Stranger Things e il nuovo mostro chiamato Solitudine

Ecco come il nuovo cattivo di Stranger Things ci descrive benissimo i problemi di cui soffrono (e hanno sofferto) moltissimi giovani

L’ultima stagione di Stranger Things sta davvero ottenendo un grande successo di ascolti. In meno di una settimana è divenuta la serie più vista nel suo week end di uscita della intera storia di Netflix, la piattaforma streaming per eccellenza, ed è stata così tanto apprezzata da critica e pubblico che il brano di Kate Bush “Running Up That Hill” – uscito 40 anni fa e presente in una delle scene più mirabili di questa quarta stagione – è divenuto in meno di due giorni il brano più ascoltato su iTunes ed è dentro alla top 5 di Spotify e Youtube.

Prodotti pop che spingono a riscoprire piccoli capolavori del passato, sfruttando l’effetto nostalgia, direbbe qualcuno. Tale articolo però non è stato scritto con l’intento di decantare il successo della serie o per recensire il suo contenuto. Cosa impossibile, visto che la stagione non si è ancora conclusa e bisognerà aspettare il primo di luglio per vedere le ultime due puntate. Questo articolo nasce invece come analisi parziale del suo antagonista e di quella … sì di quella famosa scena, che tutti coloro che hanno completato la visione delle puntate già uscite della serie hanno adorato e che definiscono indiscutibilmente come il momento migliore della nuova stagione.

Se volete dunque addentrarvi all’interno di questo articolo, sappiate che contiene SPOILER sulla trama e che cercherà di analizzare da un punto di vista narrativo, psicologico, metaletterario e cinematografico il personaggio di Vecna e delle sue vittime.

La genesi dell’antagonista definitivo

Iniziamo dicendo che Vecna è un cattivo da manuale, il classico nemico che è possibile riscontrare nelle storie a tinte horror per ragazzi. La versione ormai condannata e trasfigurata di 001, il “Padre” e vero proprietario dei poteri magici di Undici, in quanto possessore originale dei geni che consentono alla bambina di disporre dei propri poteri telecinetici.

Vecna però è anche e soprattutto la rappresentazione moderna di una importante figura mitologica delle storie dell’orrore, quell’ “Uomo nero” che colma i sogni dei ragazzini con la tenebra delle proprie visioni e che tenta di prenderne il controllo per alimentarsi dei propri sogni. Personaggio tipico delle storie horror che risale dalla notte dai tempi e che probabilmente deriva dalla evoluzione culturale che subirono antiche divinità borderline come Morfeo, Mercurio o Eris, che giunsero ad un certo momento storico ad assumere connotazioni maligne che li portarono a divenire delle vere e proprie entità ostili all’uomo. Negli ultimi secoli questo personaggio ha assunto vari nomi, dal Baubau italiano al Buka ungherese fino al El coco dei paesi latini sudamericani, ma è grazie ad alcuni autori contemporanei come Stephen King se è tornata in auge, attraverso nuove versioni moderne aventi poteri simili, vedasi Pennywise in IT o l’Outsider del romanzo omonimo, ma anche grazie alla incarnazione cinematografica data da Wes Craven negli anni ‘80 e ‘90 con il suo Freddy Kruger di Nightmare.

Ecco, se dovessimo definirei i poteri di Vecna, alias 001, potremmo dire che sono una grande reinterpretazione dei poteri dei cattivi inventati da questi grandi autori. Vecna si insinua nel subconscio delle sue vittime, principalmente durante il sonno o una fase di alterazione della coscienza, e assorbe la loro energia vitale tramite la paura.

Vecna però a differenza di Pennywise e di Freddy Kruger non è un essere aldilà dalla natura umana. Condivide con questi l’intento malefico, il potere disturbante, una iconografia ben appariscente e l’intenzione di alimentarsi delle paure più nascoste e private delle sue vittime, ma anch’esso ha una mentalità e una origina del tutto umana. La sua nascita – almeno momentaneamente – non ha nullo di divino o “cosmico”. Trae il suo potere immenso rimanendo comunque un essere umano pieno di contraddizioni, illusioni e paure.

