Sinner come Panatta? Di simile c’è solo il (grande) talento

Vittoria storica a Vienna per Jannik Sinner che diventa il secondo tennista italiano a vincere dieci tornei ATP, prima di lui solo “il Cristo dei Parioli” Adriano Panatta

Quarantasette anni. Questo il tempo che abbiamo atteso per vedere di nuovo un italiano al quarto posto del ranking mondiale. Jannik Sinner, tennista classe 2001 nato a San Candido, in provincia di Bolzano, però, non si accontenta e meno di un mese dopo l’impresa contro Carlos Alcaraz, il numero due al mondo, vince in tre set contro Daniil Medvedev (3° al mondo) per aggiudicarsi l’ATP 500 di Vienna. Con questa vittoria eguaglia nuovamente un record solitario dell’ex tennista e oggi opinionista televisivo Adriano Panatta, in attività negli anni ’70, vincendo il suo decimo torneo a soli 22 anni.

La pesantezza dei trofei vinti non è paragonabile, ma il futuro dell’altoatesino sembra riservargli una carriera quanto meno all’altezza di quella di Panatta.

La carriera di Adriano Panatta

Figlio del custode del Tennis Club Parioli, il piccolo Adriano nasce nel 1950 e cresce con la racchetta in mano nonostante sognasse di fare il nuotatore. Le sue qualità sono chiare da subito e l’esordio nel circuito Open avviene a soli 18 anni.

Vince il suo primo torneo ATP a 21, ma la svolta arriva nel 1975: in quell’anno vince il primo trofeo importante della sua carriera, il Super Series di Stoccolma – oggi comparabile a un ATP Masters 1000, il circuito di tornei più importante e più ricco dopo quelli del Grande Slam. Da lì il suo tennis raggiunge vette mai viste prime.

Il ’76 è probabilmente l’anno migliore mai vissuto da un tennista nostrano in quanto a trofei. Ancora venticinquenne Panatta vince a maggio gli Internazionali d’Italia, giocati a Roma, e subito dopo vince a Parigi, sul campo del Roland Garros, l’unico torneo del Grande Slam mai vinto da un italiano. Due mesi dopo, il 24 agosto, diventa il primo azzurro nell’era computerizzata ad arrivare al quarto posto nel ranking mondiale.

Sempre nello stesso anno Adriano Panatta porta sul tetto del mondo l’Italia alla Coppa Davis, il campionato tra nazioni del tennis. Nella finale, contro il Cile padrone di casa, oltre alle fantastiche prestazioni in singolo e in doppio, fa parlare di sé per la maglietta indossata: rossa, come i fazzoletti delle donne che in quegli anni protestavano per i desaparecidos provocati dal regime dittatoriale di Pinochet. Un messaggio politico e umanitario importantissimo e coraggioso, che segnala ancora una volta la straripante personalità del “Cristo dei Parioli”. Ed è probabilmente stata proprio questa personalità a ‘limitarlo’ come atleta.

Dopo il ‘76 vince un trofeo all’anno fino al 1980, ma solo tornei minori. Nelle pagine dei giornali è comunque presente, ma più per i presunti tradimenti alla moglie che per le prestazioni sul campo. Decide di ritirarsi a soli 33 anni, dedicandosi principalmente alla televisione e per un paio di anni al ruolo di allenatore dell’Italia in Coppa Davis.

Il tennista pop

Fonte: Umberto Pizzi Photographer

L’attenzione mediatica su Panatta si è spesso concentrata più sull’uomo che sull’atleta. Un carattere sopra le righe e un amore viscerale per la vita mondana l’hanno reso una star per il grande pubblico, ma ne hanno probabilmente condizionato le prestazioni in campo. I flirt sono difficili da contare, sicuramente tra i più importanti quello con una giovane Loredana Berté, che, infatti, dedicherà diverse canzoni al tennista.

Il matrimonio con Rosaria Luconi nel 1974 e le successive vittorie nel ’75 e ’76 sembravano aver messo sulla retta via il giovane talento. Ma già dal ’77 ritorna sulle prime pagine per presunti rapporti amorosi extraconiugali e alcuni atteggiamenti poco professionali; allenamenti saltati, tornei affrontati in una forma quantomeno rivedibile e una vita mondana a volte sregolata non gli hanno concesso di rincorrere il podio del ranking mondiale, lasciando tutti con numerosi dubbi su cosa avrebbe potuto ottenere se si fosse dedicato completamente al tennis.

Uno dei più grandi ‘what if’ dello sport italiano, elegante come pochi e affascinante sia dentro che fuori dal rettangolo di gioco, tra i primi sportivi a diventare un’icona pop per il grande pubblico: questo è stato Adriano Panatta nei suoi anni con la racchetta in mano.

E Sinner che c’entra con Panatta?

Il giovane ‘malpelo’ altoatesino sembra percorrere una strada totalmente diversa. Un’attenzione spasmodica a tutte le sfumature della vita da atleta, un carattere mite e apparentemente poco stravagante fanno ben sperare per la sua carriera.

Il 2022 è stato un anno sfortunato a causa di molti infortuni, ma questo 2023 ha regalato moltissime gioie a Jannik Sinner e sembra potersi concludere nel migliore dei modi. Dopo il ritiro, tra le polemiche con gli organizzatori, dal torneo di Parigi-Bercy, nel mirino ci sono le Nitto Finals di Torino e le finali di Coppa Davis che si giocheranno a Malaga tra il 21 e il 26 novembre.

Il giovane astro nascente (o già nato?) potrebbe riuscire a diventare entro fine anno l’italiano più vincente di sempre e a portare la Coppa Davis in Italia, come solo Adriano e i suoi compagni del ’76 sono riusciti a fare.

Il domani splende davanti a Jannik Sinner, la sfida con Carlos Alcaraz – classe 2003 – per i posti più alti del ranking mondiale ha le potenzialità per entrare negli annali di storia del tennis. Se si manterrà a debita distanza dal vortice della fama e riuscirà a evitare gravi problemi fisici, potremmo avere davanti a noi il miglior tennista italiano di sempre.

di Cristiano Guagliardo

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