A lezione da Barilla, Chiesi e Dallara: Ecco come investiamo sui giovani

PROFESSORI PER UN GIORNO DI ECONOMIA INDUSTRIALE EUROPEA

barilla chiesi dallara“Noi abbiamo bisogno di voi, l’Università ha bisogno delle aziende del territorio, ma queste aziende hanno bisogno dell’Università e delle creatività dei suoi studenti”. Con queste parole il rettore Loris Borghi ha accolto i rappresentanti di tre tra le più importanti aziende parmensi ed italiane: Dallara, Chiesi e Barilla. I tre industriali, Guido Maria Barilla, Alberto Chiesi e Gian Paolo Dallara, sono stati i protagonisti della lezione del corso in Economia industriale europea, i migliori professori per parlare di ‘manifattura di qualità‘. All’alba del terzo millennio, infatti, l’Università  non può e non deve considerarsi una torre d’avorio ma deve intrecciare sempre di più un legame col territorio e i suoi maggiori esponenti.
La lezione, organizzata dal professor Franco Mosconi, titolare della cattedra Jean Monet dell’Università, si è svolta mercoledì 9 marzo nel nuovo polo didattico di economia in via Kennedy, in un’aula k16 gremita.

“Cinquant’anni fa la vettura era essenzialmente meccanica – spiega Gian Paolo Dallara – l’elettronica non c’era. Oggi è per il 50% meccatronica e in futuro sarà ancora meno meccanica.” I cambiamenti che hanno coinvolto il settore dell’automobile devono essere percepiti dalle università, che spesso non riescono a essere sufficientemente aggiornate: “Adesso la parte meccanica è ben conosciuta e radicata. Nelle università si insegna  a conoscere l’automobile per il 90% meccanica e per il 10 % meccatronica.” L’ingegnere, nel tracciare un quadro di quella che è considerata un media impresa, con un fatturato sotto i 300 milioni di euro, ha sottolineato come i progressi tecnologici siano rapidi ed incalzanti, tanto da aver reso obsoleta la cara e vecchia matita. “I disegni a matita sono ormai inutili, dovrebbero essere poi integrati attraverso elaboratori elettronici. Anche gli stilisti, gli unici che l’utilizzano, vedono il loro lavoro convertito in equazioni”.
Nonostante queste difficoltà di aggiornamento, l’università riesce a sostenere questo settore grazie alla formazione di giovani con una qualità apparentemente semplice, ma fondamentale: imparare a convertirsi. “Nelle aziende innovative il profilo medio deve essere basso. Questi giovani continuamente devono fare cose diverse, perché il mondo si evolve con una velocità tale che tutto è sempre nuovo. I ragazzi sono così costretti a inventarsi, ma ci riescono perché hanno la fortuna di fare cose sempre nuove e stimolanti.” Le richieste sono continue per aggiornare i circuiti , progettare vetture più sobrie e migliorare l’aerodinamica. Per realizzare
questi progetti, il gruppo Dallara si serve di un team di 12 ingegneri di cui il più ‘vecchio’ ha 35 anni, mentre i più giovani sono neolaureati. “Alcuni devono discutere la tesi per poi iniziare a lavorare il giorno dopo.” I giovani, dunque, non valgono solo per una questione di immagine ma sono fondamentali per la crescita dell’azienda. “Mi entusiasmo di queste cose, mi stanco ma mi trovo giovane.”