Possiamo inoltre anche dire che il suo piano malefico, in parte ancora misterioso, è forse ancora più disturbante della classica indigestione di bambini di Pennywise o del perverso gioco che Kruger mette in atto per il suo egoistico piacere, poiché in Vecna riconosciamo gli intenti e le bassezze umane che, manifestate sempre attraverso i suoi poteri e la natura aliena del mondo in cui egli vive, risaltano per umana limitatezza e tragicità.

C’è inoltre un altro fattore che rende questo personaggio ancora più interessante rispetto alla media dei cattivi degli altri prodotti horror che sembrano riempire il mercato. Come sosteneva King nel suo saggio “Danse Macabre”, le (grandi) storie dell’orrore necessitano di cattivi che abbiano una motivazione personale per comportarsi come vogliono, ragioni che affascinano in modo sottile il pubblico attraverso molteplici canali sensoriali e di riflessione.

Cosa differenzia per esempio Kruger o Dracula da un più semplice serial killer dei film dell’orrore come Leatherface, il cattivo più famoso dei film del sottogenere dello slasher? Semplice. Mentre Kruger e Dracula rappresentano un orrore che riesce a toccare molteplici canali, ovvero quelli fisici e psicologici del lettore o dello spettatore, giungendo quasi a farli empatizzare con il cattivo, Leatherface, rimanendo pur sempre una delle maschere più riconoscibili dell’horror, non riesce a penetrare così tanto all’interno della sfera cognitiva del terrore degli spettatori, in quanto non presenta gli stessi disturbanti atteggiamenti e motivazione di un cattivo meno realistico ma più coinvolgente a livello del subconscio.  Leatherface alla fine potrebbe esistere davvero e vivere tra di noi, senza distanziarsi di molto rispetto agli altri classici assassini che imperversano dentro le pagine della nostra cronaca nera, mentre Vecna, Dracula e Kruger possiedono una forma dell’orrore verso il diverso molto più marcata e ci impongono di affrontare determinati questioni morali.

I grandi cattivi dell’horror insomma penetrano dove altri personaggi non riescono a stimolare le nostre più intime inquietudini. Vecna come Dracula ed altri hanno il potere di suscitare un fascino orrorifico che “accende” la parte più nascosta del nostro cervello, quella che si pone latente fra il mondo del pensiero concreto e quello del pensiero astratto, quella che da come progenie le fantasie, gli incubi e i sogni. Questi cattivi ci domandano se alla fin fine non sia possibile empatizzare con loro e asserire che avevano ragione. Ed è proprio questo che Vecna è il cattivo perfetto per una serie come Stranger Things, perché dopo aver affrontato cattivi apparentemente incapaci di comunicare con gli esseri umani, finalmente Undici, Hopper e il loro gruppo di amici sono costretti ad affrontare una minaccia cosciente e in grado di comunicare l’orrore che egli sta preparando per loro.

Un potere nascosto dentro la sofferenza degli altri

Analizzando invece dal punto di vista psicologico, il potere di Vecna si insinua dove la mente delle sue vittime è più fragile. E, trattandosi in questa stagione principalmente di adolescenti con problemi, possiamo circoscrivere il suo effetto tangibile tramite tre parole: depressione, dipendenza e tanatofobia.

Gli spettatori più distratti potranno infatti aver pensato che Vecna sceglie come vittime tutti quegli individui che possiedono un “determinato problema” che tendono timidamente di nascondere. Non è però davvero così. Chrissy per esempio soffre d’ansia da prestazione e potenzialmente è attratta dalla droga a seguito delle visioni dei parenti che la spingono ad apparire sempre bella e in linea. Fred ha avuto esperienze traumatiche che lo hanno spinto ad avere una fobia viscerali nei confronti della morte e della sofferenza. Appena vede qualcuno soffrire e chiedere aiuto, scappa, come il peggiore dei codardi.  Patrick invece sembra essere stato abusato dalla famiglia e tenta di nascondere la sua timidezza nascondendosi dentro al branco della sua squadra di basket, alla ricerca di vendetta. Mentre Max… Max…

