Sono 2000 i Testimoni di Geova a Parma, ma cosa si sa di loro?

CREDONO VICINA LA FINE DEL POTERE DELL'UOMO, NON VOTANO E A CHI LI VEDE COME UNA SETTA RISPONDONO: "E' LA BIBBIA A CAMBIARE LE PERSONE"

Testimoni GeovaSpesso di sa poco di loro, se non che ogni tanto bussano alle porte delle case offrendo libri, riviste e una lettura nuova della Bibbia. Altre volte si posizionano in punti strategici delle città cercando di fermare i passanti. In molti casi vengono allontanati con un sorriso, spesso con fastidio. Parliamo dei Testimoni di Geova, un movimento religioso fondato nel 1870 in Pennsylvania da Charles Taze Russell che ad oggi, secondo il Corpo direttivo dei Testimoni di Geova, conta circa 8.300.000 di membri in tutto il mondo. Hanno un unico sito ufficiale di riferimento, Jw.org, disponibile in centinaia di lingue, e che vuole essere un mezzo per diffondere i valori di amore e fratellanza presenti nelle scritture bibliche.

Nel corso degli anni non sono mancate le critiche e le controversie nei confronti di questo movimento, mosse sia da questioni dottrinali che da innumerevoli episodi di violenze avvenuti all’interno di congregazioni in tutto il mondo. Ma conosciamoli meglio.

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Sala del regno dei Testimoni di Geova di via Reggio

ORGANIZZAZIONE E VALORI DI UNA CONGREGAZIONE - A raccontare della comunità dei Testimoni di Geova a Parma, con la Bibbia a portata di Ipad, è Daniel, membro anziano di congregazione dell’Associazione Testimoni di Geova di Via Reggio, aperta in città nel 2012, che mette in chiaro dall’inizio: “É tutto basato sulla Bibbia“. I membri anziani come lui sono figure di riferimento (non stipendiate) che, dopo un percorso di anni, assumo il ruolo di guidare spiritualmente i fedeli della congregazione nelle adunanze. Gli anziani “devono avere diverse qualifiche spirituali: sposare una sola moglie, essere di mente sana, ordinati, ospitali, qualificati per insegnare, non amanti del denaro. Tutto questo è scritto nella Bibbia e noi ci atteniamo ad essa”. Lo conferma anche Riccardo Zarattini, referente dell’ufficio informazione pubblica dell’Associazione dei Testimoni di Geova di Parma Oltretorrente, nata nel 1991. “Non si può parlare però di gerarchie: gli anziani non sono dei capi, semplicemente coordinano le attività e gestiscono i fondi”. Accanto a loro esiste una figura esterna, quella del ‘sorvegliante’, che in determinati periodi dell’anno visita la congregazione per assicurarsi che tutto funzioni come dovrebbe. Durante le adunanze, che avvengono due volte alla settimana in luoghi appositi, le cosiddette Sale del Regno, “si parla di temi sociali alla luce della Bibbia: l’immigrazione, le famiglie che si disgregano; poi studiamo i testi biblici commentando i versetti”, racconta Daniel. L’altra parte dell’attività consiste nei giri di predicazione. “Per quelli ci organizziamo di solito il sabato mattina – continua l’anziano -. In due dividiamo le zone dove predicare di casa in casa, o prendiamo appuntamento per visitare coloro che ci aspettano. Cerchiamo di coprire più territorio possibile, spartendoci le varie zone di Parma”. I fedeli sono tenuti a presentarsi sempre alle adunanze e a predicare, ma “ognuno è libero di trovare un po’ di tempo per svolgere questo compito”.

