Enrico Valenti e Gruppo80: i creatori di Five e Uan per This is the artist

INTERVISTA AD ENRICO VALENTI, CHE RIPERCORRE GLI ESORDI ED IL GRANDE SUCCESSO DEI SUOI PERSONAGGI

Giovedì 28 marzo nell’aula Ferrari del plesso della facoltà di lettere dell’Università di Parma si è tenuto l’incontro con Enrico Valenti, uno dei due fondatori – insieme a Kitty Perria – del Gruppo 80. La singolare ‘lezione’ si è tenuta nell’ambito della seconda edizione del progetto This is the Artist organizzato dal Comune di Parma e che per quest’anno ha visto tornare alla ribalta uno dei miti della televisione del passato. Five, Uan e tutti gli altri sono i personaggi prodotti dalla società che si è occupata dal 1979 fino agli inizi del 2000 di costruire e animare pupazzi per spettacoli televisivi e mascotte per pubblicità, teatro, testi e sceneggiature, e che hanno immancabilmente segnato l’infanzia di una generazione.

CLASSE ’54, ANNO DI NASCITA DELLA TV ITALIANA – “Mi sono formato con la televisione – premette Valenti all’inizio dell’incontro – la televisione italiana fino agli anni ’60 era caratterizzata da grande qualità: la tv, infatti, si faceva in pellicola e le persone che ne facevano parte erano legate alla professione del teatro, dunque era una televisione di alta qualità e serietà, ma ingessata in termini di morale; solo in seguito è cominciato il gioco pesante della politica”. Valenti, terminate le scuole superiori, riscopre il desiderio di infanzia di costruire burattini e di animarli: “Facevo il  fotografo di scena e sono finito per fare l’animatore di pupazzi. Quando ho  conosciuto Kitty (Perria) abbiamo voluto mettere insieme una nostra compagnia”. E continua: “Nel ’78 siamo usciti dal teatro, proprio quando la tv commerciale iniziava ad essere una presenza che aleggiava all’interno della realtà mediatica italiana: i contenuti della televisione pubblica non erano più sentiti dai cittadini italiani”. Alla fine degli anni Settanta “abbiamo realizzato due sigle; una bambolina che faceva lo spogliarello per La Bustarella – erano gli anni della tv scollacciata – e poi ci siamo rivolti a Tele-Radio reporter e anche loro facevano piccole varietà, commenti per programmi calcistici e teatro per ragazzi”.

Nel ’79 Enrico Valenti e Kitty Perria danno vita al Gruppo80 e poco dopo arriva una telefonata che renderà i loro pupazzi indelebili nei ricordi di più generazioni. “Tutto è cambiato con la telefonata di Silvio Berlusconi, che si  disse interessato ai nostri pupazzi. Siamo andati allora a Canale5: all’epoca c’era Mike Bongiorno, che aveva abbandonato la RAI di Milano e che a sua volta aveva portato via collaboratori, tecnici e redazioni”, sottolinea Valenti. “Berlusconi ha costruito il parterre tecnologico, da cui è partita questa avventura”. Nel ‘81 i due cominciano, così, a lavorare per Canale 5 con il primo pupazzo Five, un draghetto che ricalca lo stemma della famiglia Visconti  di Milano, doppiato da Marco Columbro. 

OPERAZIONE 5 – “Questa operazione è stata l’anima della tv commerciale – afferma Valenti – era volta a fidelizzare il pubblico televisivo: ciò avveniva attraverso i concorsi proposti in televisione e registrando i programmi per poi mandarli in onda”. Grazie all’appoggio di Bettino Craxi “Berlusconi ha portato questa politica di inserimento nel territorio, ottenendo numerosi ripetitori e assorbendo la maggior parte dei giornalisti”. Dunque, il Gruppo80 ha percorso a braccetto questa esperienza con Berlusconi per circa due anni. “Poi il  fenomeno si è allargato a tal punto che Canale5 non bastava più: era necessario differenziare pubblico ed inserire uno spazio per i ragazzi” dice Valenti, che continua: “Nel territorio nazionale c’era Antenna Nord, che proponeva già un programma di cartoni”. A cavallo fra gli anni ’82/’83 Berlusconi acquisisce Antenna Nord, che diventa Italia1: “Del trio originale è rimasto Paolo Bonolis, il logo che era Bim Bum Bam e a noi hanno chiesto di fare la mascotte: così è nato Uan, una sorta di cane rosa”. Il rapporto che lega l’attore con il personaggio è controverso, egli avverte conflitto con  il pupazzo, una sorta di rivalità “fino a quando non è arrivato Giancarlo Muratori: è entrato subito in simbiosi e in sintonia con Uan”. Valenti ci tiene a sottolineare che l’animazione era di alto livello e Uan, il cane rosa, ha avuto grande successo: “Noi dobbiamo moltissimo soprattutto a due animatori, Emanuele Breveglieri e Donatella Sturla: loro due hanno fatto in modo che Uan  fosse uno, non si notasse il rapporto pupazzo e attore”

Con l’arrivo di altre emittenti l’effetto fotocopia è stato evidente ma “tutto questo di certo si è concluso con Mani Pulite, l’inchiesta ha fatto emergere la parte oscura di questo fenomeno”. Valenti infine sottolinea il fatto che ” questo meccanismo poco trasparente rappresenta le radici della società edonistica e individualistica di cui oggi facciamo parte: manca la responsibilità sociale” E riguardo ai pupazzi? ” Per come la vedo io oggigiorno i pupazzi non hanno un futuro, a meno che non siano rilanciati su piattaforme come Netflix”.

 

di Valentina Perroni

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