La giovane protagonista della scena più mirabile di questa stagione e grande amica del gruppo storico di ragazzini di Stranger Things è un’altra vittima delle insofferenze giovanili che è possibile riscontrare a quell’età. Soffre di depressione, causata dalla morte del fratellastro, di insofferenza nei confronti della vita per colpa della situazione familiare e sociale difficile in cui vive assieme alla madre, e di asocialità e pessimismo, in quanto non crede di poter migliorare le proprie condizioni sociali e respinge tassativamente l’aiuto dei suoi coetanei.

Vecna, come detto, però non sceglie le sue vittime a secondo dei loro problemi personali. Lui decide – e lo si può vedere benissimo in una scena, dove viaggia all’interno delle visioni astrali dei pensieri di tutti i cittadini di Hawkins come un’aquila che bracca la sua preda – quale vittima colpire a secondo di quanto potente potrà egli diventare dopo averla uccisa, a seguito dell’assorbimento delle sue paure e della sua energia vitale. Solo dopo si manifesta all’interno della mente del suo obiettivo, tramutandosi nel problema stesso da cui i giovani sfortunati cercano di sfuggire. Ecco che Vecna riempie le menti delle sue vittime con le visioni di amici morenti, di genitori crudeli e di fratellastri redivivi.

Da questo punto di vista, Vecna è un cattivo da manuale, che gioca a plasmare le menti delle sue vittime e che, come dice King nel suo On Writing, diventa parte dell’incertezza che affligge le loro coscienze e le sensazioni dei lettori/spettatori.

Vecna diventa la Depressione. Vecna spinge Chrissy a consumare la droga, poiché solo così la mente della cheerleader sarà tanto consumata da crollare del tutto e abbassare le proprie difese. 001 diventa persino l’autolesionismo di cui soffre Max e che la spinge a cadere vittima della sua stessa apatia, allontanandola da Dustin, dai ricordi buoni di suo fratello e dagli altri amici poiché solo da sola, inerme ragazzina impaurita, i suoi mali interiori potranno braccarla del tutto e incarnarsi nel volto trasfigurato di Vecna, per farla sprofondare nel terrore più puro nel mondo alieno del Sottosopra.

Ed è comprendendo proprio questo che è possibile gioire due volte osservando la scena in cui Max si libera dalle sue ossessioni, comprende di non essere sola e riesce a fuggire dalle braccia simili a catene o radici di Vecna che la imprigionavano per renderla una mummia svuotata, un cadavere privo di anima e ricordi come le sfortunate altre vittime che durante le puntate osserviamo cadere nell’abisso creato dalla loro stessa angoscia.

Max riesce a sfuggire dalla terribile minaccia del mostro oscuro che alimenta i suoi incubi e scampa alla depressione grazie all’aiuto non richiesto ma comunque offerto senza alcun riserbo dai suoi amici e dalla musica, vera terapia d’urto per ingannare la morte e la follia che riempie il mondo oscuro dei nostri pensieri.

Max si salva da una fine orribile, ascoltando il brano di speranza di Kate Bush, proprio grazie agli amici che imperterriti l’hanno guidata verso una via di fuga, dopo avergli fatto presente più volte che per quanto lei asserisca che sia sola rimarrà comunque per sempre parte del gruppo.

Come è possibile sfuggire dal mostro che si nasconde dietro di noi?

Max – a differenza di Chrissy o di Fred e di tutte le altre vittime che sono cadute nel tranello mentale di Vecna – si salva non grazie ad una proprietà intrinseca o al coraggio del proprio personaggio, ma solo all’amicizia che la lega agli altri esseri umani. Dono che purtroppo le altre vittime non possedevano, in quanto facenti parti di gruppi sociali non realmente consolidati sulla fraterna e reciproca riconoscenza (il gruppo delle cheerleader si basa esclusivamente sull’aspetto e quello ancora più triste della squadra di basket si basa sull’agonismo sterile, violento e machista del gruppo e della vendetta) o purtroppo vittime di bullismo e segregazione sociale, come capita al povero Fred.

