Un Comune per dare l’esempio: i progetti di sostenibilità energetica di Berceto

L’ultimo incontro di ALFONSA parla di comunità energetiche, energia a biomassa e tutela delle foreste. Possono questi tre fattori riqualificare il territorio montano del nostro Appennino?

comune di Berceto
I giardini del Comune di Berceto. Foto di Giacomo Federico Rubini.

Sabato 2 luglio si è svolto presso i giardini del Comune di Berceto (PR) l’ultimo incontro del ciclo di seminari AL.FO.N.SA. (Alta Formazione e Innovazione per lo Sviluppo Sostenibile dell’Appennino), il progetto regionale organizzato dall’Università di Parma in collaborazione con altri atenei della regione Emilia-Romagna che riunisce imprenditori, istituzioni, professionisti e cittadini per affrontare il tema della riqualificazione dell’area appenninica nell’ottica dell’Agenda 2030.

L’evento, dal titolo “Berceto luminosa: comunità energetiche in Appennino”, ha visto la partecipazione del sindaco di Berceto Luigi Lucchi, del Direttore di ATES Parma Simona Acerbis, dell’Ingegnere Marco Gardella (Autorità distrettuale di bacino del fiume Po) e di Paola Gazzolo, già assessore regionale all’ambiente, difesa del suolo e protezione civile. L’incontro è stato moderato dalla giornalista professionista e scrittrice Letizia Magnani (il Salvagente) ed è stato organizzato dal professor Alessio Malcevschi (responsabile scientifico di ALFONSA per l’Università di Parma) e dalla dottoressa Giulia Berni (responsabile comunicazione del progetto).

Ancora una volta, il seminario ha affrontato il tema delle comunità energetiche, già trattate dal punto di vista normativo la settimana prima, stavolta presentando come caso studio la futura comunità energetica di Berceto, attualmente in costruzione, che una volta completata consentirà al Comune di ridurre la domanda di energia, valorizzare il proprio patrimonio boschivo e contrastare fenomeni come la povertà energetica e l’abbandono montano.

Lucchi Acerbis Berceto
Il sindaco di Berceto Luigi Lucchi e il Direttore di ATES Parma Simona Acerbis. Foto di Giacomo Federico Rubini.

Riciclare il bosco: le biomasse come energia

Per ‘biomasse’ si intendono tutte quelle sostanze di origine animale o vegetale che non hanno subito processi di fossilizzazione e che possono essere utilizzate per ottenere energia termica ed elettrica tramite un processo di combustione. Sono elementi di facile reperibilità, spesso provenienti da materiali di scarto (derivati della lavorazione del legno, residui forestali, piante espressamente coltivate a fini energetici o deiezioni di origine animale) la cui combustione non contribuisce alle emissioni extra di gas inquinanti, dal momento che rilascia in atmosfera la CO₂ in origine presente nella pianta o nell’animale, reintroducendola nel ciclo del carbonio. Per queste loro caratteristiche, le biomasse vengono oggi considerate come una valida alternativa all’uso di gas e combustibili fossili, cosa che ne ha incentivato l’impiego e la ricerca in tutto il mondo.

Come spiega il sindaco Luigi Lucchi, i piccoli paesi montani come Berceto si trovano ad avere tre problemi principali da risolvere: il costo energetico eccessivo dovuto ad un uso prolungato dei sistemi di riscaldamento durante l’anno, la difficoltà a garantire servizi alla cittadinanza (inclusa la sanità) e il generale senso di sfiducia e isolamento che affligge parte della popolazione montana. Tutte questioni ben familiari ai Comuni del nostro Appennino e che contribuiscono enormemente al fenomeno dell’abbandono montano e alla conseguente progressiva degradazione del territorio, dal momento che non ci sono abbastanza persone che se ne possano prendere cura.

L’area comunale di Berceto, con la sua estensione pari a circa 131Km², è la terza più grande della provincia di Parma e tuttavia possiede solamente circa 2000 abitanti, ponendosi ben sotto alla soglia di popolazione necessaria a mantenere attivi i servizi e a curare efficientemente i boschi che occupano l’80% del territorio. “Vivere in montagna continuerà ad essere considerato un lusso se non si riescono a ridurre i costi dell’energia”, ribadisce il sindaco Lucchi, ed è per questo che negli ultimi anni la cittadina ha deciso di adottare un approccio pratico per trovare una soluzione alle sue difficoltà, anche in risposta alla crescente inflazione.