barilla chiesi dallara 1Chiesi, azienda fondata nel 1935 ed appartenente alle grande impresa con un fatturato di 1,3 miliardi di euro, vanta nel 2014 una crescita del 8,4% rispetto all’anno precedente. Questo dato sembra ancora più notevole se paragonato al tasso di crescita del Pil non solamente in Italia ma anche negli altri Stati della zona dell’euro. Pur essendo un’impresa notevolmente più piccola rispetto ad alcune concorrenti europee o americane, Chiesi si attesta leader mondiale in alcune nicchie specializzate. “La nostra azienda – spiega Alberto Chiesi – ha scelto di vivere in modo innovativo, secondo le proprie capacità e le proprie attitudini. Come? Investendo in ricerca e sviluppo almeno il 20% del fatturato per poter contare su una crescita sostenibile.” Il gruppo Chiesi si è mantenuto competitivo scegliendo di restringere l’ambito delle sue attività di ricerca a pochi settori terapeutici: settore respiratorio, settore neonatale e il settore di alcune malattie rare. “In questo modo noi investiamo in pochissime aree terapeutiche e possiamo competere in queste aree per qualità e quantità anche con grandi multinazionali. Abbiamo scelto di essere una azienda super-specializzata in pochi ambiti. Per garantire ciò è necessario dotarsi di tutti gli strumenti organizzativi e tecnici per una ricerca di massimo livello.”  Al centro di ricerca lavorano 400 persone, di questi il 75% è laureato in discipline scientifiche, e 40 lavoratori hanno conseguito un dottorato di ricerca. Alberto Chiesi accenna quindi all’organizzazione aziendale, in cui si distinguono: il personale scientifico (tecnici di laboratorio, microbiologi, chimici, farmacisti, farmacologi, medici, esperti di biostatistica, organizzatori di trial clinici, tutti in grado di relazionarsi a livello internazionale), il personale manageriale (manager, tecnici di produzione, operai specializzati nel condurre linee di confezionamento automatiche), il personale marketing (specialisti delle vendite, esperti di economia sanitaria). L’età media
dei lavoratori è inferiore ai 35 anni.

barilla chiesi dallara 2Barilla, una delle pochissime multinazionali manifatturiere italiane con un fatturato di oltre 3 miliardi di euro, è un’azienda simbolo di apertura al mondo del mercato internazionale. Fonda le proprie radici negli anni ’50, per opera di Pietro Barilla, che reduce dalla Seconda Guerra Mondiale, decide di partire per gli Stati Uniti. Qui si accorse di quanto fossero importanti nelle produzioni di largo consumo alcuni strumenti di comunicazione che in Italia erano ancora sconosciuti: primo fra tutti il packaging. Tornato dagli Stati Uniti decise di vendere al consumatore un prodotto impacchettato con il marchio dell’azienda produttrice. “Questo è stato il momento in cui sono nate le idee di marketing dell’azienda – spiega Guido Barilla –  e oggi siamo conosciuti come un’azienda di comunicazione e ad ogni idea imprenditoriale facciamo seguire un investimento tecnico, produttivo o di filiera. Questo è il principale segreto del nostro successo. Fare industria nell’alimentare richiede che ogni singolo giorno vengano svolte milioni di funzioni poichè il prodotto è materia organica, viva, che può subire alterazioni. Affinchè questo sia reso possibile si rende necessario effettuare degli investimenti finanziariamente significativi e a lungo termine.” Oggi la Barilla ha in Italia 10 stabilimenti, 5 mulini e possiede altri siti produttivi sparsi per il mondo: uno in Russia, uno in Turchia, uno in Grecia, sei in Francia, due negli Stati Uniti e uno in Messico.

“Le famiglie hanno diverse generazioni radicate nel territorio e ‘affetto‘, una parola che con ‘impresa’ non va molto di moda, ma esiste un affetto di impresa che va preso in considerazione. L’imprenditore e l’azienda hanno una forma affettiva verso il territorio.” Secondo Guido Maria Barilla, che parla anche a nome di Dallara e Chiesi, bisogna ridare qualcosa al territorio in nome di questo affetto, non per una questione di riconoscenza ma per meglio integrare la propria attività. “Perchè per sostenere le nostre imprese abbiamo bisogno del territorio, cioè le persone che ci vivono e rendono possibile il normale sviluppo delle aziende. Ovviamente esistono strategie opposte, radicate in certe branchie della finanza, in cui questo livello etico/partecipativo è meno sentito. La nostra è una scelta, che riteniamo sia un vantaggio per questo Paese.”

 

di Marco Rossi e Francesca Vignola

2 Commenti su A lezione da Barilla, Chiesi e Dallara: Ecco come investiamo sui giovani

  1. Molto interessante! Mi piace il focus sul fattore umano e l’aggancio al territorio. Tecnologia e finanza sono importantissimi, ma sono ancora le persone che fanno la differenza!

  2. Articolo molto interessante. Ci induce a ben sperare per il futuro del nostro Paese, non solo in termini economici ma anche per la crescita e lo sviluppo di una classe dirigente competente ed innovativa.

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