LA SOCIETA’ DELL’INCONTRARIO

Come cambiano i ruoli sociali nell’era del 3.0

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Siamo in una società di vecchi che si sentono giovani o di giovani che non hanno più punti di riferimento per capire se sono un ibrido di bambino/adulto già vecchio? Lidia Rivera scriveva  nel suo libro Il paese dell’ incontrario, una frase oggi attualissima :” C’è un paese proprio strano, dove i bambini sono al governo e gli adulti vanno a scuola” L’abitudine sempre più frequente di utilizzare i Social network ha creato una generazione di Adolescenti e di giovani adulti in bilico tra una socialità ‘classica’, ovvero all’interno del gruppo dei pari, ed una socialità ‘in rete’,ma non è tutto. In realtà anche per chi predilige la frequentazione di amici ‘reali’, il gruppo spesso non è fonte di benessere e di sicurezza come accadeva in precedenza. Molti studi mettono in evidenza una recente e singolare tendenza a frequentare gruppi numerosi di coetanei piuttosto che ristretti con la conseguente perdita di qualità, quasi obbligata, nelle relazioni interpersonali. Emblematico è l’approfondimento nel SIMA nel 2017 dove emerge che le relazioni nel gruppo sono spesso di sfida, competizione, paura di deludere e non essere accettati e creano disagio. Cresce infatti la percentuale di chi dichiara di fare (spesso o occasionalmente) cose che non vorrebbe, anche malvolentieri, per adeguarsi alle decisioni. L’adolescente più che in passato soffre il confronto e la fatica ad assumersi la responsabilità delle sue scelte. Ragion per cui delega volentieri questa responsabilità al gruppo, nel quale si nasconde e annulla, pagando però un prezzo alto in termini di autonomia individuale, anche per la paura di poter essere escluso. Anche Il giovane adulto rispecchia questa fragilità psicologica. Capita infatti sempre più spesso che i luoghi d’incontro e le attività siano prima ancora che fisici Virtuali, trasformati in eventi con centinaia di partecipanti. Ci si muove in massa verso i luoghi d’aggregazione già prestabiliti e legittimati, talvolta solo per noia, altre per una necessità di essere certi di fare la scelta giusta e di essere tra quelli che contano, privandosi volontariamente di quello che è il simbolo dell’uscita giovanile, il pure e spensierato divertimento. Rischiano perciò di cadere nel conformismo delle mode, lasciandosi impregnare come spugne, piuttosto che costruire con fatica la loro libertà.

Matilde invece, giovane di 19 anni sportiva ed estroversa, ha un’idea particolare dell’amicizia sui social e alla domanda sul perché ha tanti amici su facebook risponde” Perché no? Se ho un profilo vuol dire che voglio essere visibile. E’ come se tenessi aperte le porte di casa e facessi entrare gli ospiti all’interno di una porzione della mia vita, è una forma diversa di ospitalità. ”

Altre volte la risposta alle pressioni di realizzazione sociale e di accettazione porta alla chiusura verso tutto il sociale. Questo fenomeno è sicuramente amplificato e alimentato dalla psicologia mediatica e all’universo virtuale creato dai videogiochi e da internet. Nasce il fenomeno del Hikikomori.Comparso in Giappone e fino a poco tempo fa sconosciuto, risulta quasi invisibile come i soggetti che ne soffrono ma comincia a colpire anche molti giovani italiani. In giapponese significa ‘stare in disparte’ e coinvolge in particolar modo gli adolescenti. La loro vita si svolge interamente in una stanza, la loro camera da letto. Si rifiutano di uscire di vedere gente e di avere rapporti sociali, giocano con i videogiochi e navigano su internet. In questo modo proteggono loro stessi dal giudizio del mondo esterno.

Il viaggio, un altro aspetto importante su cui riflettere . Viaggio come ricerca, apertura, avventura, rispecchiamento. In molti casi ha perso questa sua connotazione tipicamente giovanile da ‘zainetto in spalla’ Probabilmente c’è più conoscenza del mondo grazie a Internet, forse i giovani riescono a viaggiare di più dei loro genitori ma c’è un ma. Secondo uno studio promosso dal celebre sito di viaggi on line Expedia anche il modo di interpretare il viaggio è notevolmente cambiato. Principalmente è emerso quanto i giovani d’oggi siano meno avventurosi ed intraprendenti rispetto ai decenni scorsi e quanto siano per loro più importanti i commenti della gente sulla propria vacanza rispetto alla destinazione e alla cultura locale con cui si entra in contatto. Il 43% dei giovani, prosegue lo studio, è intimidito alla prospettiva di affrontare un viaggio da solo ed ha paura di correre dei rischi, per questo è in crescita il bisogno di sapere esattamente cosa li aspetta a destinazione. Se prima ci si immergeva in maniera totale nella tradizione del luogo senza sapere quasi nulla se non le informazioni di base, oggi si arriva nella meta prescelta già molto ben preparati dalla realtà virtuale poiché si possono trovare tutte le informazioni possibili in rete e nella maggior parte dei casi anche la scelta della destinazione di vacanza è influenzata dai social media.

E poi ce l’altra faccia della medaglia. In America li chiamano ‘Young Old’. E’ l’età in cui una volta si iniziava a pensare alla pensione. Adesso invece ci si lancia in nuovi progetti, si cambia vita, si trova il coraggio per provare nuove cose. Quasi adolescenti, ma esperti. Persone che reinterpretano la crisi di mezza età cercando di saltare la barricata dell’età anagrafica per dare uno strappo alla routine, riacciuffare gli anni persi e buttarsi in progetti dei quali prima si temevano le conseguenze. Darsi insomma una nuova occasione, magari facendo tesoro dell’esperienza e perché no di qualche soldo di più in tasca. Un fenomeno più diffuso di quanto si pensa che presenta caratteristiche e tonalità differenti. Si osservano adulti della fascia degli ‘anta’ che utilizzano gli stimoli per disseppellire sogni ed interessi mai perseguiti cercando di alleviare il senso d’ansia, come sostengono gli psicologi, attraverso un vero e proprio ‘break’. Per poi passare ad atteggiamenti quasi grotteschi ed esasperati che, con l’esperienza e la maturità c’entrano poco. La chirurgia estetica, le milf, i toy boy, lo sport fino a settantanni e le fidanzate ventenni, per non parlare delle feste fino a tarda notte. L’eterna giovinezza a tutti i costi è un fenomeno così presente nella nostra società che è stato fonte anche di produzioni cinematografiche come ‘Forever Young’ di Fausto Brizzi dove vengono condensati in un’unica pellicola tutti gli aspetti più significativi, in una visione tragicomica, della generazione dei nuovi vecchi. Se sei giovane sei ‘In’, se sei vecchio sei ‘out’, così recita simpaticamente il promo del film. Difficile dire se si tratta di un normale assestamento dovuto al modificarsi di molti fattori importanti nella nostra società e alla rivoluzione tecnologica che ha repentinamente mutato interessi e possibilità o l’inizio del ‘paese dell’incontrario ‘. Una cosa è certa, per il momento la confusione dei ruoli è talmente visibile da confondere a volte i genitori con i figli e da rischiare di non potersi più permettere di essere giovani o di invecchiare.

di Stefania Lucchini

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