Il progetto ‘Restart Berceto’, presentato il 26 aprile dell’anno scorso dall’Autorità distrettuale del fiume Po al Ministero della transizione ecologica, ha richiesto inizialmente un finanziamento di oltre 165 milioni di euro per tre anni allo scopo di stabilire un piano concreto di riqualificazione del territorio che ne migliorasse l’assesto idrogeologico e rendesse possibile convertire il legno derivato dalle attività di manutenzione del bosco in biomassa da destinare alla produzione di energia, contribuendo al contempo alla creazione di nuovi posti di lavoro e a generare campagne di sensibilizzazione per raccogliere l’interesse di cittadini e PMI. Il piano prevede la messa a punto di un sistema a filiera corta che adoperi la pirogassificazione, una tecnica di combustione ad alte temperature che dà come prodotti della reazione un carbone utile alla fertilizzazione dei campi, chiamato Biochar, e dei gas che verranno utilizzati per produrre energia elettrica grazie ad un generatore; il calore derivato dalla combustione verrebbe invece indirizzato ad un sistema di serre, incentivando a nuove forme di agricoltura. Il processo di lavorazione della biomassa e la successiva combustione avranno luogo grazie ad un sistema di piccole infrastrutture che sarà in grado di ripartire in più tappe le fasi del processo di lavorazione della biomassa e dell’estrazione dell’energia, evitando in questo modo di costruire impianti di natura più ingombrante che deturpino il paesaggio.

L’iniziativa di Berceto vuole essere un ‘progetto pilota’ che si spera possa fungere da ispirazione per altri Comuni dell’Appennino e verrà appaiato alla creazione di una comunità energetica rinnovabile (CER) che dia modo ai cittadini di ridurre la richiesta energetica grazie agli strumenti di condivisione dell’energia autoprodotta. L’implementazione della CER e gli interventi di manutenzione boschiva, oltre a garantire opportunità lavorative che potrebbero consentire, col tempo, il ripopolamento del territorio, contribuiranno ad aumentare la partecipazione sociale dei cittadini, riducendo il senso di isolamento e rinnovando in essi un interesse comunitario nonché una maggiore sensibilizzazione al tema della sostenibilità energetica ed ambientale.

Marco Gardella ADBPO
L’Ingegnere Marco Gardella di ADBPO. Foto di Giacomo Federico Rubini.

Un valido esempio di economia circolare: il Berceto Energy Park

L’idea progettuale alla base del ‘Berceto Energy Park’, l’iniziativa per la creazione della CER alimentata a biomassa boschiva inserita all’interno del progetto Restart Berceto e finanziata dal bando europeo EUCF (EUropean City Facility), è stata resa possibile grazie al supporto dell’Agenzia territoriale per l’energia e il territorio di Parma (ATES Parma) e dell’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po (ADBPO) al Comune di Berceto.

L’ATES è un’associazione che svolge attività di consulenza e indirizzo nella gestione dell’energia a enti locali tramite l’organizzazione di workshops, corsi di formazione e supporto delle attività di pianificazione. Tra le sue iniziative più recenti possiamo annoverare il progetto “consumare meno per vivere meglio”, avente l’obiettivo di contrastare il fenomeno della povertà energetica tramite un servizio gratuito di informazione e di erogazione di contributi per la sostituzione di elettrodomestici e l’installazione di nuove apparecchiature a famiglie in stato di bisogno.

Rispetto a quest’ultima iniziativa, il progetto Berceto Energy Park, iniziato lo scorso 22 aprile, è notevolmente più ambizioso e si impegna a stabilire un modello di investimento che favorisca lo sviluppo del territorio in una oil-free zone tramite la creazione di due comunità energetiche. Le due CER saranno alimentate grazie all’energia ottenuta da una combinazione di impianti fotovoltaici e a biomassa legnosa e verranno connesse alla rete di illuminazione pubblica del Comune. Il piano, che terminerà a marzo del prossimo anno, prevede anche incentivi per rendere più efficace il trasporto pubblico locale tramite l’uso di veicoli elettrici, grazie all’implementazione di colonnine di ricarica tra le frazioni, nonché iniziative per migliorare i collegamenti con la vicina stazione ferroviaria e per sostituire le caldaie a gpl con pompe di calore negli edifici residenziali.

