Parma e bigenitorialità: una casa sicura per i padri separati e i loro figli

APRE LE PORTE LA PRIMA CASA DEL PROGETTO #IOSTOCONTE CHE AIUTA I PAPA' IN DIFFICOLTA' ECONOMICA

Dal 13 maggio a Parma ha aperto le porte la prima “casa dedicata ai papà” separati in emergenza abitativa. Uno spazio pensato per la ‘metà della storia’ di cui si sente parlare meno: quella di un padre separato che si trova in una condizione di difficoltà socio-economica. L’obiettivo del progetto ‘Io sto con te’ (www.iostoconteparma.it) è di mettere a disposizione un luogo dove i padri hanno possibilità di sentirsi sicuri, hanno tempo per stare con i loro bambini e possono continuare a vivere con tranquillità dopo un evento, come quello della separazione, spesso improvviso e drammatico che stravolge del tutto la loro vita.
Considerato la media nazionale che vede una famiglia su 3 con genitori separati e la media parmigiana anche superiore, possiamo immaginare le dimensioni di questo fenomeno. Per questo il progetto non ha intenzione di fermarsi, anzi: in ‘cantiere’ ci sono già tre nuove case. L’obiettivo dei promotori è infatti che questa iniziativa sia l’inizio di una serie di interventi sia nei confronti dei padri separati che dei loro figli.

L’idea è innovativa per diversi motivi, come spiega Emiliano Zasa, responsabile coordinatore educatore del progetto: “Nasce dal privato, non dal pubblico, nonostante sia tutto in ottica no-profit. Inoltre, volendo risolvere un problema materiale ed economico, affianchiamo un percorso di accompagnamento mettendo a disposizione degli ospiti un gruppo di lavoro tra legali psicologi, neuropsichiatri infantili, che svolgano doppia funzione di check iniziale e di tutela e accompagnamento”. La grande novità, però, che distingue il progetto è anche quella di non essere dedicato all’indigenza ma “alla fragilità” , come spiega il responsabile, sottolineando che “i servizi sono rivolti a chi si trova nella disperazione mentre non ci sono supporti per chi invece è in una situazione di fragilità”.

DA DOVE NASCE – Ad aver reso possibile tutto questo sono più finanziatori tra cui l’Associazione San Cristoforo Onlus, realtà che opera a sostegno di giovani e adulti che vivono situazioni di precarietà. “L’idea – spiega il responsabile Don Umberto Cocconi – è nata dall’esperienza di Emiliano che ospitò un padre in casa sua tempo prima, perchè non aveva una casa dove poter andare. Da lì ci siamo interrogati sulla situazione dei papà che per determinate situazioni non possono più vivere in casa con la moglie. Volevamo dare loro uno spazio e la provvidenza ha portato un signore – donatore anonimo parmigiano – a regalarci una sua proprietà perché cosciente del trauma, avendo anni prima vissuto la stessa esperienza”.
Una volta ottenuto lo spazio, il progetto è potuto così decollare dal punto di vista pratico: arredare e rendere agibile la casa ai figli degli ospiti. Sono molti i finanziatori che hanno capito la problematica e coloro che hanno partecipato dando supporto a vario titolo e hanno cercato di aiutare durante la sua realizzazione: la Fondazione Munus, il Comune di Parma e il Centro per le famiglie, la Fondazione Pizzarotti, il Gruppo Immobiliare Paluan, Ilma Mobili, la cooperativa Eidè, la Comunità di Sant’Egidio, Famiglia più, i Laboratori famiglia, l’Associazione mamme e papà separati, l’Asp e la Parrocchia dell’Immacolata. “Ci hanno aiutato a realizzare questo sogno per i papà che vogliono esserci nella loro città per i loro figli”, continua Don Cocconi.

Gli organizzatori del progetto e padri insieme nel giorno dell’inaugurazione, 13 maggio 2018

Al fine di creare uno spazio dove i padri possano ospitare i loro figli, la casa è fornita di due stanze da letto, con letti a castello anche per la permanenza dei bambini durante i giorni dedicati alla convivenza con il padre. “Le richieste erano tantissime e abbiamo scoperto che i bisogni sono molti e non solo da Parma ma da tutta Italia. Anche attraverso le istituzioni abbiamo trovato interesse a sapere come questo progetto è stato organizzato – spiega Don Cocconi -. Se oggi c’è una categoria di persone esposte a questo pericolo sono proprio i papà, che da un giorno all’altro non hanno la possibilità di risiedere nella stessa casa con i figli e la loro madre. Devono ritrovarsi, non possono sempre stare in albergo, da amici, in dormitori o anche in macchina, perché lì non potresti portare i bambini. Qui garantiamo una condivisione del tempo con il proprio bambino“.

