Is this The Best European Show?

Il nuovo spettacolo di Haris Pasovic e Marko Bratuš permette di osservare da vicino le decisioni di una giuria tanto eclettica quanto problematica. Quale risulterà essere il miglior spettacolo teatrale europeo?

Chi almeno una volta guardando un reality televisivo non ha immaginato che cosa succederebbe tra i banchi della giuria? Quello che il regista Haris Pasovic e lo sceneggiatore Marko Bratuš fanno con il loro spettacolo è proprio rispondere a questa curiosità, immaginando di poter osservare in prima persona le decisioni di una giuria incaricata di decretare il miglior spettacolo teatrale europeo. The Best European Show, titolo dello spettacolo e dell’immaginaria competizione, è stato presentato al Teatro Due di Parma domenica 22 Ottobre. 

Tra realtà e spettacolo: i problemi di oggi sul palcoscenico

La pièce teatrale si apre con la presentazione e spiegazione della nascita di uno gara tra paesi europei, ideata e introdotta dal Presidente del Parlamento Europeo, un uomo corrotto e pronto a qualsiasi cosa pur di salvare le apparenze e mantenere l’opinione pubblica in suo favore. La competizione, basata sulla falsa riga dell’Eurovision Song Contest, vuole appunto essere una distrazione dalle voci che circolano riguardo al suo coinvolgimento nel Quatargate del 2022. Fin dall’inizio si vede dunque che cosa sarà il fulcro dello spettacolo, che si propone di mostrare i problemi della società in cui viviamo, nella quale le apparenze sono più importanti della verità e della giustizia, e gli interessi personali fanno da padroni.

Crediti foto: Edgar De Poray, Fondazione Teatro Due

Lo show sposta poi il suo fuoco sulla giuria, scelta proprio dal presidente del Parlamento e composta dai membri più disparati tra politici, scrittori, attori e registi, accompagnati dalla presentatrice del festival e uno stagista. Le personalità dei membri vengono subito mostrate con forza, ed entrano spesso in conflitto, a causa delle diversissime posizioni di ognuno di loro sui diversi spettacoli da giudicare. La votazione diventa la scintilla per mostrare e raccontare della loro vita privata, e da qui comprendere le loro idee e comportamenti. Le proposte dei paesi vengono mostrate al pubblico e alla commissione sottoforma di brevi video clip proiettati su un grande schermo alle spalle del tavolo della giuria e riportano un riassunto dello spettacolo originale, mostrato alla giuria durante le precedenti sere del festival.

La votazione, movimentata e complicata già dalle le forti dispute interne alla commissione, viene ulteriormente ostacolata dalle proteste che stanno avvenendo al di fuori del palazzo, guidate da un gruppo di militanti che richiedono l’annullamento del festival e la verità sullo scandalo riguardante il suo ideatore. I protestanti sostengono che gli spettacoli che i paesi hanno portato in gara e che i giudici devono vagliare non siano in realtà vera arte, e che solamente il vero teatro sarà in grado di riportare la comunità europea, e il mondo intero, alla pace e all’eguaglianza.

Che cosa resta di tutto questo?

È proprio attraverso la metafora del teatro che lo spettacolo si propone di analizzare e portare agli occhi degli spettatori quanti problemi siano ormai radicati nella nostra società, dalla corruzione all’emergenza climatica, dall’egoismo alla lotta al politically correct, dal sessismo alle discriminazioni. 

La criticità di questa commedia satirica è proprio questa: analizzando ognuno di questi problemi e non concentrandosi su nessuno di essi in particolare, l’attenzione dello spettatore viene costantemente spostata da argomento ad argomento, senza avere il tempo di riflettere a fondo su ciò che è appena stato presentato. La carne messa al fuoco è tanta, e ogni spunto viene visionato in maniera superficiale e incorrendo in alcuni cliché. 

Il finale, sicuramente ad effetto e molto scenico, non fa altro che aumentare questa sensazione di caos e stranezza. Probabilmente era questo l’intento del regista e dello sceneggiatore, e se volevano trovare un finale che  rimanesse nella mente dello spettatore sono completamente riusciti nel loro intento.

Crediti foto: Edgar De Poray, Fondazione Teatro Due

Ciò che colpisce positivamente è quanto nella realtà si veda ciò che era il vero spirito dello spettacolo, ovvero la collaborazione europea.

Il cast, composto da attori incredibilmente capaci di emozionare ed entrare nel cuore degli spettatori, è una combinazione di artisti di diverse parti d’Europa, e la stessa produzione è il frutto dell’Unione di molti paesi: Italia, Slovenia, Malta, Polonia e Kosovo. Per mostrare ancora di più la sua internazionalità, lo spettacolo è interamente recitato in lingua inglese, a parte la premessa iniziale in italiano.

Lo spettacolo svolge un ottimo lavoro per quanto riguarda la presa di coscienza riguardo ai problemi della società del giorno d’oggi, offrendo una porspettiva ampia e trattando argomenti che non vengono affrontati quotidianamente, come il rapporto tra genitori e figli e quanto questo impatti sulle vite di ognuno. Questo fa in modo che la piéce non si esaurisca sul palcoscenico, ma costringa in qualche modo lo spettatore a ripensare a ciò che gli è stato mostrato, sviluppando un pensiero o almeno prendendo in considerazione situazioni alle quali non aveva mai prestato più di tanta attenzione. Forse per questo lo spettacolo sembra in qualche modo non analizzato in profondità, proprio per dare allo spettatore la possibiltà di costruire o ripensare alla propria posizione si argomenti trattati.

E’ difficile giudicare se questo possa davvero essere il miglior spettacolo europeo, ma è senza ombra di dubbio un ottimo candidato.

di Elena Camuti Borani

Crediti foto iniziale: Edgar De Poray, Fondazione Teatro Due

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