Caso Concita De Gregorio: dove sono l’Ordine dei giornalisti e la Federazione nazionale della stampa?

L'EX DIRETTORE DELL'UNITÀ STA PAGANDO PER TUTTI INGIUSTAMENTE. PERCHÉ NESSUNO SI ERGE A SUA TUTELA?

Foto di Federica Poggi per Internazionale

 

C’è un tratto, fra gli altri, che contraddistingue unicamente le democrazie liberali: si chiama libertà d’informazione. Uno stato è libero quando consente a tutti i suoi poteri di bilanciarsi e li tutela singolarmente affinché nessuno di questi  possa prevalere sull’altro. Nel momento in cui un potere diventa così forte da minacciare l’informazione, anzi i giornalisti, e lo stato così debole da non essere in grado di proteggerli, la democrazia è messa in pericolo. L’informazione non può più svolgere il suo ruolo. E ci sarebbe da chiederlo a Concita De Gregorio.

LA VICENDA – In un lungo editoriale apparso su Repubblica negli scorsi giorni, De Gregorio ha raccontato la tribolata vicenda giudiziaria che la vede protagonista ormai da 8 anni, provando a mettere in guardia tutti quelli che si accingono a fare il suo mestiere. Una legge vecchia settant’anni sta costringendo la giornalista a pagare le decine di cause per risarcimento danni giunte a L’Unità negli anni in cui ne è stata direttrice, dal 2008 al 2011. Il punto è che lei non è responsabile di tutte quelle intentate al giornale in quegli anni. Già, perché nonostante quei debiti non siano direttamente suoi, a causa del fallimento dell’editore, e del fatto che molti dei giornalisti dell’epoca sono oggi nullatenenti o irrintracciabili, la De Gregorio, dopo aver saldato il suo debito, è costretta a pagare per tutti.

LA LEGGE – La legge in questione, la numero 47 del 1948, dice che “Per i reati commessi col mezzo della stampa sono civilmente responsabili, in solido con gli autori del reato e fra di loro, il proprietario della pubblicazione e l’editore”, e il testo completo è facilmente reperibile sul sito dell’Ordine dei giornalisti. Ed è qui che sorge il dubbio. Dato il fatto che il caso della De Gregorio va avanti ormai da anni, dove sono finiti l’Ordine dei giornalisti o, ancora di più, la Federazione nazionale della stampa? Se dovere dell’Ordine è quello di rappresentare la categoria professionale, ora per quale motivo non fa sentire la sua voce nel merito di un caso che è emblematico quanto paradossale?

E ancora: se compiti della Federazione sono “la tutela della libertà di informazione in tutte le forme nelle quali essa può esplicarsi e pertanto attraverso l’utilizzazione di tutti i mezzi di comunicazione tecnicamente disponibili, la tutela della economicità delle aziende editrici quale condizione essenziale per l’esercizio di tale libertà”, per quale ragione ora non sta tutelando la De Gregorio?

IL PD – A essere precisi, un editore ‘trasversale’ de L’Unità ci sarebbe. Già, perché Renato Soru, editore del giornale negli anni della direzione De Gregorio, oggi fa l’europarlamentare; e il Partito Democratico, del quale L’Unità era in qualche modo la testata ufficiale, sopravvive ancora. Malridotto, forse, ma non ancora sotterrato. È la stessa De Gregorio, infatti, a dire che “L’Unità tecnicamente non era partecipata del Partito Democratico, ma di fatto era il giornale del Pd. Perlomeno delle spese legali avrebbe dovuto farsi carico. Probabilmente non era ‘dovuto’ tutelare il direttore e i giornalisti del proprio giornale, ma era certo una prova di responsabilità”. Già, perché se da un lato va reso merito ai democratici di aver recentemente tentato di rimettere mano a una legge dichiaratamente superata, dall’altra c’è che, come alcuni dei suoi esponenti hanno asserito,  “anche il Pd, che pure aveva poche possibilità di intervento, avrebbe potuto e dovuto manifestare maggior vicinanza a una giornalista di grande valore”.

Oggi, nel tempo dei  blog, dei giornalisti freelance e dei lettori che generano informazione, la tutela della libertà di stampa è affidata a una legge che risale al dopoguerra. Perché? Evidentemente fa comodo non toccare uno strumento che, così com’è oggi, fa gioco a chi ha il potere di soffocare chi scrive. Forse dovremmo prendere ad esempio i nostri quasi ex-cugini d’oltremanica. Il diritto inglese, infatti, ha una particolarità che in Italia risulterebbe scomoda. Se in Gran Bretagna chiedi un risarcimento di 10 milioni di euro, perdi, e il giudice dice che è stata una ‘causa temeraria’, sei tu a dover risarcire il giornalista: hai attentato alla libertà di informazione. Il tuo potere di minacciare una persona è potere di minacciare l’informazione, e farlo come sport alternativo al polo potrebbe danneggiare prima di tutto te stesso.

Sono matti questi inglesi.

di Pino Silvestre.

 

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