Vecna da questo punto di vista rappresenta il male in cui può ricadere ognuno di noi, in alcuni frangenti della nostra vita. Un parassita che ruba le nostre energie mentali attraverso brutti ricordi, orribili incubi, false speranze o terribili ossessioni. Si spera solo che le prossime due puntate finali della quarta stagione e la stagione conclusiva della serie continuino nello sfruttare a meglio il suo potenziale. Ci sarebbe ancora molto da raccontare e da analizzare inerente a questo personaggio.

Vecna afferma spesso, sia quando è in forma umana sia dopo che è stato trasfigurato da Undici, che lui uccide affinché (1) possa risolvere il problema della feccia che imperversa nel mondo e (2) le sue vittime possano stare con lui, all’interno della sua memoria. Proprio in queste sue risposte possiamo notare tutta l’ipocrisia, il controsenso e la tragicità del personaggio.

Grazie ai flashback che noi possiamo osservare durante le puntate infatti possiamo notare come l’infanzia di 001, o meglio Henry Creel, sia segnata da una straordinaria solitudine. Attraverso un comportamento patologico che potremmo definire semi-autistico, Henry si isola dal suo gruppo familiare, dalle amicizie e diventa in tutto e per tutto un hikikomori, ovvero un ragazzo che manifesta attraverso ritiro sociale, auto-esclusione dal mondo esterno e isolamento un rifiuto totale per ogni forma di relazione.

Non sappiamo perché compie questa scelta, ma ci è dato capire che probabilmente le sue peculiari capacità telecinetiche e telepatiche avessero creato un grande dissenso da parte della famiglia – soprattutto nella madre – tanto da indurlo a nascondere i suoi poteri e lentamente ad odiare i suoi parenti, che non riuscivano a comprenderlo.

Dopo di ciò, successivamente al tentativo riuscito di eliminare parte della sua famiglia per aver considerato i suoi poteri frutto di una infestazione di fantasmi, Creel venne portato in un istituto di ragazzi dotati dove verrà torturato e studiato fino al giorno in cui si scontrerà con Undici, che nel tempo era divenuta una sorta di sua discepola o clone (si comprende questo notando il gioco numerico presente all’interno della serie, dato dalle sigle che sostituiscono i nomi dei ragazzi nell’istituto, 001 e 011).

Creel nel commettere quello che fa, dunque cerca di risolvere i suoi due impulsi principali, ovvero eliminare coloro che ritiene dei deboli e “trovare” degli amici. Lui assimila le coscienze delle sue vittime, in pratica, poiché si sente da tutta la vita un escluso, un alieno, un individuo ingiustamente incompreso e solitario e uccidendo i ragazzini tenta in tal modo di legittimarsi e di trovare parte del conforto che in realtà non riceverà mai perché non ci può essere sollievo nel privare una vita della propria individualità ed esistenza.

Paradossalmente, Max si salva dalla morte perché possiede l’unica cosa che Vecna/001/Henry Creel non possiede: degli amici che ti hanno a cuore e che ti trascinano via dal baratro della prigione mentale in cui puoi segregare la tua coscienza. E purtroppo per Creel sembra che sia condannato a non ottenere questa potente arma, in quanto l’unico individuo che ha provato amicizia, riconoscenza e compassione per lui è la stessa ragazzina che lo ha condannato a vivere da spettro nel sottosopra e di cui ha tradito la fiducia: Undici.

Vecna potrà essere salvato dall’autodistruzione e dal mostro che è diventato nelle prossime puntate? Difficile. Di certo, però, la sua solitudine e la sua condizione fanno da contraltare alla storia degli altri protagonisti e ci insegna che per non cadere nell’oscurità – come capita ed è capitato spesso a moltissimi giovani durante questi anni di pandemia e i primi mesi della ripresa – bisogna circondarsi dell’amore e della fiducia dei propri parenti ed amici.

di Aurelio Sanguinetti

Scrivi un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*