Gli anni neri del Parma Calcio: corsi e ricorsi storici

DAL CRACK PARMALAT A OGGI PASSANDO DALLA B

Curva NordNonostante il Parma sia la quarta squadra italiana ad aver conquistato più coppe Uefa, ha vissuto spesso momenti bui che hanno condizionato l’umore di giocatori e soprattutto tifosi come sta accadendo in questo campionato.

La squadra, fondata nel 1913, approda nella massima serie nel 1924/1925 ma vi rimane solo un anno per poi tornare a giocare tra Serie B e C. Trent’anni dopo i crociati trovano il loro equilibrio in B dove sostano per 11 anni. La situazione precipita nel campionato 1964/1965 quando la squadra retrocede prima in Serie C e poi, addirittura, in Serie D. È un momento critico: gli spalti del Tardini sono vuoti come le casse della società emiliana, per questo il Parma viene messo in vendita e riacquistato da più imprenditori della città. Ma anche quest’impresa si conclude presto e nel peggiore dei modi: la prima squadra fallisce e viene sostituita dalla seconda, la Parmense, di Serie D. Gli anni Settanta sono un continuo saliscendi tra Serie C e D. Il decennio successivo è un periodo di prove ad assestamenti che portano i crociati, nel maggio del 1990 e dopo la morte del presidente Ceresini, ad accedere alla massima serie con una giornata d’anticipo. La neopromossa, proprietà della Parmalat e del suo patron Calisto Tanzi, vive il decennio 1990/2000 come il migliore della sua storia aggiudicandosi la Coppa delle Coppe, una Supercoppa europea, una Supercoppa italiana,due Coppe Uefa e tre Coppe Italia. Nel 2004 arriva la crisi: il crack Parmalat, l’arresto di Tanzi e il cambio di nome della squadra in Parma FC la pongono sotto la gestione straordinaria di Enrico Bondi. Nella stagione 2007/2008 il Parma viene acquistato dall’ormai ex presidente Ghirardi, ma una sconfitta contro l’Inter all’ultima giornata la costringono a retrocedere per tornare nuovamente in A un anno dopo. Nello scorso campionato, classificatasi sesta, la squadra parmigiana si qualifica per l’Europa, ma a causa di questioni burocratiche, non vi accede lasciando il posto al Torino (settima). Quello attuale è un anno nero per i crociati di mister Donadoni che hanno vinto solo due gare su quattordici giocate.

IL PARERE DELL’ESPERTO – Chi meglio di Sandro Piovani, giornalista e tifoso che da anni segue le vicende della squadra parmigiana, può spiegare bene i momenti più bui del Parma? Partiamo da oggi, con la stagione in corso. Dopo 14 partite sono ben 12 le sconfitte e la squadra è fanalino di coda della classifica: “È un momento che scivola su due binari paralleli: quello sportivo e quello societario – sostiene – La crisi sportiva è aggravata da un po’ di infortuni e da un po’ di sfortuna mentre la crisi societaria è culminata un mese fa con il mancato pagamento di buona parte degli stipendi del trimestre estivo, con la volontà di cedere la società, sperando che alla fine ci si riesca”. Una crisi, complice anche una campagna estiva non felice, nata però nella scorsa stagione e venuta alla ribalta delle cronache solo ora. “Evidentemente c’è stato un tentativo – rivela il giornalista – di salvare tutto quanto si poteva salvare ma non è andato bene”.

Ma gli anni 2000 hanno visto il club gialloblù affrontare altri due momenti negativi. Nel 2004 scoppia il caso Parmalat che travolge letteralmente tutta la società. “Quella storia – ammette Piovani – è deflagrata in modo più veloce e improvvisamente da squadra rivelazione di giovani, guidata all’epoca da Cesare Prandelli, si è passati a una squadra quasi senza proprietà che per due anni è andata avanti sotto la gestione dell’amministratore straordinario Enrico Bondi”. Mancava di fatto, una guida forte visto che vicino alla squadra vi erano solo guide tecniche e un paio di dirigenti. Nonostante le difficoltà a livello societario la squadra non si è persa d’animo conquistando il 5° posto in campionato, soprattutto grazie alla qualità dei giocatori presenti in rosa. Una reazione totalmente opposta a quella di adesso. “Sembra che ognuno vada un po’ per la sua strada. – dichiara Piovani – I tifosi contestano, la società cerca di far quadrato per evitare conseguenze negative e la squadra cerca di ritrovare quei risultati positivi che fino a questo momento non sono arrivati”.

Nel 2008, invece, arriva la retrocessione in Serie B. Piovani racconta di essere stato allo stadio quella fatidica domenica di maggio: “Il Parma fino a quell’ultima giornata poteva paradossalmente salvarsi; è stata una retrocessione con l’onore delle armi con una squadra che ha cercato di combattere”. Una rosa abbastanza importante in quella stagione ma probabilmente una guida tecnica non idonea (quella stagione furono ben tre gli allenatori a sedersi sulla panchina gialloblù) “tant’è che l’anno dopo – prosegue – la proprietà, che è quella attuale, decise di confermare tutti e ritornò immediatamente in Serie A”. Importante poi la reazione dei tifosi: “Alla fine della partita ricordo un applauso ai giocatori piangenti. Non ci furono contestazioni o scontri come avvenuto in altre piazze. La vissero in modo molto sportivo e l’anno dopo gli abbonati furono più di 10000 più di quelli che ci sono adesso”. L’annata nel campionato cadetto ha fatto capire che per una città come Parma, la Serie A è un toccasana in quanto porta visibilità, gente e soprattutto l’interesse che esce dal territorio provinciale. Oggi il clima che si respira è un po’ diverso, complice soprattutto la crisi economica che imperversa dal 2010 e che ha segnato anche Parma: “La reazione adesso – conclude – è un po’ più distaccata e arrabbiata, proprio per queste condizioni sociali che si sono sviluppate. In ogni caso tutto si è svolto sempre all’insegna della civiltà”.

imageL’OPINIONE DEI TIFOSI – E la curva? Tutti sono d’accordo nell’affermare che questo sia un momento preoccupante sia dal punto di vista calcistico sia dal punto di vista societario: “Sicuramente sono stati commessi degli errori da parte della società (esclusione dall’Europa League) che però non influiscono sull’andamento della squadra. Ciò che pesa veramente è l’insieme dei problemi societari (debiti accumulati)che a loro volta si ripercuotono sui giocatori.”

Nel 2004 il Parma ha vissuto forse il periodo peggiore dalla sua fondazione:il Crack Parmalat. Ma a differenza di oggi, quei giorni erano tuttavia tranquilli: “Abbiamo avuto una figura importante come Enrico Bondi il quale ha gestito quella situazione per il meglio:la squadra ne risentì relativamente. I soldi erano pochi ma c’era una serenità di fondo che ora come ora manca”. Eppure la speranza non muore, ma nemmeno il pessimismo: “Nonostante i numerosi anni passati in Serie A,noi tifosi sappiamo bene cosa significa ‘navigare nelle zone basse’ (Serie B e Serie C) per cui io non farei molti drammi se un domani andassimo in Serie B.Il problema è che non so se finiremo solo in serie B.”

 

di Giorgia Camoni, Samanta Carrea, Elisa Zini

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