A Strasburgo con furore: delegazione Unipr a tu per tu con l’UE

VIAGGIO ORGANIZZATO DA SSU PER 50 STUDENTI

Toccata e fuga a Strasburgo per  50 studenti dell’Università di Parma, che hanno avuto la fortuna di battere sul tempo almeno un centinaio di altri candidati partecipando così alla terza edizione del viaggio, organizzato dalla Sinistra Studentesca Universitaria,  per conoscere meglio le istituzioni europee della ‘capitale d’Europa’.
L’esperienza è davvero un’occasione da sfruttare: il viaggio in pullman è offerto dall’Università ed è aperto a tutti i corsi, pernottamenti e ingresso alle istituzioni sono low cost (91 euro per tre giorni): insomma, proprio come piace a noi giovani. Inoltre è l’opportunità per approfondire le nostre conoscenze europee, per non arrivare impreparati ai grandi eventi diplomatici in programma, attraverso conferenze preparatorie con i professori più esperti dell’Università. Quest’anno, infatti, il professor Duce ha trattato dei nuovi concorrenti dell’Unione Europea come Cina e Russia, la professoressa Pineschi, la dottoressa Mussi e la dottoressa Carpanelli hanno parlato della tutela dei diritti umani da parte dell’Unione Europea e dell’Onu, il professor Pitea e la dottoressa Salerno si sono concentrati sul caso Ilias et Hamed c.Hongrie, seguito poi alla CEDU.
Proprio per questi motivi questa edizione, seppur mantenendo invariati i numeri dei posti a disposizione, ha raddoppiato le adesioni iniziali.
Tre giorni all’insegna delle camminate con il naso all’insù per ammirare la bella città, del cibo immangiabile ma del buon vino e della buona birra, ma soprattutto all’insegna della diplomazia: tutti particolari che hanno fatto dell’esperienza del 16, 17, 18 aprile un’esperienza unica.

TAPPA N.1: CONSIGLIO D’EUROPA – Il viaggio si apre ufficialmente la mattina del 17 aprile con la visita al Consiglio d’Europa. Come dimostrano le bandiere all’esterno dell’edificio, i Paesi aderenti non sono i 28 dell’Unione Europea ma 47. Infatti questa è un’istituzione internazionale non legata all’Ue, che si occupa della tutela della democrazia, dei diritti umani e dell’identità culturale tramite accordi tra Paesi membri e Stati terzi. Giampaolo Cordiale, membro dell’ istituzione, spiega agli studenti che la fondazione del Consiglio d’Europa, datata 5 maggio del 1949, è stata propedeutica all’istituzione e alla storia dell’Unione per come la conosciamo e che gli organi principali sono il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, il Segretario generale del Consiglio d’Europa, l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa e il Congresso dei poteri locali e regionali, di cui fa parte egli stesso. La discussione lascia anche spazio ai dubbi sulla Brexit e alle opinioni sulla questione della Catalogna. Per quanto riguarda la prima il Consiglio afferma che molti dei dati che hanno convinto il popolo a votare per l’uscita del Regno Unito dall’Unione sono stati gonfiati e ora, non solo si trova in difficoltà la politica comunitaria ma anche e soprattutto la politica e l’economia interna. Mentre per quanto riguarda la seconda, Cordiale esprime la posizione del Congresso dei poteri locali e regionali affermando che, seppur non condividendo la violenza usata, la posizione del governo centrale -quella che tiene conto del dettame costituzionale- è quella ritenuta corretta, considerando anche il fatto che i motivi sono più legati al ‘dio danaro’ che all’affermazione di un’identità culturale e che “la Catalogna potrebbe crollare da una secessione a causa della ciclicità dell’economia: d’altronde anche la Sicilia un tempo era considerato il granaio d’Italia” conclude.

TAPPA N.2: CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO – Il viaggio prosegue poi il pomeriggio del 17 con la visita alla Cedu, una Corte internazionale istituita nel 1959 che si pronuncia sui ricorsi individuali o statali inerenti alle presunte violazioni dei diritti civili e politici stabiliti dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, tra i quali troviamo il diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza, a un equo processo, alle libertà espressive nonché la proibizione della schiavitù, della tortura, del lavoro forzato e della detenzione.

La visita si conclude la mattina successiva con l’ascolto del caso Ilias et Hamed c. l’Hongrie in Grande Camera, un momento importante nel quale 17 giudici della Corte si riuniscono e riesaminano un caso qualora vi fosse un ricorso. Questo in particolare – che era presieduto dall’italiano Guido Raimondi – trattava di due cittadini bengalesi arrivati fino in Serbia e lì detenuti poiché il governo ungherese riteneva che si trattasse di una zona terza sicura. All’annuncio ‘la cour’ fanno il loro ingresso i giudici che fanno parlare e ascoltano le ragioni delle due parti in causa e pongono loro delle domande. La Corte aveva precedentemente deliberato affermando che la detenzione è stata ingiustificata e degradante – è stato , quindi, violato l’articolo 5 della Convenzione – dato che qualsiasi movimento dei due uomini avrebbe comportato la perdita della richiesta di cittadinanza dell’Unione, prevedendo quindi un risarcimento nei confronti dei due uomini da parte dell’Ungheria. Il risultato definitivo verrà emesso dopo un’ulteriore discussione dei giudici.

TAPPA N.3: PARLAMENTO EUROPEO – Nessuna pausa, ma una piacevole passeggiata lungo il quartiere europeo per poi giungere davanti questa grande, moderna e ambitissima struttura: il Parlamento Europeo. Il responsabile delle visite al pubblico spiega il funzionamento dell’istituzione, la sua elezione a suffragio universale, la sua composizione e le differenze che corrono tra la sede di Strasburgo – dove quattro giorni al mese vi sono le sedute plenarie – e quelle di Bruxelles e Lussemburgo. “Al Parlamento non lavorano soltanto i politici ma vi è anche una vasta serie di traduttori, segretari, impiegati, avvocati, guide e giornalisti che concorrono a rendere questo posto un’immensa opportunità lavorativa – dichiara il responsabile – i posti disponibili sono tanti, ma sono altrettanti i concorrenti provenienti da tutta Europa che vogliono questo lavoro” conclude, affermando quanto siano importanti le conoscenze linguistiche per questo settore. La visita si conclude poi con l’entrata nella sala dove si sta tenendo in seduta plenaria per la votazione di una proposta di legge sul bilancio.

A differenza degli anni precedenti, quando era prevista solo la visita al Parlamento europeo, il viaggio di quest’anno ha visto così i diritti umani come protagonisti assoluti, come voluto Sinistra Studentesca Universitaria: “Oggi – spiega Riccardo, membro dell’associazione ed organizzatore delle visite – non ci si può fermare solo al livello interno, occorre un’attenzione transnazionale da cui non possiamo più prescindere. Il progetto è stato strutturato diversamente anche perché lo scopo di Ssu è sempre quello di far vivere in modo pieno agli studenti il periodo universitario“. Un duro lavoro di organizzazione, una bella esperienza – anche oltre il puro livello contenutistico e culturale –  che deve essere assolutamente apprezzato dato che non tutti gli atenei ne presentano la possibilità.
E se non siete stati tra i cinquanta fortunati non temete perché “ripresenteremo probabilmente il progetto anche l’anno prossimo visto il grandissimo interesse che ha suscitato, anche se non ne escludiamo altri: siamo pronti ad ascoltare gli studenti nel caso avessero a cuore qualche particolare tema”, conclude Riccardo.

 

di Laura Storchi

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