Dare un taglio e regalare un sorriso con la donazione dei capelli

A PARMA ANCORA NESSUNA ADESIONE PER IL PROGETTO DEDICATO AI PAZIENTI ONCOLOGICI

bambina cancro Cornovaglia. Ragazzina di 14 anni si rasa i capelli per donarli ad un’associazione che si occupa di fornire parrucche per bambini malati di cancro. La preside la sospende e la costringe a coprirsi il capo fino alla ricrescita. È questo uno degli ultimi casi che hanno fatto risaltare sulle pagine della cronaca internazionale il tema della donazione di capelli per pazienti oncologici.
Per qualcuno si tratta solo di capelli, ma non è così. Tutto ciò che fa parte della riabilitazione nella sua totalità e della ripresa da una malattia come il cancro, attraversa vari livelli. L’idea della parrucca dà sicurezza personale e crea continuità dell’immagine del proprio corpo prima e dopo aver affrontato la malattia. Da questa idea nascono anche in Italia associazioni che si occupano della donazione di capelli. Una di queste è ‘Un Angelo per Capello‘ composta da volontari e da professionalità in campo medico, sociologico e psicologico. Lo scopo è fornire parrucche pronte e di buona qualità ai malati che non hanno le risorse economiche per comprarle. Con un gesto gratuito, i propri capelli tagliati diventano un aiuto concreto dal valore di 400/500 euro a prodotto finito, come si legge nel sito dell’associazione.

Banca dei capelliCOME FUNZIONA LA DONAZIONE – Nello stesso ambito opera anche la ‘Banca dei capelli‘ con il progetto ‘Contro il cancro mettici la testa’ che, grazie ai circa 30 chili di capelli che l’associazione riceve ogni mese e mezzo, mette a disposizione dei pazienti parrucche organiche e inorganiche. È il presidente Franco Chimienti a spiegare come avviene la donazione: “Donare è semplice. Basta andare da un parrucchiere, ma una persona può farlo anche a casa sua, tagliando una ciocca raccolta o una treccia di almeno 25 cm di lunghezza. I capelli non devono essere bagnati né meshati, al massimo se tinti, di un’unico colore – precisa  Chimienti -. Poi si possono spedire in busta di plastica normale alla Banca di Capelli senza bisogno di raccomandata. Noi dopo facciamo da convogliatori: riceviamo e giriamo ad un’azienda di Palermo che si occupa della produzione. Anche ottenere la parrucca non è difficile, ci si può mettere in contatto direttamente con questa ‘banca’, anche tramite Whatsapp, fare richiesta, sceglierla attraverso foto e il giorno seguente ricevere la propria parrucca gratuitamente.” Per accertare la condizione di beneficiario, è richiesta da parte dell’associazione una certificazione medica a prova della perdita di capelli dovuta alla patologia neoplastica.

TRA SCOPI BENEFICI ED ESIGENZE ECONOMICHE – La produzione delle parrucche avviene quindi attraverso aziende specializzate. Lo scorso anno l’attività della raccolta di capelli era stata al centro di polemiche riguardanti il guadagno economico di un’azienda di Bari (che allora si occupava della produzione delle parrucche) e l’intento benefico dell’iniziativa. “L’azienda – spiega il presidente – ci ha chiesto un riconoscimento economico minimo per il loro lavoro che noi, come associazione di volontariato, non ci possiamo permettere. Giustamente – aggiunge – L’azienda per quanto possa mettersi una mano sul cuore, deve fare l’azienda. Per noi diventa fondamentale che ci siano e in quanto aziende spero anzi guadagnino più che possono, per non interrompere il rapporto”. Per sopperire alla necessità dell’azienda, la Banca dei Capelli spera di riuscire a costruire una triangolazione tra parruccai esperti, le donazioni e il progetto ‘Made in Carcere‘, che da 15 anni permettere alle detenute di lavorare. Tra pochi giorni si terrà infatti l’incontro con la responsabile del progetto per stabilire i dettagli della collaborazione.

Sia per un donatore privato che per una parrucchieria che vuole aderire all’iniziativa, è molto facile donare ed è possibile farlo anche senza essere associati. Un gesto semplice ma dal grande significato, come sottolinea Chimienti. “Aldilà della parrucca, ci sono storie di sensibilità che sarebbe un peccato perdere: 900 chili di capelli donati, lettere su lettere di accompagnamento che sono poesie distillate. Dietro c’è un mondo e il cuore degli italiani si dimostra sempre grande in queste occasioni”.

Donazione capelliIL“BUCO” PARMENSE – Reggio Emilia, Carpi, Scandiano. Sono questi i luoghi più vicini a Parma dove è possibile donare alla Banca del Capello. In città, infatti, non vi sono negozi che hanno aderito alle campagne di sensibilizzazione, né siti dedicati alla raccolta. Parlare con alcune parrucchierie del centro ha chiarito possibili motivazioni di questo vuoto, a partire dalle più semplici. “Anche se partecipassimo, non riusciremmo comunque a contribuire – dice ironicamente Maria – le parole d’ordine dei clienti sono sempre le stesse: ‘solo una spuntatina!’”. Ma la mancanza di materia prima non è l’unico fattore da tenere in considerazione. Basta infatti parlare con pochi specialisti del settore per capire che il vero problema che forse ha portato Parma, come altre città, a non avere negozi aderenti all’iniziativa, è la mancanza di informazioni. Soprattutto per quanto riguarda il taglio e la conservazione dei capelli: molto spesso si ha l’idea, sbagliata, che il tutto richieda un procedimento specifico. Stella, ad esempio, parrucchiera da più di 20 anni, si dichiara interessata a sostenere il progetto a condizione che si possa fare “senza dover tagliare capello per capello, altrimenti…”. La difficoltà immaginata è tale che più di una parrucchiera si è detta disponibile a patto che le si spieghi come si fa. In realtà il lavoro dei parrucchieri è semplice: l’unica vera richiesta, al di là della lunghezza, è di non far cadere a terra i capelli per poi spazzarli via.

Tra chi invece è favorevole alla raccolta benefica dei capelli, c’è Stefania, parrucchiera di via D’Azeglio da 25 anni, che pur ammettendo che “non ne sa molto”, la giudica “una bella idea”. “Oggi si ricicla di tutto, perchè non i capelli?”. Sempre in merito all’argomento, propone orari di raccolta, come accade per i rifiuti, o addirittura l’idea di donazioni “a richiesta”, magari organizzando tagli e raccolte “nel momento in cui c’è effettivamente una persona bisognosa di parrucca, collegando direttamente la domanda all’offerta”.

Nonostante il progetto della Banca dei capelli abbia ancora una piccola dimensione, i miglioramenti sono in corso: la partnership con Made in carcere e le numerose donazioni, di capelli e in denaro, potrebbero rendere in un futuro prossimo tutto il processo produttivo a costo zero, accrescendo così il numero di parrucche donate annualmente a chi ne ha bisogno.

 

di Gloria Falorni e Giulia Moro

1 Commento su Dare un taglio e regalare un sorriso con la donazione dei capelli

  1. Vorrei donare i miei capelli sono ricci e abito a Reggio Emilia c’è un posto qua in città o nella provincia dove posso portare personalmente?
    Grazie!

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