Africa Interdisciplinare, un sogno che può diventare realtà

STUDENTI E PROFESSORI UNITI PER COLLABORAZIONI CON COMUNITÀ E PAESI DEL TERZO MONDO

mani africa“Il nostro obiettivo principale non è una semplice attività di volontariato in Africa, ma un’esperienza formativa utile per scopi didattici e accademici, oltre che per una grande crescita emotiva e culturale”. E’ questa l’aspirazione alla quale puntano un gruppo di studenti e professori del nostro Ateneo che vorrebbe arrivare nel ‘continente nero’ per creare una nuova frontiera nello scambio culturale a livello universitario.

Tutto inizia da una semplice idea di uno studente di Medicina, Luca Magnani. “Da tempo nutro il desiderio di conoscere da vicino le realtà del Terzo Mondo e, cercando un modo per farlo, sono venuto a conoscenza di alcuni progetti attivi in diversi atenei, fra cui quello di Modena e Reggio Emilia, in collaborazione con la Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo (Dgcs). Così ho pensato a quanto sarebbe bello – continua Luca – se anche a Parma ci fosse la possibilità di creare dei gruppi di studenti, organizzati e coordinati dall’Ateneo, che condividano un’esperienza nei paesi in via di sviluppo.”  Dopo averne parlato con il rappresentante degli studenti Matteo Ulivieri, che si è subito sentito personalmente coinvolto in quest’idea, è cominciata la mobilitazione di altri studenti che hanno lo stesso sogno, e di professori che vogliono sostenerli. Lunedì 17 novembre sei studenti e due docenti dell’Università di Parma, il dottor Leopoldo Sarli e la dottoressa Lorella Franzoni, si sono riuniti per cominciare a dar vita al progetto ‘Africa interdisciplinare’, con l’intenzione di coinvolgere tutti gli studenti dell’Ateneo.

 

UN’ESPERIENZA FORMATIVA – Sono tante e notevoli le idee che stanno cominciando a prendere forma. Uno dei punti focali a cui si mira è la possibilità concreta di poter compiere viaggi in Africa affinché diventino materiale per lo svolgimento di tesi di laurea. Oltre ai viaggi all’estero, un’altra linea di azione prevede l’organizzazione di attività a Parma e a spiegarlo è proprio Matteo Ulivieri: “Parma è una città multietnica e dobbiamo approfittarne. Vorremmo che gli studenti possano entrare in contatto anche con la realtà delle comunità straniere presenti a livello locale, senza dover per forza attraversare il continente”

 

UNA MISSIONE PER TUTTI – “Tutti possono fare un’esperienza come quella che vogliamo proporre – spiega il professor Leopoldo Sarli, direttore del Centro Universitario per la Cooperazione Internazionale (Cuci) e parte attiva di numerose missioni in Africa – quello dello studente che decide di partire è un percorso che comincia da una sua precisa volontà e riflessione. Il ragazzo matura un’idea, si informa e decide. Sono previsti, poi, degli incontri di preparazione dove si spiega lo scopo della missione. A gennaio partiranno cinque studenti di Infermieristica e già abbiamo fatto un incontro con loro”. Sono 30 i ragazzi che, fino ad oggi, hanno preso parte ad alcune missioni in Africa, tutti di scienze infermieristiche”. La novità è nell’aprire la possibilità di partecipare a un’esperienza in un territorio sconosciuto a tutti i ragazzi di tutti i corsi di laurea; le competenze che richiede una missione – continua il dottor Sarli – sono tante e diverse: ogni studente potrà mettere in pratica le proprie specialità e compiere un percorso in linea con il proprio ambito di studio“.

 

COME AFFRONTARE L’AFRICA – Chi prende l’aereo e parte, alla volta di un nuovo mondo, scavalcando i confini del proprio Paese, cosa si trova davanti? Può far paura la diversità, può far paura la distanza dalle proprie tradizione e dalla propria casa. “Ma una volta là, ci si accorge che nulla è così tanto distante da noi – racconta Sarli – ci si abitua a comprendere che il diverso non è poi così diverso. Quello che lo studente deve comprendere è il significato di cooperazione: non siamo una civiltà superiore che porta aiuto ad una civiltà inferiore. Siamo un popolo fortunato che scambia le sue risorse economiche con risorse culturali appartenenti a un mondo che non conosciamo. La cooperazione è uno scambio culturale“. Il Senegal è la meta attuale delle missioni degli studenti, ma tante sono le idee in cantiere: Mozambico ed anche territori fuori dall’Africa, come la Birmania. “Per 15 o 30 giorni – continua Sarli – chi parte ha la possibilità di entrare nel cuore di una civiltà; lo studente può fare ricerca, raccogliere materiale per la tesi, ma anche fare amicizie. Questa è un’esperienza prima di tutto umana. Il più bel ricordo che serbo, di tutte le missioni che ho fatto, è quello del legame creatosi con un migrante senegalese, venuto poi in Italia”.

 

CUCI – Il progetto ‘Africa Interdisciplinare’ potrà essere definito figlio del Centro Universitario per la Cooperazione Internazionale, che organizzerà presto un incontro per mettere a conoscenza di quest’idea tutti gli studenti e i docenti dell’Università di Parma.”In pochi conoscono il Cuci – sottolinea il dottor Sarli –: è un centro che vuole favorire l’incontro interdisciplinare di persone interessate ad attività di cooperazione e vuole fare ricerca usando proprio esperienze cooperanti”. Un altro appuntamento importante sarà quello che vedrà nove medici provenienti da diversi paesi dell’Africa tenere seminari non solo scientifici, ma anche economici e sociali. “È un’occasione imperdibile – continua il professore –, uno di questi professionisti arriva direttamente dalla Sierra Leone e sarà molto interessante poter sentire la testimonianza di chi vive l’allarme ebola in prima persona. Nessuna preoccupazione a riguardo, né per chi va né per chi viene, tutte le norme previste dal Ministero della Salute sono applicate rigidamente: il nostro ospite è stato in isolamento per i 20 giorni previsti e una volta qua sarà preso in carico dal servizio di Medicina Preventiva dell’Ausl”.

di Martina Falzone, Fiorella Guerra e Iosetta Santini

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