“La mamma non si tocca”: e perchè no?

Perchè la campagna pubblicitaria di Control per la festa della mamma è stata bloccata? Perchè l'idea che le mamme abbiano una vita sessuale ci scandalizza tanto? La risposta a tutte e due le domande sta in una cultura patriarcale, nel ritorno di ideali politici bigotti e nella religione usata come arma contro la sessualità femminile.

Fonte: open.online

In occasione della festa della mamma tutti ci siamo ritrovati a fare gli stessi regali, un profumo, un gioiello, un mazzo di fiori e magari li abbiamo anche regalati più volte. Si pensa a cose che potrebbero piacere alla propria madre e per quanto ci si sforzi si finisce sempre lì, sugli stessi identici regali ogni anno. Eppure ci sono tante cose che si potrebbero regalare, se solo ci liberassimo dai soliti cliché sulla mamma. Control Italia ci ha provato e, sfortunatamente per tutte le mamme, gli è stato impedito.

Il 9 maggio 2023 la compagnia di profilattici e sex toys ha pubblicato sulla propria pagina Instagram la campagna pubblicitaria pensata appositamente per la festa della mamma, nata per i cartelloni pubblicitari, e che senza social non avrebbe visto la luce del sole. L’immagine rappresenta una donna con affianco un dildo rosa e recita lo slogan “la mamma non si tocca. O forse si”. L’obbiettivo, come esplicitato anche nella descrizione del post, era proprio quella di sdoganare un’immagine stereotipata e arretrata della madre e finalmente dare spazio ai suoi desideri sessuali del tutto naturali. Ma proprio perchè “la mamma non si tocca”, la sua immagine non può essere affiancata alla sessualità e al piacere intimo, nonostante, come tutti sappiamo, la sessualità gioca un ruolo piuttosto rilevante nella vita delle donne che vogliono diventare mamme.

I commenti sotto al post risultano per la maggior parte positivi, in molti ringraziano Control per la volontà di distruggere i tabù che circondano la figura della madre e anche alcune donne con figli elogiano la compagnia per aver cercato di dare spazio alla loro vita sessuale. Alcuni non sembrano aver compreso il messaggio, accusando l’azienda di aver cercato di inserire i bambini in un contesto a loro non adatto, invitandoli ad acquistare per la madre dei sex toys. La critica parte dalla frase “quest’anno falle un regalo che le farà davvero piacere” e dalla modella scelta, ovvero Nina Palmieri, considerata troppo giovane per avere un figlio grande abbastanza per comprendere il mondo dell’intimità sessuale. Per quanto sia lecito preoccuparsi della possibilità che dei bambini entrino in contatto con il mondo della sessualità prima del dovuto, bisogna pure tener conto che, in quanto bambini, non hanno molte possibilità di acquisto senza che un adulto le supervisioni e soprattutto svolga l’effettiva transizione economica. Insomma, quanti di noi possono dire di aver comprato con i propri soldi il regalo per la mamma quando erano bambini?
Altri commenti hanno messo in luce ulteriormente il disagio che in molti provano nei confronti della sessualità delle mamme, chiedendo chi riuscirebbe mai a comprare alla propria madre un dildo o un vibratore. Questi commenti, per quanto né negativi né positivi, sono indicatori della necessità di parlare di sesso e dell’educazione sessuale, così da poter finalmente non sentirci in imbarazzo davanti ad un atto del tutto naturale.

Tornando alla campagna pubblicitaria, credo necessario doversi chiedere il motivo per cui sia stata censurata e ritenuta non adatta alla pubblicazione. La ragione mi sembra abbastanza ovvia: la mamma è solo una mamma e in quanto tale può solo prendersi cura degli altri.
Il ritratto attuale che abbiamo delle madri è solo uno: creatrici di vita che sacrificano se stesse per garantire il funzionamento della famiglia. Sono coloro che si occupano dei bambini, della casa e spesso e volentieri del marito. Possono essere anche delle lavoratrici, ma non troppo ambiziose perchè dopo tutto sono pur sempre delle mamme e a fine giornata la cena va comunque preparata. Non c’è spazio per i loro bisogni, i loro interessi e i loro hobby, la mamma, quella con la M maiuscola, è solo quella che si sacrifica per gli altri.
Questa immagine stereotipata, e completamente errata, della figura materna sta vedendo un progressivo ritorno, anche grazie alla strumentalizzazione politica che sta subendo e al lampante ritorno di idee bigotte.

