Il giornalismo tra ieri e oggi: un declino di stile, la colpa è dei lettori?

I GIORNALISTI ANTONIO MASCOLO E GABRIELE BALESTRAZZI A CONFRONTO. SONO I GUSTI DEI LETTORI A DETTARE LEGGE SUI GIORNALI?

Una recente indagine dell’Istituto Demopolis per l’Ordine dei Giornalisti sugli strumenti impiegati per l’informazione, sul multi-tasking e sulle aree tematiche di maggiore interesse per le nuove generazioni è arrivata alla conclusione che il 95% degli under 30 italiani fruisce quotidianamente della rete, il 60% dei quali è sempre connesso ad internet. Dati che confermano il trend crescente del digitale a discapito della carta stampata. E anche il giornalismo si adatta, arrivando fino alle piattaforme social perchè sono (ahinoi) il miglior canale per raggiungere il pubblico. Internet influisce anche sulla qualità del panorama giornalistico? O le cause di un certo declino di stile e da ricercare in altri fattori?

Su questo argomento abbiamo le opinioni di Antonio Mascolo, giornalista, scrittore e fotografo parmigiano, ultimamente protagonista della presentazione del suo nuovo libro fotografico”Oltre il torrente Parma”, che ha partecipato a un dibattito sul giornalismo presso l’associazione Intesa San Martino, ed il collega Gabriele Balestrazzi, entrambi reduci da una lunga esperienza nella Gazzetta di Parma. Due visioni a confronto sul giornalismo oggi e le influenze della rete.

Antonio Mascolo dal 1972 fino al 1988 ha fatto parte della Gazzetta di Parma, durante il quale ne è stato critico teatrale, cronista e inviato. Passò, in seguito, 20 anni come direttore della Gazzetta di Modena, 12 dei quali come critico teatrale, fino a quando nel 2008 fondò il sito online ParmaRepubblica.it.

Gabriele Balestrazzi è stato invece per oltre 40 anni nelle forze della Gazzetta di Parma, collaborando anche per la radio e la tv del gruppo editoriale. E’ stato direttore per 8 anni del sito web della Gazzetta di Parma ed ora è docente presso l’Università di Parma con un corso di giornalismo laboratoriale.

Giornalista Antonio Mascolo

Cosa serve per diventare un buon giornalista? Prima di tutto una cosa. Friedrich Nietzsche diceva “Siate appassionati fino all’intelligenza“, ed è questo il detto che ha accompagnato la lunga e movimentata carriera di Antonio Mascolo. “La mia passione per il giornalismo è nata dalle prime cose che mi sono capitate. Credo che la curiosità sia un fattore innato – continua il giornalista – non può essere insegnata, ed è per questo che io e il mio fotografo eravamo sempre in giro a caccia di storie. La curiosità è anche alla base della fondazione del sito ParmaRepubblica.it”.

IL GIORNALISMO TRA IERI E OGGI- Gli anni passati nella Gazzetta di Parma si sono rivelati molto istruttivi per Antonio Mascolo, che poteva contare su dipendenti che avevano metodi di scrittura molto raffinati, dotati di una notevole qualità, caratteristica che oggi, purtroppo, secondo il giornalista parmigiano, è notevolmente diminuita, “a causa della pigrizia e delle continue lamentele. Credo che buoni lettori facciano buoni giornali, se ci si lamenta del giornale ci si lamenta del lettore. Non penso che tutto questo calo di qualità sia dovuto alla nascita del web, perchè io ho trovato storie interessanti anche su internet, ci sono poi strumenti sicuramente più efficaci rispetto a quelli del passato”.

