasversali: un progetto con l’Academia Barilla dove i nostri studenti si occupano di creare percorsi culinari per gli stranieri che vengono in visita nel parmense. Col Museo della pasta, di cui Barilla è il maggior promotore, ci occupiamo di creare laboratori ludico didattici per chi viene a visitarlo, mostrando alle persone tutte le proprietà dei diversi tipi di pasta”.

Molto richieste sono poi le professionalità che escono dal master in packaging. “Ne riceviamo di continuo da parte delle aziende ma noi non abbiamo abbastanza studenti – spiega la ricercatrice e organizzatrice del master Antonella Cavazza -. Quest’anno il corso non è stato attivato per mancanza di partecipazione, ma in passato tutti i nostri studenti hanno trovato lavoro in grandi realtà come Nestlè ed anche Barilla”. Il master si occupa dei materiali per il confezionamento di prodotti alimentari, farmaceutici e cosmetici. Come in altri casi l’inserimento dello studente nell’azienda avviene attraverso il tirocinio. “Veniamo contattati per svolgere delle particolari analisi, per Barilla ci siamo occupati dei carboidrati. Grazie ai finanziamenti che ci vengono dati possiamo acquistare i macchinari necessari per compiere il lavoro richiesto. Lavorare per le ditte ci permette di fare passi avanti nella ricerca, possiamo comprare attrezzature che con i soldi del Ministero non potremmo nemmeno sognarci e viene dato modo allo studente di entrare in contatto con grandi realtà aziendali. L’azienda, infatti, ha tutto l’interesse per intessere un rapporto professionale con chi ha le capacità necessarie per svolgere quel lavoro che prima veniva richiesto all’Università, importando le conoscenze dell’Ateneo nella propria realtà”.

Roberto CiatiTRA ASSUNZIONI DIFFICILI E SUGGERIMENTI PER L’UNIVERSITA’ – Ma che reali possibilità ha uno studente tirocinante o borsista di entrare poi a lavorare in Barilla? Il dottor Ciati è diretto: “Neo assunzioni? Occorerebbe fare salti avanti“. Il responsabile fa riferimento a realtà imprenditoriali dove sono le aziende stesse a selezionare figure professionali per poi completarne la formazione secondo specializzazioni precise attraverso master nella città sede del futuro posto di lavoro. “Abbiamo bisogno di persone competenti che provengono da realtà vicine. La favola di studiare all’estero per diventare più bravi è falsa – afferma Ciati -. Il nostro sistema universitario fornisce delle basi solide. Altrimenti perché all’estero i nostri ricercatori trovano subito lavoro?”. Secondo Ciati l’Università italiana è un grande punto di riferimento per le aziende, anche se ci sono dei problemi da risolvere: “C’è troppa dispersione. Se mi serve un chimico dove lo vado a cercare? Vado qui a Parma perché li conosco, mi sono laureato anche io qui. Oppure vado a Milano o a Roma? In Francia – continua – ci sono solo cinque poli. E’ un altro sistema ma una scelta bisogna farla”. Ma c’è anche scarsa capacità di comunicazione da parte di Atenei. Secondo Ciati servirebbe infatti una connessione più efficace tra Università e mondo del lavoro: gli studenti devono potersi preparare a ciò che dovranno affrontare dopo lo studio e gli atenei dovrebbero riuscire a fornire competenze e risorse adeguate intercettando le richieste del mercato.

COSA CERCA BARILLA IN UN NEOLAUREATO? –Competenze, curiosità e passione” è la risposta di Ciati. Ma anche capacità di comunicazione e, in secondo luogo, di leadership. E nel panorama di oggi, segnato dal precariato e da occupazioni temporanee? “Chi parla di flessibilità è perché un lavoro fisso lo ha – continua -. Oggi entrare nel mondo del lavoro è difficile, bisogna sapere cosa si vuole e mettercela tutta, non mollare mai”.

IL PROBLEMA ITALIANO – In un Paese come l’Italia, fatto di piccole e medie imprese, ciò che manca, secondo Ciati, è una cultura dello sviluppo sul medio e lungo termine. “Le aziende devono fare massa critica e gli atenei devono cercare di attrezzarsi per rispondere alle necessità del mercato del lavoro“, sprona il responsabile delle pubbliche relazioni. L’Università deve essere un punto di riferimento per tutto il territorio: senza di essa, le aziende non riuscirebbero ad avere stimoli nella ricerca, “idee geniali” come le chiama Ciati. Un primo passo in avanti, sul quale l’Università di Parma e Barilla hanno avviato una nuova collaborazione, è la creazione di un tavolo di esperti universitari specializzati in vari ambiti, allergologi, chimici, nutrizionisti e altre figure settoriali da ‘attivare’ in caso di “emergenza” per l’azienda o come una sorta di osservatorio permanente, capace di aiutare le aziende italiane ad essere sempre più innovative e all’avanguardia.

 

di Silvia Moranduzzo, Iosetta Santini e Matteo Buonanno Seves

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