Culturalmente parlando siamo fortemente legati alla figura della madre, grazie anche all’educazione di stampo religioso che la maggior parte delle persone in Italia riceve. La famiglia viene presentata in un modo estremamente specifico, e dannoso, non solo dalle istituzioni religiose, ma anche dalle istituzioni politiche, che negli ultimi anni hanno fatto della “famiglia tradizionale” il simbolo di valori politici a dir poco arretrati. L’utilizzo della famiglia come arma politica è estremamente pericoloso, in quanto crea delle aspettative e dei ruoli ben delimitati entro cui è sempre più difficile, se non impossibile, ritrovarsi. I ruoli di genere tradizionali vengono fatti pesare particolarmente sulla donna, alla quale si richiede di rispettarli diventando madre, prendendosi cura della casa e dei figli. Tutto ciò deve essere svolto senza lamentele, stanchezza o possibilità di chiedere aiuto, perchè dopo tutto le mamme sono le rocce della famiglia.

Analizzando la figura della madre, che ci viene proposta da alcune fazioni politiche, vediamo come essa sia facilmente affiancabile a quella proposta dal contesto cattolico: pura ed intoccabile, quasi una martire, quindi non avvicinabile ad un contesto impuro come quello sessuale. Slogan come “io sono una donna, sono una madre, sono cristiana” non fanno altro che mettere in luce cosa la società permette alla donna di essere, una madre, e inserendola ulteriormente in un contesto fortemente religioso che inevitabilmente la sottopone a regole di comportamento specifiche.

In virtù del fatto che la mamma può essere solo una e di un tipo, anche le donne che scelgono di aver figli, pur non rientrando nelle caratteristiche richieste, rappresentano un problema. Vediamo i migliaia di commenti fortemente negativi sotto post di mamme influencer, come Chiara Ferragni, Paola Turani e anche per la neomamma Aurora Ramazzotti. Per quanto si possano trovare “sbagliati” i metodi messi in campo da queste mamme o per quanto non si capisca la necessità di mostrare sui social i propri figli, le critiche che vengono maggiormente mosse a queste donne riguardano aspetti fondamentali del loro lavoro. Perchè vanno ad eventi? Perchè si vestono in quel modo? Perchè si fanno quel tipo di foto? Come fanno a non vergognarsi? Dopo tutto sono mamme. Eccoci di nuovo lì, la parola mamma usata come scatola, come accusa verso le donne che vogliono continuare ad essere quelle che erano prima anche dopo aver avuto dei figli. Mettere al mondo un altro essere umano cambia sicuramente la vita, ma dovrebbe anche arricchirla, non costringerti a privarti di tutte quelle cose che ami fare.
La maggior parte delle critiche provengono da altre donne, che si ritrovano a rinfacciare nei commenti tutti i sacrifici che fanno quotidianamente così da poter incontrare le necessità dei componenti della famiglia. Si capisce, però, che i loro bisogni raramente vengano incontrati e molto più spesso ignorati. La sottile, ma non così sottile, pretesa che le donne all’interno del contesto famigliare debbano mettersi da parte, crea sentimenti di rabbia, gelosia e astio nei confronti di quelle donne che riescono ad avere una vita oltre i figli, nonostante questa vita abbia molto a che fare con il loro lavoro.

Insomma, essere madri in una società che ti insegna fin da piccola a metterti da parte, a dimenticarti di te stessa così da poter facilitare la vita agli altri non è semplice. Vivere sotto il costante scrutinio di chi ti circonda e che magari vive le tue stesse difficoltà è demoralizzante e fa sentire sole. In più, se quando si cerca di creare una conversazione riguardante i tuoi desideri, vengono considerati “troppo volgari”, la soluzione più facile sembra proprio accettare la realtà dei fatti come molte altre donne hanno dovuto fare prima di te. Ma non deve essere così.

Care mamme, è difficile trovare la forza di crearsi uno spazio tutto per sé, è faticoso rompere quella catena di aspettative che viene creata attorno alla maternità da talmente tanto tempo che sembra quasi impossibile capire quando è iniziata, ma si può fare. La campagna Control è un primo visibile passo verso il riconoscimento dei vostri bisogni, delle vostre necessità di donne. Non abbiate paura di pretendere dello spazio all’interno della vostra vita, non accettate la scatola entro cui la società vi vuole, siate le madri che sentite di essere.
Non cedete all’idea che per essere una “brava mamma” dobbiate per forza mettervi da parte. Prendetevi cura di voi stesse, non vergognatevi di volere una vita sessuale soddisfacente anche dopo aver avuto dei figli. Il vostro ruolo di madre non vi toglie la vostra identità di persona. Trovare del tempo per voi stesse al massimo vi renderà madri migliori, vi darà la possibilità di continuare a fare ciò che amate e non temete a chiedere aiuto. La responsabilità della famiglia non ricade solo su di voi, cercate una mano nel vostro partner anche se culturalmente vi viene insegnato a non farlo, perchè anche voi avete il diritto ad essere felici.

di Annachiara Barotti

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