Secondo la direttrice di ATES Parma Simona Acerbis, tra le aspettative per Restart Bercetoci attendiamo di generare un investimento di 22 milioni di euro, di ridurre le emissioni di CO₂ di 13mila tonnellate all’anno, creare una ventina di posti di lavoro ed elaborare un modello che sia replicabile in altri comuni appenninici”. I vantaggi economici, ambientali e sociali concessi dalle CER possono infatti contribuire a risolvere i problemi principali dei comuni montani, riducendo i costi energetici tramite l’autoconsumo, generando opportunità lavorative e di formazione che consentano il ripopolamento del territorio montano e dando modo, di conseguenza, di poter mantenere con più efficienza il sistema dei servizi. Un ulteriore beneficio per la creazione di una CER è dato dagli incentivi per la condivisione dell’energia, che ammontano a 110 euro MW/h (megawatt l’ora) e che si sommano ai circa 10 euro MW/h di risparmio sugli oneri di sistema e trasporto dell’energia elettrica, dovuti al fatto che l’autoproduzione diminuisce la richiesta di energia dall’esterno. Tali incentivi avranno una durata di 20 anni, dando modo agli investitori di trarre beneficio dalla spesa per la costruzione della CER semplicemente grazie al risparmio cumulativo di energia, oltre che alla possibilità di vendere all’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA), l’energia prodotta in eccesso. Ai benefici di carattere economico delle CER si aggiungono quelli di carattere ambientale, ottenuti grazie all’uso di fonti rinnovabili, ma anche e soprattutto quelli di carattere sociale, dato che il sistema basato sulla condivisione e l’autoproduzione favoriranno fenomeni di ‘cittadinanza attiva’ dando modo ai singoli cittadini utenti di essere coinvolti in prima persona nel fenomeno della transizione energetica.

Essendo una realtà relativamente nuova, le CER non sono ancora state completamente definite dal punto di vista normativo. Solo recentemente, ad esempio, sono stati resi meno stringenti i regolamenti relativi alle limitazioni degli impianti, dando alle CER la capacità di allacciarsi alla rete elettrica attraverso cabine primarie, allargando, di conseguenza, la propria area di distribuzione dell’energia, e di aumentare la potenza del proprio impianto di produzione da 200kW a 1MW.

Oltre ai benefici già elencati, come esplicato da Marco Gardella, ingegnere presso l’Autorità distrettuale di bacino del fiume Po, il progetto Restart Berceto consentirà al Comune di intervenire con maggiore efficacia per combattere il dissesto idrogeologico presente sul proprio territorio: comuni come Berceto, infatti, svolgono un ‘servizio ecosistemico’ aiutando a raccogliere l’acqua piovana prima che questa vada a valle, indirizzandola verso bacini di raccolta e impedendo che questa arrivi ai fiumi di valle a velocità eccessive provocando esondazioni o frane. Se da un lato l’incuria del patrimonio forestale può favorire l’incedere di disastri, specialmente su suoli geologicamente fragili come quello bercetese, una migliore gestione del bosco, oltre a fungere da strumento di prevenzione, può aprile la strada a nuove opportunità lavorative. Finanziare i comuni montani come Berceto non è dunque conveniente solo dal punto di vista ambientale, ma anche da quello economico, dato che consente con una piccola spesa di evitare la costruzione a valle di opere grigie per il contenimento delle esondazioni che, oltre ad essere molto più costose della soluzione preventiva, deturpano spesso il panorama montano e destabilizzano la fauna e flora locale.

Quindi, riassumendo quanto detto finora, il progetto consente in un colpo solo di migliorare l’equilibrio idrogeologico, riqualificare il bosco, riciclare il legno di scarto per la produzione di energia, ottenere come prodotto un carbone utile alla fertilizzazione dei campi, attrarre nuove opportunità lavorative, incentivare le persone a ritornare ad abitare in montagna e garantire, in questo modo, una migliore gestione dei servizi. È in sintesi, un perfetto esempio di economia circolare.

Magnani Malcevschi Gazzolo ALFONSA
Da sinistra: la giornalista e moderatrice della conferenza Letizia Magnani, il professore dell’Università di Parma Alessio Malcevschi e l’ex-assessore regionale Paola Gazzolo. Foto di Giacomo Federico Rubini.

Il futuro? Una rete basata su comunicazione e fiducia

Già nel 2015 iniziative come gli Accordi di Parigi o l’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco avevano messo in chiaro come la crisi climatica fosse ormai divenuta un problema che non potevamo più permetterci di ignorare e come il concetto di sostenibilità inteso come un ‘modo alternativo per fare energia senza inquinare’ fosse ormai divenuto obsoleto. Entrambi i messaggi chiarivano come combattere il cambiamento climatico non fosse solo un nostro dovere ma una nostra responsabilità ed imponevano che la sostenibilità non dovesse essere più considerata come un termine confinato al contesto ambientale, ma dovesse essere accostato a quello economico, politico e sociale. Un concetto condiviso dall’ex-assessore regionale all’ambiente Paola Gazzolo, che ha rimarcato come “le comunità energetiche si basano sul protagonismo dei cittadini: bisogna diffondere il loro impiego non solo per la convenienza, ma anche per etica. Se non ‘vogliamo’ contrastare le emissioni climalteranti accentueremo il problema climatico”.

