Con gli occhi dei siriani: “Vi racconto il dramma di Aleppo, città dell’amore”

GLI ORRORI DELLA GUERRA CIVILE SIRIANA VISSUTI DA UNA STUDENTESSA DELL'UNIVERSITÀ DI PARMA

1La chiamano guerra civile siriana ma per noi è solo un lontano spargimento di sangue. Eppure lo scenario siriano è quello di un massacro che si protrae ormai dal 2011 e che ha provocato 260.758 morti di cui circa 76.000 civili secondo i dati diffusi dal Syrian Observatory for Human Rights del dicembre 2015.

La Siria: un luogo da cui scappare ma anche una grande Nazione dal passato prestigioso. Aleppo, seconda città per importanza, aspetta che finisca la guerra per ritornare a essere quello che era prima del 19 luglio 2011: una straordinaria comunità nel settentrione del Paese, popolata e ospitale.
Nissrin Badarii è nata là, venticinque anni fa. Aleppo era per lei e per molti giovani un luogo sicuro in cui coltivare sogni e speranze. Nella sua città si viveva bene: i parenti, gli amici, un sistema scolastico che funzionava, l’Università e anche un buon lavoro. Oggi vive a Parma con la sua famiglia e studia nella nostra Università.
Il suo cambiamento, la sua storia, sono indissolubilmente legati alle sorti della sua città natale e alla guerra in atto.

18ALEPPO PRIMA E DOPO LA GUERRA – Le prime avvisaglie della crisi siriana si hanno nei primi due mesi del 2011.
Prima che scoppiasse la guerra, la mia città era un luogo bellissimo in cui vivere insieme. Lì avevo tantissimi amici e molti di loro erano cristiani. Con loro non ci sono mai stati problemi. Sono musulmana eppure da piccola ho studiato in una chiesa cristiana; lì ho stretto tante amicizie belle e durature”. Tradizionalmente la Siria ha fama di essere una Nazione ospitale e tollerante dove il pluralismo confessionale non è mai stato un problema. Circa il 10% della popolazione è cristiana ed è concentrata nella parte settentrionale del Paese. La Siria è una terra che ha accolto profughi e rifugiati soprattutto provenienti dall’Iraq e dal Libano. Gli indicatori economici erano di tutto rispetto con il tasso di disoccupazione all’8,5%. “La città di Aleppo era anche il distretto industriale più importante del Paese con una concentrazione imprenditoriale di circa trentamila aziende. Il lavoro non era mai stato un problema. Il mio primo impiego è stato negli uffici amministrativi dell’Università di Aleppo, in seguito ho lavorato con mio padre”.

644171_545974735422590_1167330605_nPoi è la guerra e tutto cambia. Luglio e agosto 2012 sono cruciali per Aleppo e Damasco: si combattono battaglie tra le truppe filogovernative e i ribelli dell’Esercito Siriano di Liberazione. Comincia l’odissea di Nissrin.  “In poco tempo abbiamo visto accadere tante cose, abbiamo sentito rumori di spari e bombe nelle strade della mia città. Ci sono stati dei morti. Abbiamo visto cose che voi non potete nemmeno immaginare” racconta Nissrin emozionata.
Suo padre Man è un ingegnere, si occupa di ambiente ma è anche uno stimato artista; le sue opere sono note in Siria e anche qui a Parma, dove ha esposto in due occasioni. È in questo drammatico contesto che Man decide che ormai Aleppo non è più la città sicura di un tempo. Nissrin, che ha già una laurea in Ingegneria ambientale, si è iscritta nel frattempo a Economia e ha anche un buon lavoro ma bisogna lasciare tutto e partire. Sua mamma è italiana, anche se fin da piccola è cresciuta ad Aleppo, così si opta per l’Italia. All’inizio si pensava che la guerra dovesse essere di breve durata e per questo si decide di raggiungere la Penisola con un normale permesso di soggiorno di due mesi. I calcoli si rivelano del tutto sbagliati: da tre anni Nissrin vive a Parma ancora con un permesso di soggiorno. In Italia studia Lingue e Letterature Straniere nella nostra Università e coltiva il sogno di fare la scrittrice. All’attivo ha due romanzi scritti in arabo ed è in contatto con case editrici francesi per una eventuale pubblicazione.

nissrin imm evidGLI ORRORI DELLA GUERRA E IL TRAUMA DEL TRASFERIMENTO – Il cuore, però, Nissrin l’ha lasciato ad Aleppo: “Per me è la città dell’amore – aggiunge – perché quando la vedi te ne innamori subito. Ogni volta che penso alla bellezza di Aleppo, la città antica con la cittadella, le stradine lastricate, i vicoli, i suq con le porte di legno, i pergolati di gelsomino, mi commuovo: sono luoghi che ti rimangono nel cuore”. Oggi molti quartieri di Aleppo sono ridotti a un cumulo di macerie: la guerra è dappertutto, nei quartieri si combatte strada per strada. Morte e dolore sono disseminati un po’ ovunque. Il trauma del trasferimento è il principale costo da pagare. “I primi tempi, quando sono arrivata a Parma, ero disperata: non riuscivo ad ambientarmi e me ne stavo molto tempo chiusa in casa, uscivo solo per frequentare corsi di lingua italiana: il mio cuore era rimasto nella mia città. Se fosse stato per me, sarei rimasta in Siria, anche con la guerra“. Nissrin vive quotidianamente con l’angoscia per chi è invece rimasto nell’inferno della guerra civile. È una preoccupazione costante: è come convivere con una ferita aperta. Ricevere notizie da Aleppo è fondamentale per Nissrin che lì ha lasciato il resto della sua famiglia paterna e tanti amici. “M’informo attraverso la rete, uso i social, Whatsupp e Skype per parlare con i miei amici e per avere loro notizie; i miei familiari stanno tutti bene ma ho appreso con dolore che quattro miei amici sono morti durante i combattimenti nella città”.

Almeno lei ha trovato sicurezza: c’è l’Università, gli esami da dare, le nuove amicizie, i suoi romanzi da completare. E c’è il teatro. Nel 2015 è fra le attrici dello spettacolo ‘Non per amore’ per la regia di Andreina Galeari rappresentato al Teatro Due. Ma vivere così lontani dalle proprie radici non è facile: “C’è voluto un anno per cominciare ad abituarmi; adesso parlo meglio l’italiano e questo mi aiuta a integrarmi di più. Qui a Parma mi sono trovata benissimo anche se a volte ho percepito la sensazione di non essere gradita: alcune persone, ma sono una minoranza, quando si accorgono che sono araba mi trattano con distacco. Un giorno, mentre ero sul bus, un signore accortosi che ero araba perché stavo parlando al cellulare, non mi ha risparmiato ingiurie; ha cominciato a inveire contro di me accusandomi di essere straniera e di non rispettare le regole; inutilmente ho cercato un dialogo. Ho pianto. Non sono abituata a queste cose, in Siria non mi era mai capitato. Sono venuta in Italia non per rubare il lavoro agli italiani ma per sfuggire alla guerra. Cosa ne sa lui delle mie sofferenze? Cosa ne sa lui della guerra? Non bisognerebbe mai giudicare una persona prima di conoscerla. In Siria abbiamo vissuto l’orrore e la morte, persino per accaparrarsi un po’ di cibo si rischiava la vita. È difficile lasciare la propria terra e andare lontano dove non si conosce nessuno e nessuno ti conosce.”
Alla fine questa guerra finirà. ” E quando finirà tornerò subito in Siria: il mio futuro lo vedo là“.

 

di Michele Panariello

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