“Donatori di coccole” al Maggiore di Parma: un gesto che va oltre

SI OCCUPANO DI ACCUDIRE I NEONATI CON AFFETTO, COCCOLE E MOLTO ALTRO: SONO I VOLONTARI DELL'ASSOCIAZIONE "DONATORI DI COCCOLE ODV" DI PARMA

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La presenza di un neonato in una stanza fa tutta la differenza per un’atmosfera serena e di quiete. Spazi ampi e luminosi, odore di pulito e mobilia brillante. A completare il quadro, un adulto altrettanto serafico che accudisce il bebé. Non è solo una bella immagine. Il contatto fisico è un’esigenza dei neonati nei primi mesi di vita: non appena aprono gli occhi instaurano legami. E infatti, vengono immediatamente messi tra le braccia di una madre dopo la nascita.

Lo sanno bene i volontari dell’associazione Donatori di coccole ODV che da alcuni mesi si occupano di accudire i piccoli degenti del reparto di neonatologia dell’ospedale Maggiore di Parma.  Il gruppo si è costituito ufficialmente a novembre del 2016 con il preciso scopo di garantire ai piccoli ospiti del reparto le amorevoli cure a loro necessarie. Non solo: i membri accudiscono i bebè anche con tutti quegli ‘affettuosi contatti fisici’ così importanti da ricevere sempre, specialmente fin dai primi giorni di vita. Oggi l’associazione conta 55 soci.

TRA AFFETTO E TERAPIA – In corsia, tra medici e infermieri, sbucano così anche i “coccolatori” per dedicarsi ai piccoli pazienti. Un servizio necessario oltre che di affetto. Dietro a fiocchi e coccarde appese alle porte, infatti, si celano storie di dolore e un impegno che solo in superficie riguarda abbracci e tenerezze. Bambini abbandonati alla nascita dai genitori, in attesa di affido, piccoli, soli non perché non abbiano una famiglia ma perché non possono essere accuditi costantemente dai genitori: questi sono alcuni dei pazienti di neonatologia.

“Non è stato semplice entrare in reparto – ci racconta Giuliana Militerno, segretaria dell’Associazione e volontaria – è servito un anno per passare dall’idea all’attuazione del progetto che necessitava di tanti adempimenti”. Per garantire la tutela dei pazienti, i responsabili di reparto hanno richiesto misure di precauzione importanti e anche guadagnarsi la fiducia del personale dell’Ospedale ha richiesto tempo. L’Associazione è quindi entrata in punta di piedi al Maggiore di Parma. Donatori di coccole ODV si impegna in questo campo, in virtù di diversi studi sviluppati tra gli anni ’60 e ’90 che sostengono quanto fin dai primissimi mesi di vita i bambini percepiscono ciò che li circonda. Jhon Bowlby, psicanalista e medico britannico, celebre per aver elaborato la teoria dell’attaccamento, è arrivato a sostenere che “L’ attaccamento è parte integrante del comportamento umano dalla culla alla tomba”. In particolare il contatto fisico consente la produzione di effetti importanti, come il rilascio di una serie di ormoni – tra cui ossitocina ed endorfine.

Foto dalla pagina Facebook Donatori di coccole ODV

LE COCCOLE SONO UNA COSA SERIA – Ne sono consapevoli anche i medici e i responsabili che hanno accolto il progetto, certi di poter offrire un ulteriore servizio alle famiglie e soprattutto ai mini-degenti. Spesso i genitori non possono garantire una presenza assidua, mentre i bambini necessitano comunque di un accudimento costante. “Non si tratta solo di dargli da mangiare: quando arriviamo in reparto, sempre almeno in due – continua Giuliana – gli infermieri ci spiegano quali difficoltà ha il neonato e di cosa ha bisogno sul momento. Li imbocchiamo, li teniamo in braccio e li accarezziamo”. Si raccontano le favole, persino: pare infatti che il suono della voce rassicuri gli infanti. La volontaria offre poi l’immagine di una delle sue giornate più difficili in reparto: “Non comprendendo il bisogno effettivo del neonato di cui mi stavo occupando, sono stata aiutata da un infermiere che mi spiegò facendomi notare i movimenti del piccolo, che non poteva emettere suoni, ma stava piangendo”. Da qui l’importanza della formazione e di una forte determinazione per svolgere un compito così delicato.