Giornalista e professore Gabriele Balestrazzi

Sul tema del giornalismo sul web è intervenuto anche il collega e professore Gabriele Balestrazzi, che ne conferma l’efficacia ma ne evidenza anche i possibili rischi: “La corsa a pubblicare per primi nel giornalismo in tempo reale moltiplica la fretta e con essa il rischio di errori. Ed anche la superficialità. I lettori, che dedicano più attenzione alla farfallina intravista di Belen che non a un’inchiesta sulle infiltrazioni mafiose nelle nostre terre, hanno certamente le loro colpe. Ma le responsabilità principali restano le nostre: sta a noi ripristinare le giuste gerarchie fra le notizie (dopo di che ci sta anche il video di Belen, che tuttavia non può stare nella prima schermata dell’home page di un sito serio). E non è vero che il web non consenta approfondimenti: l’esperimento del Dataroom di Milena Gabanelli ce lo mostra, anche in forme e tempi di lettura snelli”.

TRA LA NOTIZIA E I GUSTI DEL LETTORE C’E’ DI MEZZO IL GIORNALISTA- “Ci sono tante storie da raccontare, ma per questo occorre umiltà, ascolto, professionalità nel pubblicarle ma soprattutto nel reperirle, cose che oggi sono più ardue da trovare. Oggi vengono date per scontate troppe cose” sostiene Antonio Mascolo che ribadisce anche come oggi il giornalista insegua i gusti dei lettori. Ma “il problema è soprattutto il modo in cui ciò avviene. – aggiunge il collega Balestrazzi – Nessun bravo giornalista può infatti ignorare le caratteristiche del proprio target reale o potenziale, ma a me piace pensare che il giornalista abbia anche una funzione “pedagogica”, anche se molti miei colleghi contesterebbero questo termine. Ne abbiamo un esempio guardando le pagine dei quotidiani di lunedì scorso. Le prime pagine abbondavano con lo spazio concesso alle polemiche, non sempre epocali, sul Festival di Sanremo. Nessuno invece – continua il professore e giornalista – ha avuto il coraggio di mettere in prima pagina la drammatica foto del latte versato dai pastori sardi. Una protesta che non può non colpire per le modalità. Le foto infatti parlano da sole, e ancor più per il gigantesco problema che vi sta dietro, come l’utilizzo di latte dall’Est Europa e conseguente strangolamento dell’agricoltura locale. Sono temi che si legano al nostro futuro: non è possibile che valgano meno delle origini di chi ha vinto un festival di canzoni”.

Nonostante il senso critico e sociale che deve svolgere il buon giornalista, resta l’aspetto determinante dettato dalle vendite. Secondo il giornalista Mascolo si deve “cercare di capire cosa vuole il lettore, perchè solo questo può spingerlo a comprare il giornale. Molto dipende dall’argomento che viene trattato e per fare in modo che venga letto è necessario dare tutto sè stesso per trovare informazioni, bisogna avere la forza di contattare, per esempio, persone sconvolte da un lutto o una tragedia”.

La società è mutata in molti meccanismi e l’informazione non sembra essere tra i primi interessi degli italiani, lo dimostrano il calo del numero dei lettori, delle vendite dei quotidiano e dei libri. Un dato di fatto che si riflette sulla qualità dei contenuti, che fa presa sulla ‘credulità popolare’. “Le persone cercano approfondimenti che alla fine non vengono letti” sostiene Mascolo. Ma di chi è la colpa di questo calo? Secondo il giornalista Balestrazzi: “Sicuramente è calata la qualità della scrittura. Colpa di tanti: dalla scuola al livello e alle pretese dei lettori che si sono a loro volta abbassati. Ma voglio essere noioso e ripetere per la terza volta che la prima colpa è di noi giornalisti: abbiamo meno voglia di migliorarci e studiare. Che, lo dico in un sito frequentato soprattutto da studenti universitari, è una delle cose fondamentali ma anche più belle, se si studia non solo per un voto all’esame ma con lo spirito giusto. E studiare per me significa leggere anche le raccolte dei giornali e prendere spunti dai maestri del giornalismo del passato, per poi reinventare le loro lezioni e applicarle alla quotidianità attuale”.

di Mattia Celio

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