Alla scoperta del ‘vizio segreto’ di J.R.R.Tolkien

STUDENTI A LEZIONE CON ROBERTO ARDUINI PER UN VIAGGIO ALL'ORIGINE DEL SIGNORE DEGLI ANELLI, CAPOLAVORO DI LINGUISTICA

Un Anello per domarli, un Anello per trovarli,
Un Anello per ghermirli e nel buio incatenarli.
Nella Terra di Mordor, dove l’Ombra cupa scende.jrrtolkien

Non servono molti indizi per capire da dove arrivino questi versi. Si, è lui, ‘Il Signore degli Anelli’, capolavoro indiscusso di John Ronald Reuel Tolkien. Pochi sanno probabilmente che questi famose parole Tolkien le scrisse originariamente nella ‘Lingua Nera di Mordor‘, da lui stesso inventata.

I LINGUAGGI DELLA TERRA DI MEZZO – Il  Signore degli Anelli è infatti costellato di lingue artificiali create dal suo autore con un proprio alfabeto, il tengwar, utilizzato per trascrivere il Linguaggio nero, l’Ovestron, il Quenya e il Sindarin. E proprio queste lingue fungono da ispirazione e punto di partenza per le storie della trilogia, secondo un metodo creato per dare realismo linguistico e profondità ai nomi ed alle parole. L’immaginazione di Tolkien è tale che per spiegare com’è nato il tengwar, l’autore inventa una vera e propria cosmogonia del suo universo fantastico. Si narra che la scrittura tramite tengwar venne ideata prima da Rúmil, in una forma più arcaica detta Sarati, e poi da Fëanor, elfo della stirpe dei Noldor, nel 1250 dell’Era degli Alberi, prima dell’inizio della Prima Era. Forse non tutti sanno che Tolkien nasce infatti come linguista e filologo, prima che come padre del famosissimo romanzo. Ed è proprio da questo approccio che ha preso piede la lezione tenuta il 29 novembre all’Universita di Parma da Roberto Arduini, presidente dell’Associazione Italiana Studi Tolkieniani. Durante l’incontro, dal titolo ‘Il vizio segreto di Tolkien: una passione per le lingue‘, Arduini si è soffermato principalmente sui motivi che hanno spinto lo scrittore inglese ad inventare una lingua, ma soprattutto sulla filosofia che c’è dietro e che svela la vera origine del suo capolavoro. 

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IL ‘VIZIO SEGRETO’- Il titolo della lezione è stato volutamente ripreso dalla pubblicazione ‘A Secret Vice‘, edita nella versione italiana nel 1937 all’interno della raccolta ‘Tolkien nel medioevo’ che comprende scritti inediti dell’autore, con commenti e annotazioni della una sua famosa conferenza del 1931. Di recente invece, è uscita la versione estesa che contiene una serie di saggi sul simbolismo fonetico dai quali emerge chiaramente la smisurata passione di Tolkien per lo studio delle lingue. Ad esempio, il Quenya e il Sindarin sono nate partendo da due lingue esistenti, ovvero il Gallese e il Finlandese. Questi idiomi rispondevano a due caratteristiche che per il professore erano di fondamentale importanza: stile e struttura di tipo europeo e il suono piacevole che producevano ascoltandole. Linguisticamente parlando, la filosofia guida della creazione dell’autore si basa sul ‘fono estetismo’, ovvero la correlazione tra la sensazione che una parola può produrre in chi l’ascolta o la pronuncia e il suono stesso. Una lingua, secondo Tolkien, doveva “suonare bene”. “La creazione delle lingue deve essere legata a qualcosa di piacevole, senza dimenticare l’aderenza tra simbolo e senso – scrive nel saggio – una lingua deve avere addirittura delle connotazioni geografiche del luogo in cui viene parlata”. “Ma soprattutto una lingua per avere futuro deve produrre poesia – aggiunge il dottor Arduini citando il professore di Oxford – senza una produzione poetica o delle leggende che possano essere tramandate, la lingua muore”. È il caso dell’Esperanto, linguaggio artificiale, sviluppato tra il 1872 e il 1887 dall’oculista polacco di origini ebraiche Ludwik Lejzer Zamenhof, poco diffuso proprio a causa della mancanza di qualcosa che potesse rendere quella lingua concreta.

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UN LUNGO SAGGIO LINGUISTICO– Originariamente l’opera tolkieniana non era stata concepita come una trilogia, ma come un unico testo. Per volere dell’editore, i primi due volumi uscirono nel 1954 mentre l’ultimo, ‘Il ritorno del re’, fu pubblicato più tardi, nel ’55, a causa delle numerose appendici che il professore dovette scrivere per chiarire alcuni punti dei libri precedenti e per rispondere alle numerose richieste dei lettori. “Nessuno mi crede quando dico che è un saggio di linguistica – afferma Tolkien in uno dei suoi testi -. Ho scritto il Signore degli Anelli per avere un popolo che parlasse quelle lingue che ho creato.” In altre parole, la stesura di un’opera così vasta e ricca di storie di culture e popoli è un modo per rendere concrete le lingue da lui stesso inventate. Tornando sul fono estetismo, Arduini spiega come il ‘Signore degli Anelli’ sia imperniato di questo concetto. “Sono gli stessi personaggi ad ammetterlo dando prova della percezione di una sensazione nel momento in cui ascoltano una lingua che non conoscono e che non si sarebbe provata altrimenti. Quando Gandalf, ad esempio, legge l’iscrizione dell’anello usando il linguaggio nero di Mordor, la sua voce viene definita ‘minacciosa e dura come la pietra’ ”.

L’ASSOCIAZIONE ITALIANA STUDI TOLKIENIANI – Nata nel 2014, l’associazione si pone come un contributo italiano agli studi tolkieniani, collocandosi allo stesso livello delle società tolkieniane anglosassoni. L’attività del gruppo, anche tramite collaborazioni nel contesto accademico e nell’ambito del dibattito internazionale, è volta a promuovere l’opera di Tolkien e studiarne l’impatto e l’influenza sulla letteratura e la cultura contemporanee sotto diversi punti di vista: letterario, linguistico, poetic0, teologico e filosofico.

 

di Francesca Iannello

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