COME PARTECIPARE – Il contatto con i padri può avvenire da diverse strade: “Nel caso di uno dei due – racconta Abramo, anch’egli collaboratore del progetto – il suo Comune di origine è venuto a sapere della nostra iniziativa, lo hanno segnalato ad Emiliano che insieme ad una equipe ha osservato se c’erano le caratteristiche adatte”. Ci sono diverse condizioni che i responsabili esaminano per valutare se esistano carenze particolari, tra cui la mancanza del lavoro. “Quello che chiediamo, – spiega infattiAbramo – è di partecipare con un contributo economico. In seguito diamo loro una casa in affidamento, con un progetto annuale che si rinnova fino al momento in cui se ne richiede l’esigenza. Abbiamo una carta di valori – prosegue – che contempla delle caratteristiche essenziali per fare parte del progetto. C’è una commissione formata da tecnici, avvocati, da un neuropsichiatra infantile, una psicologa che selezionano le persone sulla base della loro reale esigenza e sul fatto che il papà non sia in conflitto con l’ex moglie, perchè l’occhio principale per noi sono i bambini, i quali vanno tutelati. Cerchiamo di proteggere la bi-genitorialità e il diritto alla bi-genitorialità, una legge bella ma molto disattesa, ovvero il fatto che il papà, quanto la mamma, ha il diritto di essere convocato dal pediatra se il bambino ha un problema, lo stesso a scuola in caso di riunione dei genitori, ecc..”

PAROLA AI PAPÀ–  I primi due papà accolti nel progetto sono Simone e Antonio, entrambi con separazioni diverse alle spalle ma con la voglia di ricominciare e di avere speranza nel futuro. Simone di 38 anni, ha affrontato la separazione appena 5 mesi fa. “Dopo la separazione – racconta – sopratutto quando avviene in modo inaspettato, quando si ama e si deve lasciare i propri figli, beh, ti senti morire. Non si intravede la via d’uscita, a maggior ragione quando non si ha nessun tipo di appoggio. Ci si sente soli, abbandonati e delusi”. Ció non comporta conseguenze negative dal solo punto di vista psicologico ma anche economico. “La casa in cui abitavo era in affitto e l’ho dovuta lasciare per tanti motivi – continua -. Il progetto aiuta sopratutto per i costi economici che sono adeguati. Al pensiero di mantenersi da solo, mantenere i bimbi con poco più di 1000 euro, ti chiedi come fare“. Dal punto di vista lavorativo si va a lavorare per inerzia “per non pensare e per far passare velocemente il tempo aspettando di vedere i bimbi per qualche ora portandoli a mangiare un gelato o un giro al parco”. Poi, tramite le notizie circolate, Simone è venuto a conoscenza del progetto. “Fin da subito ho incontrato grandi persone fra cui il presidente Don Cocconi e chi lavora per lui, persone che appena le conosci, ti aprono il cuore”. Grazie a questa occasione, ha ritrovato una visione nel futuro più positiva, che riaccende la consapevolezza di credere in se stessi. “Mi aspetto di vivere in modo più sereno il rapporto con i miei figli, facendogli capire che il papà è e sarà sempre presente per loro e che non devono subire gli errori egoisti degli adulti. Ringrazio con il cuore in mano per questa enorme possibilità, sperando che altri papà possano usufruirne”.
Anche per Antonio, separato già da 4 anni, un grande ostacolo incontrato sono stati i costi economici, ogni anno sempre più elevati. Fino ad oggi, come racconta, nessuno gli aveva mai teso una mano. “Subito dopo la separazione vivevo in un monolocale ma poi non riuscivo più a pagare. La separazione è sempre dura, poi dopo 16 anni di matrimonio è un vero e proprio fallimento.” Anche per lui il progetto rappresenta un grande sostegno, perchè al di là delle motivazioni che possono portare una coppia a separarsi, come ricorda Don Cocconi, “forse sposo o sposa non li si è per sempre, ma genitori si. Genitori lo si è per sempre“.

 

di Giulia Moro, Rim Bouayad, Mattia Celio

1 Commento su Parma e bigenitorialità: una casa sicura per i padri separati e i loro figli

  1. Che si deve dire per chi non ci passa non può capire da parte mia ci sono passato…e dopo poco tempo mi sono ritrovato ad entrare nel vortice dell’abuso del vino…la mia fortuna ho chiamiamola come vuoi e di aver trovato il Sert giusto che mi a dato una mano per eliminare totalmente le bevande alcoliche e da li mi hanno trovato la sistemazione alla San Cristoforo di Don Umberto Cocconi 10 mesi nelle loro case e mi hanno dato la posibilita di riprendimi la mia vita Devo dire per mia Esperienza che questi progetti sono indispensabili per le persone che per vari motivi si trovano in difficoltà e che hanno intenzione di riprendersi la loro vita..Nel mia disavventura mi ero fatto una frase ,..Non pensavo come stavi Te sino a che non e capitato a Me… Tutti e nessuno escluso si può trovare in difficoltà da oggi a domani..ed e per questo che molte associazioni dovrebbero prendere l’Esempio della San Cristoforo..e fare appartamenti in condivisione per persone che vogliono fare un programma serio per riprendere una vita ala normalità..ho quasi..Da parte mia Ringrazio a vita l’Associane San Cristoforo e il Sert di Fornovo..che sicuramente senza di loro non sarei riuscito ad uscire dall’Alcolismo ….

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