Marco Pipitone: “La musica? Una passione con cui crescere insieme”

DEEJAY "RIGOROSAMENTE ROCK", GIORNALISTA E NON SOLO: I MILLE VOLTI DELL'ARTISTA PARMIGIANO

0-marco-pipitone_thumbAll’anagrafe è Marco Pipitone e almeno sul nome siamo sicuri. Per il resto, come definirlo? Deejay senza dubbio, anche se “rigorosamente rock”, dice lui. Poi è anche giornalista per la Gazzetta di Parma e il Fatto Quotidiano, fotografo per lo Csac, organizzatore di una rassegna annuale a tema mortuario e convinto sostenitore che il disco ideale abbia “nove tracce, quattro sul lato A e cinque sul B”. Insomma una di quelle personalità eclettiche, difficili da inquadrare. Tanto vale lasciargli subito la parola.

Che cosa l’ha spinta a fare il dj?

“La mia storia è quella di molti altri deejay e musicisti in generale. La musica è una passione che si coltiva fin da piccoli, devi proprio crescerci insieme. Per dire, alle feste di compleanno dei bambini di solito le canzoni sono quelle propriamente infantili; alle mie invece volevo i cd dei miei fratelli più grandi. Crescendo poi mi sono capitate opportunità che mi hanno permesso di trasformare questa passione in qualcosa di più”.

Com’è finito a fare il giornalista?

“Per me fare il giornalista è un’estensione della passione per la musica, dato che mi occupo soltanto di questo argomento. In realtà, però, la prima rivista con cui ho collaborato si rivolgeva a tutt’altro campo: si trattava di Oltre Magazine, dove ‘oltre’ è da intendere come oltre la vita, aldilà. Era una rivista nell’ambito della funeraria e dei cimiteri, per la quale curavo una rubrica dedicata alla stelle del rock passate a miglior vita. Da lì ho continuato a scrivere, ho fatto il patentino da pubblicista e ora collaboro con la Gazzetta di Parma e il Fatto Quotidiano”.

Un parere sul circuito musicale alternativo a Parma?

“Innanzitutto c’è da dire che a Parma la musica moderna è soprattutto quella un po’ commerciale, si seguono molto le mode senza avere un’autentica tradizione di ‘alternativa’ a differenze ad esempio di Modena, molto ricca da questo punto di vista. Detto ciò, alcune piccole realtà storicamente ci sono state, mi viene in mente la discoteca Onirica negli anni Novanta che è stata un gioiello di musica alternativa. Comunque il sottobosco delle band parmigiane è molto movimentato, seppur ristretto”.

Non solo dj-set: cosa sono le serate d’ascolto?

Purtroppo tra le nuove generazioni, i ‘millennials’ diciamo, vedo che la musica rock è diventata quasi un genere di nicchia. Secondo me vuol dire rinunciare a un pezzo importante di storia della musica e della cultura giovanile che fu, quindi per far conoscere e quasi riportare in auge questo genere organizzo delle serate di cultura musicale, nelle quali anziché ballare si ascoltano pezzi classici del rock debitamente introdotti, spiegando in breve sia la storia della band o del cantante e il sottogenere a cui appartenevano”.

E invece di cosa parla la rassegna ‘Il rumore del lutto’?

“Nasce nel 2007 con Maria Angela Gelati, storica contemporaneista e tanatologa, cioè una studiosa della morte nei suoi vari ambiti. Si tratta di una rassegna di eventi sul tema della morte che si svolge a cavallo tra ottobre e novembre, in contemporanea con la festa dei morti e la celebrazione cristiana dei defunti. L’idea è proprio quella di completare e integrare questa festività, affiancando alla ritualità privata e religiosa l’arte, lutto2il teatro e la musica. Il successo è stato straordinario e molto oltre le nostre stesse aspettative, visto che il tema di solito è trattato con un certo timore reverenziale. Dal singolo evento del 2007 siamo arrivati l’anno scorso ad averne in programma 35 e siamo stati imitati da molte rassegne in altre parti d’Italia“.

Cosa consiglia a un giovane con ambizioni musicali o culturali?

“Se un giovane ha oggi il sogno della musica e dell’arte gli dico di inseguirlo a tutti i costi, anche senza l’obiettivo di riuscire a farne un lavoro. Io per primo mi guadagno da vivere lavorando al Csac nel laboratorio fotografico e la musica e l’attività da deejay rimangono prima di tutto una passione. Però, specie per l’attività del deejay, voglio chiarire una cosa: oggi il deejay è un po’ la nuova rock-star, è una figura in cui il lato da personaggio stravagante e popolare sopravanza quello musicale. Vedo molti giovani voler diventare deejay per essere dei personaggi idolatrati. Ecco, voglio dire che questo è sbagliatissimo: un deejay, così come qualsiasi altra figura musicale, deve prima di tutto amare e conoscere la musica, amarla al punto di non essere mai stanco di studiarla e di apprendere cose nuove per soddisfare una curiosità e una passione interiore, prima di tutto”.

Parma è una città per giovani?

10417502_10204952473557285_2195876591547617804_n-600x350“Sì, devo riconoscere che Parma oggi è una città per giovani, più di quanto fosse alcuni anni fa. Ci sono molte realtà attive, a livello di locali, concerti e altre cose. È una scena parecchio in fermento e vedo tanta voglia di offrire opportunità di divertimento ai giovani, soprattutto guardando altre realtà vicine come Reggio Emilia che da questo lato è stata surclassata da Parma. Secondo me la nostra città sta vivendo una sorta di risveglio culturale e mi auguro possa proseguire nei prossimi anni”.

Ha un messaggio per il futuro sindaco di Parma?

Favorire la cultura, sempre e comunque. Parma è una città d’arte e di musica, basti pensare al ruolo storico della musica lirica e del Teatro Regio. Spero davvero che la prossima giunta, a prescindere dal colore che avrà, non releghi in secondo piano la cultura”.

Ci vuol spiegare questa storia del disco ideale a 9 tracce?

“All’inizio è nato come gioco sul Fatto Quotidiano, dove terminavo ogni mio articolo con una selezione di nove brani. Col tempo poi ha avuto una ‘migrazione live’, è diventato un format per le mie interviste dal titolo “9 canzoni 9 … di Marco Pipitone” dove grandi e piccoli artisti della scena musicale si raccontano attraverso nove canzoni. Ritengo che nove canzoni siano un numero congruo per definire un disco, con 4 sul lato A e 5 sul lato B, a mio parere non servono altre per dargli una sua personalità, una sua ‘anima musicale’”.

 

di Andrea Prandini

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