SvegliateviMa in cosa credono i TdG?  Si definiscono cristiani, ma rifiutano la Trinità, il simbolo della croce e l’immortalità dell’anima. Fanno riferimento agli Atti degli apostoli, secondo il ripristinato cristianesimo del primo secolo. Geova viene ritenuto il nome proprio di Dio, che ricorre più volte nella Bibbia.
Nel quotidiano aderire al credo comporta alcune regole e comportamenti a cui attenersi. “Noi non fumiamo, non ci diamo al gioco d’azzardo o ad altre attività discutibili e illegali. Come dice la Bibbia, si indossa una nuova personalità, lasciandosi alle spalle i panni di prima“, continua Daniel. E se qualcuno non rispetta tutto ciò? “Quando un fedele commette un peccato viene invitato a parlare con gli anziani. Si cerca di farlo rimanere, ma deve dare prova che si è pentito di quello che ha fatto e promettere di non farlo mai più, altrimenti viene scomunicato. Ma può sempre tornare”. “Se entri a far parte della nostra comunità sai che devi seguire certe regole – conferma Riccardo -, si tratta di coerenza e di conservare la reputazione di una congregazione”. Particolare è l’approccio della comunità agli aspetti della vita pubblica come i diritti e i doveri dei cittadini. “Noi non votiamo – racconta, ad esempio Daniel – “rimaniamo fuori dalle faccende del governo. Ma ovviamente paghiamo le tasse. Semplicemente siamo neutrali in tutto, politicamente e non solo. Anche in campo religioso, non ci mettiamo contro nessuno ma non abbiamo nessun rapporto con la chiesa papale. Loro non ci hanno riconosciuti ma lo Stato italiano sì. Anzi, l’Italia è l’unico paese nel mondo dove c’è una Sala del regno in un carcere, a Bollate”. I TdG hanno un’idea ben precisa anche per quanto riguarda i rapporti fra uomo e donna all’interno della congregazione e della famiglia. “Le donne non possono diventare membri anziani - spiega Riccardo – possono solo svolgere l’opera di predicazione. Ciò è scritto nella Bibbia. Non sono poste a un livello inferiore, semplicemente hanno ruoli diversi. Inoltre – aggiunge – sono subordinate alle decisioni del marito, il capofamiglia. Non è visto in senso dispotico, semplicemente dal punto di vista scritturale l’uomo ha un’autorità e un potere decisionale superiore. Più in alto del marito vi è solo Dio”, aggiunge.

UNA “SETTA”? - Tra le critiche rivolte ai TdG c’è chi li considera di fatto una setta. “Ci accusano di fare il lavaggio del cervello – risponde Daniel – ma noi ci limitiamo a studiare la Bibbia. E’ la Bibbia che cambia le persone. Forse parlano di lavaggio di cervello perché siamo determinati ad avere la vita che abbiamo e non scendiamo mai a compromessi. Però anche quando accendi la Tv è un lavaggio di cervello. C’è chi ci odia e chi ci vuole bene, come tutti. Per esempio, ora in Russia, dopo 100 anni, siamo al bando. La chiesa ortodossa ha spinto il governo ha considerare illegale il nostro operato, perché a causa nostra perdono membri. La politica e la religione vanno sempre a braccetto. E per questo ci odiano, perché noi ci teniamo fuori da tutto questo”. Su questo aspetto controverso interviene anche Riccardo: “Sono accuse datate e infondate. Veniamo criticati solo perché siamo coerenti con quello che crediamo e per la precisione con cui applichiamo i principi biblici”. Ma regole così rigide non possono creare un ambiente opprimente? “Io non ho mai avvertito un clima ostile – risponde Riccardo -. Tutti gli insegnamenti della Bibbia portano amore e mitezza. Nelle congregazioni c’è sempre un clima buono, diverso da quello che c’è all’esterno. Non è assolutamente un terreno fertile per coercizioni“.

Testimoni GeovaTESTIMONI DI GEOVA A PARMA: QUANTI SONO? - La comunità dei TdG a Parma conta circa 2000 “effettivi”, ma in tanti arrivano anche da altre zone. A questi si aggiungono tutti i membri delle congregazioni “che non sono ancora stati battezzati”: per potersi dichiarare TdG, infatti, si deve aver dato prova di essere spiritualmente pronti, dopodiché si può procedere col battesimo, che avviene quando la persona decide di farlo. I battesimi si svolgono durante i congressi che riuniscono migliaia di membri da tutta la provincia: è una totale immersione in acqua che “dà inizio pubblicamente alla tua vita come testimone di Geova”.
Le congregazioni di Parma sono circa una ventina, alcune di lingua italiana e altre straniere, e al loro interno si svolgono diverse attività. “Per esempio visitiamo i campi profughi, chiedendo di poter lasciare le nostre pubblicazioni in qualsiasi lingua; studiamo la Bibbia con chi vuole, anche se in molti centri non è concesso – spiega Daniel – e andiamo anche nelle carceri“. Diverse attività dunque, che coinvolgono varie etnie e lingue: il centro in via Reggio raccoglie infatti anche parlanti spagnoli, francesi, inglesi e amarici, mentre la comunità in Oltretorrente accoglie albanesi, russi e rumeni. In più le congregazioni si occupano di raccogliere fondi per stampare nuovi libri (ceduti gratuitamente), sostenere le famiglie in difficoltà e finanziare i missionari in tutti i paesi. I fondi arrivano dalle “offerte volontarie dei nostri membri – afferma Daniel – non facciamo collette, non c’è nulla di obbligatorio“.

