Giancarlo Izzi, dai bambini ai donatori: quando la cura va oltre la malattia

40 ANNI IN PEDIATRIA ED OGGI ALLA GUIDA DELL'AVIS: UNA VITA PER LA MEDICINA, TRA TRAGUARDI E NUOVE SFIDE

Una vita dedicata alla cura dei bambini, come testimoniano i 40 anni di lavoro nel reparto di Pediatria e oncoematologia dell’Ospedale di Parma, di cui nel 1997 è divenuto primario. Giancarlo Izzi, oggi presidente dell’Avis comunale, è noto ai più per aver prima immaginato, poi dato vita al progetto dell’Ospedale dei bambini di Parma, realtà unica nel suo genere che riunisce al suo interno tutto ciò di cui i piccoli malati hanno bisogno, compresa una batteria elettronica fatta arrivare per un giovane paziente musicista.
Fedele all’elegante accoppiata giacca e cravatta, sempre indossata sotto il camice “fin dai tempi della prima media”, Izzi ci raggiunge per una chiacchierata in un bar dell’Oltretorrente.
Davanti a un caffè, ci racconta quale approccio si nasconde dietro la sua famosa frase “Non tutto del bambino malato, è malato“. “Negli anni ’80 – ricorda – ero un giovane medico con il compito di curare bambini con gravi patologie e mi sono accorto che le nostre risposte come struttura sanitaria erano tutte rivolte alla malattia, non al paziente. Io come medico in fin dei conti curavo solo una parte di loro”. Con il tempo, osservando i bambini e il loro mondo, il dottor Izzi si è reso conto che “avevano una ricchezza, una vita altra rispetto alla malattia”. Da quel momento, ha sempre seguito la sua intuizione per fare in modo che l’ospedale non fosse più solo “il luogo delle terapie” bensì quello dove i bambini vivono la malattia. “E per far questo dovevo rendere la struttura accogliente anche per la parte non malata di loro”.
Il vecchio reparto di Pediatria di Parma risaliva al 1926 e, seppur gradevole, non era il posto ideale per accogliere un progetto rivoluzionario. “Nel 2000 l’allora direttore generale Venturi ci chiese quale ospedale avremmo voluto per gli anni 3000”, racconta Izzi, che dopo lunghe ricerche con la sua squadra, concluse “l’unica cosa che siamo sicuri che ci sarà sempre sono i bambini”. La medicina, infatti, fa passi rapidissimi e ogni giorno ci sono nuove tecnologie che non si possono prevedere. A quel punto, continua il dottore “abbiamo cominciato a sognare l’Ospedale dei bambini: un luogo dove la terapia del bambino fosse incentrata su di lui, dove poter trovare riuniti tutti i professionisti giusti al momento giusto”. “Forse i cittadini non se ne accorgono o non l’hanno percepito – afferma – ma dal 2012 è cambiato il modo di fare la pediatria a Parma, e questo è un percorso innovativo che avviene soltanto qui“.

L'Ospedale dei bambini di Parma

L’Ospedale dei bambini di Parma

Un altra novità, particolarmente importante per Izzi è stata l’idea di introdurre un gruppo di lavoro di parigrado e non organizzato in maniera gerarchica con il primario al vertice. “Ho sempre investito e creduto molto nelle persone. Volevo potermi fidare dei miei colleghi e condividere con loro idee, non imposizioni”, afferma. “Tutti, da chi fa le pulizie a chi dà le medicine, sono importanti nella cura del bambino. E il primario non è più il centro dell’universo, ma una figura che si prende l’impegno di coordinare tutte le altre. Ognuno fa la sua parte, secondo le sue responsabilità.”

Negli anni il sistema sanitario ha subito dei cambiamenti sostanziali, così come il mestiere di medico. Accanto a certi traguardi ci sono quelli, importantissimi, raggiunti delle cure. Se, tempo fa, gli oncologi accompagnavano a fine vita la gran parte dei pazienti, oggi, come spiega Izzi “di tutti i tumori dell’area pediatrica, 8 malati su 10 sopravvivono e 9 bambini su 10 malati di leucemia, superano la malattia“.

Da febbraio 2017, a due anni dalla pensione, Izzi è il nuovo presidente dell’Avis comunale di Parma. “L’Avis è sempre stata una realtà importante per me quando ero medico. Potevo rassicurare i miei pazienti dicendo che a Parma eravamo attrezzati qualora ci fosse stato bisogno di sangue.” Ma Izzi non si limita a fare “il presidente delle premiazioni e degli eventi”: con il consiglio direttivo ha infatti pensato di riprogettare l’associazione allargando l’interesse generale non alla sola quantità di sangue raccolto. Ancora una volta, Izzi vuole puntare sulle persone: “Il donatore ci dà il sangue, il suo è un impegno, una scelta di stile di vita che travalica ciò che raccogliamo. Il dono, unico e irripetibile, è un bene assoluto”.

Il passaggio di testimone alla guida dell'Avis di Parma

Il passaggio di testimone alla guida dell’Avis di Parma

E il presidente non si lascia scoraggiare dal calo di interesse che sembra avere interessato l’Avis negli ultimi anni: “Non è l’Avis a essere in difficoltà, è la società che è in difficoltà – risponde Izzi -. Una società senza donatori (a Parma sono circa 6000) ha solo interessi egoistici, mentre una comunità con tanti donatori è formata da persone che fanno buone scelte di vita e quindi è migliore. I donatori sono persone credibili, si autoregolano, hanno un senso di socialità alto e partecipano attivamente alla vita della collettività perché ci permettono di vivere senza l’assillo di dover trovare sangue in occasioni di emergenza.” Per questo l’Avis si prende cura dei suoi donatori, li organizza e fa in modo che le donazioni avvengano in totale sicurezza, anche se “negli ultimi tempi si ha la sensazione di essere dati per scontati”, sottolinea Izzi con una punta di amarezza. “Se non c’è visibilità nell’animo e nel mondo di tutti, è difficile continuare a trasmettere l’importanza di quello che facciamo.”

A proposito di temi di attualità, abbiamo chiesto a Izzi la sua posizione sulla questione No Vax. Non è tardato ad arrivare un secco ‘rimprovero’ per quei genitori che si fanno alfieri di questa scelta, esponendo i loro figli a rischi altissimi per la salute. “Anni fa – ricorda il dottore – di certe malattie si poteva anche morire”. Sottolinea, inoltre, come sia drammaticamente falso che le grandi aziende farmaceutiche tengano in piedi la produzione di vaccini solo per interessi economici: “Alla Big Pharma conviene di più vendere a caro prezzo il suo rimedio per curare la malattia piuttosto che produrre grandi quantità, a basso costo, del vaccino che evita che le persone si ammalino”.

 

di Jacopo Orlo ed Emma Bardiani

 

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