Al momento sono 18 i volontari che svolgono regolarmente il loro servizio con questa associazione. Dopo aver dato spontanea disponibilità, hanno sostenuto un colloquio motivazionale durante il quale sono emerse diverse sfaccettature: disinteresse, sincera disponibilità di molti ad avvicinarsi al gruppo, o il bisogno personale dei volontari di compensare proprie mancanze. “C’è tutta l’attenzione – assicura la Giuliana – garantita dalla stessa Associazione nello scegliere i coccolatori”. Così vengono selezionati i volontari e solo dopo un periodo di formazione si avvicinano alle culle. Il corso è organizzato dall’Associazione con il supporto delle UU.OO. di Neonatologia e Maternità, dove si possono acquisire nozioni di puericultura, neonatologia, psicologia e comunicazione non verbale. Inoltre, le settimane di formazione permettono ai volontari di imparare a relazionarsi tra di loro, in modo da creare un gruppo di lavoro affiatato. Al termine segue una valutazione eseguita dal Consiglio Direttivo che permetterà o meno l’accesso in reparto al volontario; lo stesso, dovrà poi effettuare almeno tre servizi ospedalieri in affiancamento ad un “Coccolatore” anziano.

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In reparto, poi, inizia un’altra storia: “Non chiediamo mai per scelta  agli infermieri di renderci partecipi delle storie dei neonati. Non vogliamo sapere quale male li affligga né se sono lì da soli perché abbandonati, anche se l’aspetto umano in questa attività ti travolge” – spiega Giuliana. Mantenere una certa distanza dunque, è fondamentale per la riuscita dell’attività. “Anche per queste ragioni è importante essere almeno in due, in certi momenti senti la necessità di poggiare lo sguardo e cercare la comprensione di un collega. – continua la volontaria – . I bambini possono avere disagi significativi e se capitasse un momento di sconforto, dobbiamo sapere di poterci dare il cambio e magari uscire a prendere aria”.

NON SEMPLICE ALTRUISMO – Essere coccolati e coccolare sono due aspetti che si incrociano e fondano sul contatto fisico. L’attività di volontariato, per sua definizione, fa bene non solo a chi ne beneficia, ma anche a chi la svolge. Giuliana non lo nega e conferma che la ‘restituzione’ è importante: “Alla fine dell’esperienza senti di aver ricevuto più di quanto hai potuto dare. Vale per ogni esperienza di gratuità, ma ancora di più in questo caso di estrema meraviglia”. Il gruppo tuttavia, ha ancora bisogno di crescere. Per esempio, tra i coccolatori, troviamo solo un uomo. Come commenta Giuliana: “È un po’ poco, e infatti auspichiamo di coinvolgerne altri. Il maschio per sua natura ha un modo di tenere in braccio e coccolare i bambini che assume posizioni diverse rispetto alla donna, e ben consone alle esigenze dei piccoli. Sarebbe importante quindi che altri uomini si unissero a noi”.

Coccolare, perciò, nelle stanze del Maggiore di Parma assume le sfumature di un impegno che va oltre il semplice volontariato: un’attività impossibile da svolgere senza l’equilibrio doveroso tra professionalità ed emotività, aspetto non trascurabile perché in braccio si tiene un bambino, il più delle volte ammalato. Così un coccolatore deve andare oltre la tenerezza di una ninna nanna, oltre il calore di un abbraccio: è custode di un dolore che segna e tiene tra la mani la vita e la durezza della natura al contempo, facendosene carico.

 

di Sofia D’Arrigo

5 Commenti su “Donatori di coccole” al Maggiore di Parma: un gesto che va oltre

  1. Federica Brandonisio // 17 novembre 2019 a 21:15 // Rispondi

    Vorrei sapere come fare per diventare volontaria, grazie!

  2. Franca Renda // 19 novembre 2019 a 14:13 // Rispondi

    Vorrei tanto fare parte di questa stupenda iniziativa…come poter fare per entrare in questo gruppo? Grazie mille

  3. Bellissimo articolo, emozionante, coinvolgente ed esaustivo

  4. Bellissima iniziativa
    Gradirei info per poter collaborare come “coccolosa”
    Grazie

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