Da ex industria a spazio di coworking: un nuovo modo di lavorare ‘al Cubo’

LA SECONDA VITA DI UN CAPANNONE ARTIGIANALE IN VIA LA SPEZIA


Un luogo dove investire su arte e creatività. Ex polo industriale e artigianale della ‘Mazzoni Salotti’, il Cubo, in via La Spezia 90, è stato inaugurato a novembre 2015 come un nuovo contenitore di arte e mestieri. L’idea di sfruttare al meglio questi grandissimi spazi è partita da Eleonora e Cristian Deidda, che nel 2012 hanno aperto Loppis, mercatino dell’usato e del vintage, situato al primo piano della struttura. L’anno seguente è poi nata Loppis OpenLab Galleria, gestita da Elena Saccardi e Alessandro Chiodo, che ospita opere di arte contemporanea e si trova al piano terra: per riuscire a riempire tutti gli ambienti di Cubo, organizzato in quattro piani (di cui l’ultimo in costruzione), si è pensato di creare tanti piccoli studi in cui ospitare varie figure professionali. È così che sono nate collaborazioni tra giovani imprenditori parmigiani, uniti dalla creatività ma provenienti da esperienze di lavoro diverse. A legarli è inoltre lo spirito di condivisione, da cui nasce il coworking, un nuovo stile lavorativo che implica la suddivisione degli stessi spazi, ma soprattutto una contaminazione di pensieri e idee, facendo dell’interattività un principio comune.

UNA GEOMETRIA PERFETTA- “Cubo perchè tutta la struttura è formata da moduli quadrati, compresa la suddivisione degli spazi -spiega Elena Saccardi-, ma anche perchè ha varie sfaccettature, esattamente come la figura geometrica, e prevede varie attività.” I piani sono strutturati allo stesso modo, con una piazza coperta centrale sulla quale si affacciano studi di architetti, laboratori di artisti, negozi di abbigliamento. Ogni volta la ‘piazza’ si adatta alle varie esigenze e cambia aspetto per mettere in atto idee diverse, “siamo creativi, ma anche un po’ muratori e imbianchini”, dice sorridendo Elena Saccardi. Della vecchia fabbrica è rimasto il montacarichi, utilizzato per il trasporto merci e tuttora in funzione per tutti gli allestimenti che si creano all’interno dell’edificio. Ogni piano prende infatti il nome dalla scritta che c’è sul montacarichi (piano primo, piano secondo, ecc) per mantenere la memoria dell’attività precedente, ma dandole un’altra faccia: per questo stesso motivo le porte del ‘piano primo’ sono nate dalla lavorazione dei carrelli, tagliati e assemblati a lastre di ferro, già presenti nell’edificio e da lì mai usciti. Gli ultimi due livelli, invece, hanno un arredamento più moderno, a testimonianza della varietà di sfaccettature Il Cubodi Cubo.

COWORKING- “Il nostro progetto non nasce da un’idea di spazio rigida- spiega Filippo Cavalli di Spazio Entropia- ma dallo spirito di collaborazione e di interazioni positive. Io sono architetto, ma mi occupo anche di grafica e fotografia, di sperimentazione nell’ambito dell’arte, perchè mi piacciono le contaminazioni”. Il coworking è proprio questo, una condivisione degli stessi spazi in cui ognuno porta la propria esperienza professionale e le proprie necessità, con momenti di interscambio e progetti in comune. “Anche l’influenza architettonica può arrivare nelle mie opere o viceversa- dice Matteo Sclafani, artista di Spazio Entropia- e c’è di base uno scambio naturale, senza forzature“. Lavorare insieme è stimolante e permette di sperimentare e mettersi in gioco: per ora sono una quarantina di lavoratori, ma lo spazio è ancora in espansione e si prevedono già nuovi studi e nuove realtà professionali.

CUBO COME DIVERTIMENTO- Il secondo piano è spesso affittato per feste o eventi, organizzati in alcuni casi dagli stessi ‘abitanti’ di Cubo, che creano in collaborazione con associazioni culturali serate, concerti e mostre aperti al pubblico. Gli spazi sono molto ampi e permettono una facile adattabilità, ecco perchè si è pensato di dare al Cubo ancora un’altra faccia, quella del divertimento. Per esempio due serate sono state organizzate dall’associazione BuUUio, durante le quali si sono esibiti alcuni gruppi (Fulkanelli, His clancyness, Stromboli per citarne alcuni) di musica sperimentale che hanno raccolto molti ingressi. “Sarebbe bello che per ogni piano ci fosse una musica diversa per ricordare le discoteche di Londra o Berlino”, dice Elena Saccardi, che del Cubo vuole sfruttare ogni angolo e potenzialità.

di Felicia Vinciguerra

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