Draghi cancella il ministero dello Sport, ma forse è un bene

Nel nuovo governo non è presente il ministero dello Sport, ma per Coni e federazioni sportive è meglio così. Valentina Vezzali è stata nominata sottosegretaria allo Sport

Dal profilo facebook di Valentina Vezzali

In occasione della presentazione del Consiglio dei ministri effettuata dal nuovo premier Mario Draghi, in tanti hanno notato l’assenza del ministero dello Sport. Non si tratta di una novità assoluta, bensì di un ritorno al passato. La presenza del ministero dello sport nella scena politica italiana è infatti abbastanza altalenante: in certe occasioni è stato incorporato ad altri ministeri o dipartimenti (turismo e spettacolo, beni e attività culturali, spettacolo e sport, politiche giovanili e sportive), in altri casi ha vissuto una vita propria, come nel 2016 con il governo Gentiloni.

La scelta riproposta dalla precedente legislatura non ha ottenuto un grande successo e anzi ha rischiato di creare non pochi danni allo sport italiano. Una buona fetta delle colpe può essere attribuita al precedente ministro, Vincenzo Spadafora, assolutamente inadeguato e incompetente, per sua stessa ammissione, in materia sportiva.

Quando diciassette mesi fa ho giurato come ministro per le Politiche giovanili e lo Sport eravamo in un’altra era, in un…

Pubblicato da Vincenzo Spadafora su Mercoledì 3 febbraio 2021

Un altro problema è stato proprio dovuto al fatto che lo sport non dovrebbe essere gestito o guidato dallo Stato e dagli interventi politici, ma dal CONI (Comitato Olimpico Nazionale Italiano), ente pubblico e non economico, che funge da raccordo per tutte le federazioni sportive nazionali. Proprio in questo ambito si è rischiata la catastrofe sportiva, cioè quella di non poter partecipare alle prossime Olimpiadi di Tokyo; questo perché, nonostante la vigilanza governativa, il CONI non risponde in sede politica di questioni riguardanti l’ambito sportivo, in linea con le disposizioni del Comitato Olimpico Internazionale che obbliga i comitati dei Paesi membri all’indipendenza dal potere governativo.

Sostanzialmente il concorso di colpe tra gli ultimi due governi aveva portato l’Italia ad un punto di (quasi) non ritorno: la riforma dello sport, approvata dal primo governo Conte (Movimento 5Stelle e Lega) nel 2018, aveva di fatto privato il CONI dalla sua indipendenza; nonostante le numerose avvertenze di Bach, presidente del Comitato Olimpico Internazionale e di Malagò, presidente del CONI, la situazione non era stata affrontata. Il cambio di ministri, Giorgetti-Spadafora, non aveva risolto il problema. La situazione non si è sbloccata fino all’ultima settimana di gennaio 2020, quando – in extremis –  uno degli ultimi provvedimenti firmati dal Conte-bis ha, in parole povere, restituito al CONI la sua autonomia. Riuscite a pensare a qualcosa di più tipicamente italiano?

Coni e federazioni sportive approvano la decisione

Proprio in relazione a questo fatto, molti esponenti dello sport italiano, delle federazioni sportive e del CONI stesso, hanno recepito con ottimismo questa mancata riconferma del ministero sportivo, che dovrebbe portare ad una maggiore autonomia rispetto alla politica. Il presidente della Federazione Italiana Rugby, Alfredo Gavazzi, come riporta Repubblica, ha detto: “Draghi mi ispira tanta fiducia per quello che ha dimostrato nel passato. Non ci siamo confrontati ancora in questo senso, quindi staremo a vedere. La mancanza del ministero avrà una motivazione che però non conosco. L’unica cosa che so è che lo sport è un mondo importante, in Italia e anche fuori”.

Di parere simile anche i principali esponenti di altre federazioni, come Luciano Buonfiglio, presidente della federazione italiana canoa e kayak: “Sono sempre portato a pensarla positivamente. Mi farebbe piacere che l’assenza di un ministero sia un segnale di riconoscimento a una maggiore autonomia del Coni. Non si può però perdere più tempo, come in altri settori importanti del Paese; le Federazioni stanno vivendo un momento difficile”.

