Sono un ‘normale’ ragazzino autistico

Il dato del NIH racconta di una diversa consapevolezza sociale

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Quanti sono i bambini autistici nel mondo?
È questa la domanda a cui, ormai da qualche anno, tenta rispondere il National Institutes of Health, l’agenzia statunitense del dipartimento Della Salute e dei Servizi umani, che qualche giorno fa ha sfornato un dato più che interessante.

Uno su 41.

Prendendo in analisi circa 30 mila bambini statunitensi dai 3 ai 17 anni è emerso che, statisticamente, nel 2017 proprio come nel 2014, circa il 2.14% di loro soffre di disturbi dello spettro autistico.
Il dato, quasi raddoppiato rispetto a quello del 2010 (1.46%), risulta interessante proprio perché racconta un assestamento dei numeri, un livellamento dei casi da circa tre anni ad oggi.
“Il cambiamento dei criteri diagnostici – si dice nel verbale nella ricerca di una spiegazione -, un aumento della consapevolezza pubblica e un numero maggiore di bambini visitati dagli specialisti sono tutte possibili cause dell’aumento dei casi documentato in precedenza”.

Cosa dice quindi, in realtà, questo studio statistico?

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Dice che probabilmente la percentuale dei soggetti affetti da questo disturbo è da sempre vicina a quella attuale, con la differenza che oggi, nel 2018 (anche se lo studio è stato condotto fino al 2017), la consapevolezza sociale è maggiore.
Le famiglie riescono a individuare con maggiore facilità i bambini con questa problematica, e a rivolgersi con più frequenza agli specialisti, che a loro volta sono dotati di strumenti e capacità maggiori rispetto al passato.

Non sono nati più bambini autistici (e il corsivo è d’obbligo dato che non si tratta di una malattia congenita), semplicemente se ne riconoscono più frequentemente e più facilmente le caratteristiche che ne permettono il riconoscimento.

È un dato sociale, prima di tutto, che aiuta a definire meglio un comportamento, che fa in modo che i bambini con questa problematica non vengano più etichettati come mostri o come posseduti, ma semplicemente affetti da una problematica che non è poi così surreale.

Se non credete a me, non potrete non credere a chi nella sua normalità ci crede davvero: la storia raccontata in ‘Atypical’, una delle ultime serie Tv targate Netflix, è davvero una storia normale.

di Pasquale Ancona

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