Barbie, sessant’anni e non sentirli

SPEGNE 60 CANDELINE LA BAMBOLA CHE CONTINUA A FARCI INNAMORARE DI SÉ

Anche le bambole invecchiano? La risposta è si, ma con classe. Nessuna ruga e fisico da modella per Barbara Millicent Roberts, meglio nota come Barbie. Sono passati 60 anni da quel 9 marzo del 1959 quando, alla Toy Fair di New York, venne presentato il giocattolo destinato a diventare il più famoso e venduto di tutti i tempi, ma per lei non sembra trascorso nemmeno un giorno. Nata a Willow, nel Wisconsin, dall’idea di Ruth Handler, moglie del cofondatore della casa di giocattoli Mattel, ebbe da subito un grandissimo successo. Nel primo anno furono venduti 350.000 esemplari, un dato destinato a non arrestarsi, tanto che la Mattel ha stimato di aver venduto oltre un miliardo di Barbie in 150 nazioni.

La prima bambola prodotta venne chiamata ‘Ponytail’, per la sua acconciatura a coda di cavallo. Creata in due versioni mora e bionda, era di carnagione chiara ed indossava un costume a strisce bianco e nero. Il suo stile rispecchiava i canoni di bellezza femminile dell’epoca, aveva smalto e rossetto rossi, eyeliner e un’espressione sofisticata. Non potevano mancare, inoltre, il caratteristico fisico snello, le gambe slanciate e un vitino da far invidia. Bild Lilli, nata inizialmente come eroina dei fumetti e in seguito diventata bambola, può essere considerata la nonna di Barbie. È infatti a quest’ultima che si è ispirata Ruth Handler: dopo averla vista esposta in un negozio in Europa, ha subito compreso che una bambola dall’aspetto da adulta avrebbe potuto essere un successo. Come i suoi figli Barbara (dalla quale prenderà il nome l’icona indiscussa del XX secolo) e Kenneth, tutti i bambini sognano di comportarsi come i ‘grandi’ e Barbie è stata colei che ha permesso ciò. Dopo una prima incertezza iniziale, legata alla novità, la bambola più amata venne fabbricata in Giappone e venduta prima in America e poi in tutto il mondo.

Il suo grande successo non è però solo legato all’aspetto irresistibile e alla sua linea da pin-up, ma a ciò che ha rappresentato. Con i suoi abiti e i suoi infiniti ruoli ha raccontato di una società del dopoguerra che iniziava ad aprirsi al mondo e a capire quanto anche le donne contassero per esso. È stata sempre al passo coi tempi e con le mode. Ha indossato 4800 accessori diversi, è stata astronauta, ginnasta, ballerina, ha cavalcato passerelle e indossato abiti creati per lei da stilisti del calibro di Dior, Moschino e Versace. Fornita delle più svariate comodità, come decappottabili rosa, case ed aerei, è stata anche per certi versi criticata per le sue forme perfette e il suo stile di vita troppo americano. Su una cosa possiamo però dire di essere tutti d’accordo: per le bambine di molte generazioni è stato il giocattolo migliore che si potesse avere.

Nel suo mondo di plastica, l’icona senza tempo non è privata degli affetti. Al suo fianco dal 1961 c’è Ken, secondo la biografia scritta dalla Mattel, incontrato in un set televisivo. Anche per lui sono state create diverse linee di abbigliamento, è dotato di un fisico scolpito e i capelli, inizialmente, simili a quelli di Barbie, sono stati poi realizzati interamente in plastica. Non può mancare, inoltre, l’amica del cuore Midge, rimasta in commercio fino al 1966, le sorelle Skipper e Shelly, comparse tra il 1960 e il 1995 e i numerosi animali da compagnia tra cui cani, cavalli, gatti e orche, tutti usciti dal 1963 in poi.

Controversie e novità – Come ogni successo che si rispetti anche la Barbie è stata molto criticata, in particolare per la sua fisionomia poco realistica. Accusata di incitare le giovani ragazzine all’anoressia, nel ‘97 le verrà modificato il bacino, affinché risultasse più arrotondato. Il suo nome, inoltre, viene da sempre associato al modello di ragazza di bell’aspetto ma frivola, tanto da farne vietare la produzione in Arabia Saudita.

Per questi motivi la Mattel ha cercato dal 2016 di avvicinarsi di più alla realtà, lanciando sul mercato bambole di vario aspetto, dal più minuto al più formoso, nelle diverse varietà di pelle. Ha ritrovato così l’antico splendore che aveva perso, in seguito all’uscita di bambole più moderne, prodotte dall’American Girl ed ha superato il ricavato di un miliardo di dollari. Da giugno 2019, inoltre, il mondo di plastica approderà in quello delle disabilità. Usciranno le prime Barbie in sedia a rotelle e con protesi, realizzate in modo quasi perfetto. Per la protesi si sono avvalsi della collaborazione di coloro che vivono ogni giorno questa esperienza, come la dodicenne Jordan Reeves, nata senza un braccio e per la sedia a rotelle dell’Urla Mattel Children’s Hospital di Los Angeles. Tutto questo ha portato il consenso di molte associazioni che si occupano di disabilità e grande felicità nei cuori delle persone in tali condizioni. Si vedranno finalmente rappresentati nel gioco più copiato e desiderato del mondo: “È la bambola che aspettavo da una vita” esclama alla Cnn Melissa Blake, scrittrice e blogger dell’Illinois, disabile.

Sarà inoltre un importante messaggio per bambine di oggi, che potranno comprendere che il mondo non è solo rosa e divertimento, come cantavano gli Aqua in ‘Barbie girl’ nel 1997, ma che c’è molto di più.

 

di Antonella Chiaradia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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