Giovanni Malagò, presidente del CONI

Sempre Repubblica ha riportato i commenti anche di Angelo Cito, presidente della Federazione italiana di taekwondo e di Marco di Paola, presidente della Federazione italiana sport equestri. Il primo ha detto: “Personalmente non sono preoccupato. Ho sempre creduto che fosse il Coni l’istituzione preposta ad occuparsi di sport. Il governo Draghi, guidato da una persona così autorevole, saprà trovare la delega alla persona più giusta”, mentre il secondo ha commentato: “Abbiamo molta fiducia nel presidente Draghi e siamo convinti che la scelta che farà sarà la migliore per aiutare lo sport a poter ritrovare la serenità che in questi ultimi due anni è mancata con evidenti ripercussioni nella gestione federale”.

C’è anche, però, chi non si è trovato d’accordo con la decisione presa dal nuovo governo, giudicando un passo indietro la rinuncia al ministero dello sport. Ad esempio il vicesindaco di Parma, Marco Bosi, aveva lamentato questa assenza con un post su Facebook in cui esprimeva la sua delusione: “Sono passate oltre 2 settimane dalla nomina dei ministri del Governo Draghi, una settimana dalla nomina dei sottosegretari e dello sport non vi è traccia. Sono sinceramente stanco che Governo dopo Governo lo sport venga considerata l’ultima delle questioni“.

Sono passate oltre 2 settimane dalla nomina dei ministri del Governo Draghi, una…

Pubblicato da Marco Bosi su Martedì 2 marzo 2021

Valentina Vezzali sarà il sottosegretario allo Sport

La delega ad una personalità autorevole e apprezzata dal panorama sportivo alla fine è arrivata, almeno sulla carta. Si tratta di Valentina Vezzali, una delle più grandi schermitrici e sportive della storia italiana e olimpica. La notizia è di poche settimane fa e segna un forte punto di svolta nei confronti del passato. Infatti, un punto in comune di quasi tutte le precedenti esperienze riguardava il fatto che il ministro o il sottosegretario incaricato non fossero degli sportivi o degli esperti in materia.

L’unica eccezione finora si era manifestata con il governo Letta nel 2013, ma durò poco più di tre mesi. In quell’occasione, il ministro per le pari opportunità, lo sport e le politiche giovanili era stata Josefa Idem, ex canoista e politica di origine tedesca, poi naturalizzata italiana. L’ex azzurra, olimpionica a Sidney 2000, è stata finora l’unica positiva eccezione – in questo senso – non più destinata a rimanere l’unica.

La Vezzali, in una nota pubblicata dopo la sua nomina, si è dichiarata “profondamente onorata per l’incarico ricevuto dal Presidente del Consiglio. Essere chiamata ad occuparmi di sport, cioè di quello che è il mio mondo e la famiglia dalla quale provengo, è per me una sfida importante che affronterò con tanta umiltà e forte determinazione”. L’ex campionessa azzurra ha poi dichiarato come il suo focus sarà rivolto soprattutto verso “lo sport di base: un universo di società, lavoratori sportivi, ma anche volontari ed appassionati e, soprattutto, tanti ragazzi, che stanno soffrendo più di altri per le costrizioni conseguenti alla pandemia”.

Guardando alla sua precedente esperienza politica, deputata dal 2013 al 2018, ci si può fare un’idea di quelle che possono essere le prime iniziative alle quali la Vezzali potrebbe dedicarsi. Ad esempio, l’educazione motoria nelle scuole elementari fu il suo cavallo di battaglia per cercare di seminare una cultura sportiva che -rispetto ad altri Paesi – all’Italia manca ancora. Quello che invece le viene richiesto dal mondo dello sport riguarda in primo luogo il far arrivare nuovi fondi con l’erogazione, nel Decreto Sostegno, di nuovi bonus per i collaboratori, aiuti consistenti per le società e ristori per l’impiantistica dei centri sportivi in gran parte affidata ai Comuni che però ora si trovano con le casse vuote.

 

di Pierandrea Usai

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