CONVERSIONE A GEOVA: UNA TESTIMONIANZA -  Entrare a far parte dei Testimoni è una pratica lunga e complessa, soprattutto per chi, al contrario di figli di già praticanti, decide di convertirsi in età adulta. É questo il caso di Cecilia Galardi, parmigiana quarantenne della congregazione Parma est che si è avvicinata al credo di Geova dopo il liceo. “Io sono cresciuta in una famiglia cristiana facendo tutte le tappe – racconta – ma già quando ero piccola i Testimoni venivano a suonare a casa. A 20 anni, durante uno di questi incontri, ho cominciato a fare delle domande e loro mi rispondevano usando la Bibbia, cosa che colmava il mio bisogno spirituale che la Chiesa cattolica non riusciva a riempire”. Spesso è di questo che si tratta: di una necessità interiore che viene soddisfatta, in maniera consapevole e, soprattutto, volontaria. “La cosa bella è che alla conclusione ci arrivavo io. Non mi facevano il lavaggio del cervello – prosegue Cecilia –. Leggendo il testo avevo delle piccole epifanie e capivo tante cose confrontando i versetti tra loro, perché la Bibbia non si contraddice mai e, anzi, si completa. Mi sono anche resa conto dei tanti inganni del pensiero cattolico”. Come lei, secondo quanto riferisce Daniel, sono molti i cristiani che si avvicinano “per capire meglio il Testo; noi cerchiamo di offrire più coerenza rispetto alla Bibbia”.

GeovaIl percorso di Cecilia è stato lungo. “Frequento la comunità da un ventennio, ma per arrivare alla mia militanza effettiva c’è voluto molto. Mi sono sposata, mi sono allontanata a causa di tanti impegni, poi mi sono battezzata nel 2002 e da lì è cominciato l’iter di riconoscimento”. Si tratta infatti di un impegno a tempo pieno, tale da avere ripercussioni sulla propria quotidianità. “Ha cambiato radicalmente la mia vita e ha migliorato molti aspetti del mio carattere – confida Cecilia –. Queste norme mi hanno aiutato ad avere uno scopo e una felicità che altrimenti non avrei trovato. Tra noi ci consideriamo una grande famiglia, io ho un grande rapporto con quelli che sono i nostri fratelli e sorelle di fede”. Cecilia è riuscita a coniugare la sua scelta di fede anche col rapporto di coppia. “Mio marito non è un testimone – racconta – Lui non mi ha mai fatto opposizione e ci rispettiamo reciprocamente, poi è ovvio che mi manca non poter condividere con lui quella parte della mia vita. Bisogna trovare le giuste misure, come in tutti i rapporti. Per l’educazione di mio figlio, ad esempio, non ha causato problemi perché i principi biblici ti invitano ad avere delle norme morali per crescere i bambini con estrema serenità”.
E come vive suo figlio questa condizione? “Ha 11 anni e non è battezzato. Potrà scegliere se farlo o meno quando vorrà, senza nessuna imposizione. Nei Testimoni non c’è un’età stabilita, l’importante è scegliere con consapevolezza. É naturale che se il bambino è troppo piccolo non ha senso”. A differenza del cattolicesimo, dunque. Anche il catechismo non è previsto all’interno della comunità.

E per quanto riguarda i contributi? “Nessuno chiede soldi agli altri membri. Nessuno è costretto. Mai – risponde Cecilia –. In base alle circostanze e alla possibilità di ciascuno, possiamo scegliere se contribuire direttamente o meno”. Anche a Cecilia chiediamo perchè non votare. “Perché una scelta politica l’abbiamo già fatta ed è quella di Gesù, del regno di Dio – risponde -. Abbiamo deciso di non sostenere nessun tipo di governo. Ma è naturale che ne rispettiamo le leggi e paghiamo le tasse. Per fare un esempio, io vivo qua a Parma e rispetto la legge, però è come se io fossi in viaggio, in un altro paese. Se andassi a vivere in America, non frequenterei la vita politica americana anche se ne rispetto le leggi perché ci abito”. Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio, quasi. E forse presto sarà tutto nelle mani di Geova, secondo quanto asseriscono i Testimoni che credono imminente l’arrivo del regno di Dio. “Siamo convinti che adesso sia veramente prossimo per succedere – risponde Cecilia – per tutte le situazioni negative che ci sono nel mondo, per il disastro ambientale, politico, economico. Ormai siamo arrivati a dei livelli che proiettano la fine del potere dell’uomo e l’avvento del regno di Dio, stiamo arrivando ad un’implosione. Ed era stato preannunciato. Gesù non aveva lasciato dubbi sugli eventi che avrebbero portato alla disgregazione del potere, che porterà grandi rivoluzioni a livello sociale. Non ci sarà la fine del mondo, ovvio, ma sarà l’inizio di un grande futuro“.

Ma se c’è chi è contento di questa scelta di vita, c’è anche chi si è ritrovato immerso in una realtà claustrofobica e castrante dopo aver vissuto varie esperienze nelle congregazioni dei TdG. E le conseguenze a livello emotivo e sociale sono state devastanti. Diverse di queste storie faranno parte della seconda parte di questa inchiesta, che arriverà a febbraio. Restate connessi.

 

di Elia Munaò e Chiara Micari

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