Non è di certo un caso che le strategie più rilevanti relative al tema della sostenibilità promosse dall’Europa siano anch’esse basate sulla collaborazione e la sensibilizzazione dei cittadini; ne è la prova la stessa Agenda 2030, i cui 17 principi sono stati elaborati tenendo a mente le ‘5p’, ossia persone, pianeta, pace, prosperità e partnership, ma anche le iniziative intraprese dall’Italia e dalle sue Regioni negli ultimi anni.

La Legge Regionale approvata lo scorso 27 maggio è solo uno dei segni che l’Emilia-Romagna è pronta a seguire le direttive europee: oltre a stabilire gli incentivi, tale legge fissa lo stanziamento di risorse, specificando la necessità di formare figure professionali, definire l’albo delle CER, sostenere con un gruppo di lavoro le basi per la loro replicazione e mappare i luoghi utili all’installazione degli impianti. Per la Regione gli obiettivi principali sono due: raggiungere le emissioni 0 entro il 2050 e arrivare al 100% di produzione energetica da fonti rinnovabili entro il 2035. Un obiettivo ambizioso, se si considera che l’Emilia-Romagna è una delle regioni più metanizzate d’Italia.

Da questo punto di vista, le CER saranno necessarie al perseguimento delle direttive europee, come lo sarà l’instaurazione di una rete di comunicazione efficace tra pubblico, istituzioni ed imprese. Ne sa qualcosa l’Università di Parma, che oltre ad ALFONSA si occuperà nel prossimo futuro di coordinare diverse iniziative legate al tema della sostenibilità, come il progetto di censimento delle realtà alimentari che fanno servizi al territorio che avrà inizio il prossimo anno e consentirà di mappare ed intrecciare future collaborazioni con questi tipi di associazione.

Piani come il PNRR, oltre ad aiutare l’Italia a riprendersi dalla pandemia da Covid-19, saranno nei prossimi anni determinanti per cambiare non solo l’assetto e le infrastrutture del Paese ma anche i suoi cittadini, come testimoniato da iniziative quali i 58 interventi di AIPO (Agenzia Interregionale Po) per la rinaturazione e il riassetto del fiume, promossi congiuntamente al MAB (Man and Biosphere), un programma che accompagna al piano infrastrutturale interventi di riscoperta e utilizzo del territorio del fiume.

Anche la città di Parma solo nell’ultimo anno, ha ottenuto finanziamenti per poter compiere progetti di rigenerazione urbana al fine di migliorare la vivibilità della città e la coesione e la partecipazione ai processi di trasformazione dei suoi abitanti. Particolare attenzione sta avendo anche l’argomento giovani, a cui stanno venendo maggiormente dedicati corsi di formazione gratuiti ed opportunità lavorative in tutta la Regione.

Bisogna tuttavia considerare che la strada da percorrere è ancora lunga: un giovane italiano su quattro al momento non lavora e non studia, facendo parte del gruppo dei NEET, e servirà tempo perché iniziative come il Piano NEET promosso dal Governo possano ridurre questo dato allarmante. Un discorso simile può essere fatto per la povertà energetica, che in Italia nel 2021 colpiva più di 2,3 milioni di famiglie, circa l’8,8% del totale nazionale; un fenomeno che, tuttavia, potrebbe essere contrastato dalla diffusione delle CER sul nostro territorio.

Purtroppo, in molti casi ci vorrà del tempo perché i provvedimenti varati da Europa, Italia o dalla Regione Emilia-Romagna e le nuove iniziative promosse per contrastare le continue crisi, emergenze o per riprendersi dagli errori del passato raggiungano la piena efficacia. Per questo è necessario promuovere il dialogo tra enti pubblici, privati e cittadini, al fine di ristabilire un rapporto di fiducia tra le parti che consenta di attuare progetti in un clima stabilito sulla fiducia. Come ribadito dal sindaco Lucchi: “la cappa della guerra impensierisce tutti, ma bisogna pensare al futuro”. Per Berceto il futuro sono le comunità energetiche e l’energia a biomassa. Per noi? Il futuro dev’essere qualcosa in cui valga la pena credere e investire.

di Giacomo Rubini

Link utili:

Italia ancora senza Pnacc. Quali politiche di adattamento per la crisi climatica? (futuranetwork.eu)

Restart Berceto: caso di riqualificazione delle aree interne modello per il Pnrr (ilsole24ore.com)

“Restart Berceto”, il progetto per sostenibilità ed energia green vale 165 milioni (ilparmense.net)

Berceto, energia pulita per un comune sostenibile – Autorità di Bacino Distrettuale del Fiume Po (adbpo.it)

CHI SIAMO – ATES Parma

COMUNITA’ ENERGETICHE: Cosa sono e come funzionano – Elector

Scrivi un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*