“Servant of the people”: serie televisiva o prodotto politico?

Cosa farei, se fossi io il presidente? La serie di Zelensky è la storia di un uomo del popolo che risponde a questa domanda. Non solo un uomo comune, ma soprattutto un cittadino onesto.

© Kvartal 95 Studio

Il titolo originale è Sluha Narodu (in ucraino: Слуга народу), che in italiano può essere tradotto come Servitore del popolo oppure Il servo del popolo, lo stesso nome nome che Volodymyr Zelensky ha scelto di dare al partito nelle vere elezioni. Zelensky ha utilizzato la tv per mostrare un’altra Ucraina. Questa è la prima volta nella storia che una serie televisiva diventa un veicolo politico. Zelensky impersonava un uomo diventato presidente per caso e, dopo cinque anni, lui stesso è diventato presidente, non per caso, ma sfruttando quella stessa popolarità che ha ottenuto con la serie televisiva. Sluha Narodu ha debuttato il 16 ottobre 2015, concludendosi dopo tre stagioni nel marzo 2019.

Lo show è stato realizzato con un budget irrisorio dai comici di Kvartal 95, personaggi dello spettacolo che al tempo lavoravano per la televisione dell’oligarca Igor Kolomoysky. Tra quei comici, c’era appunto lo stesso Volodymyr Zelensky, il quale ha ideato, scritto e co-girato la serie. Sluha Narodu ha avuto un successo senza precedenti in Ucraina: è in assoluto la serie più vista della storia del Paese. Questo anche perché veniva trasmessa pure su YouTube con i sottotitoli in inglese. La prima puntata vanta la bellezza di oltre 9 milioni di visualizzazioni, un numero destinato ad aumentare.

Se si vuole conoscere la situazione geopolitica attuale guardando una serie, questo non è il prodotto giusto. La serie, di genere comedy, non è utile a studiare la condizione geopolitica attuale, Tuttavia, La7, l’emittente che ha acquistato i diritti della serie in Italia, affianca alla proiezione dello show, il commento di Andrea Purgatori e la visione di documentari politici. In questo modo, attraverso la contestualizzazione della serie, si riesce a cogliere meglio alcuni aspetti. Infatti, se la guardiamo con attenzione, ci sono dei dettagli pungenti che qualcosa ci dicono, per cui vale la pena guardarla.

Vasily incontra i funzionari di governo
Vasily incontra i funzionari di governo, per la prima volta, davanti alla porta del bagno (© Kvartal 95 Studio)

Il protagonista di Слуга народа, Vasily Petrovich Goloborodko, è perennemente in canotta, incarna l’ucraino medio, almeno da un punto vista sociale, ma non c’è mostrato nulla della sua vita. Troppo poco spazio è lasciato al Vasily professore. Dopo pochi minuti dall’inizio della serie egli è già diventato presidente. Non si fa in tempo a immedesimarsi in lui. Cosa sappiamo della sua vita precedente? Nulla. Essa ci viene raccontata per flashback.

Vasily ha vinto le elezioni grazie alla vitalità di un video girato da uno dei suoi studenti a sua insaputa. I due fattori della sua vittoria sono il crowdfunding e Youtube, due strumenti della rete per rompere la comunicazione tradizionale dei media.

La costituzione ucraina prevede che il presidente neoeletto debba sciogliere il parlamento per nominare i nuovi ministri. Il nuovo presidente sceglie tra i suoi amici, tra le persone di cui si fida, con cui è cresciuto, i membri del nuovo governo. Qui si intravede il primo elemento di denuncia sociale: la corruzione dei funzionari di governo porterà il neopresidente a mandarli tutti a casa, creando un gabinetto di cittadini ordinari e affidabili, da lui direttamente selezionati tra il popolo di cui lui stesso fa parte.

La prima cosa di cui si deve occupare il neopresidente è la costruzione dell’immagine. Si parte dal servizio fotografico. La foto per il documento ufficiale non ha bisogno di un sorriso, in quanto non ha un pubblico ed è in forma istituzionale. Lo scatto per il sito presidenziale, invece, è sull’occhio di tutti, quindi, ha bisogno di un sorriso. Il quadro dell’ufficio ha bisogno di uno scatto di profilo. La foto per i giovani non necessita più di una camera professionale: per parlare ai giovani, il presidente utilizza un selfie. Tutto è volutamente esagerato per il carattere comedy della serie, ma si possono cogliere tanti aspetti tra le righe. Nella scelta del vestiario, invece, viene proposto a Vasily un orologio della stessa marca che indossa Putin. La frase, tradotta, non rende l’idea, ma in originale la marca dell’orologio ha lo stesso suono della parola “khuylo” che significa “testa di c**o” e che è diventato uno slogan delle manifestazioni anti-Putin. Ultimo tassello nella costruzione della sua immagine è il discorso inaugurale con cui saluta il suo popolo. Qui lo si vede andare fuori copione, dicendo cose che il suo staff non gli ha scritto: dice ai suoi elettori che non può fare promesse perché sa che probabilmente non potrà mantenerle. Durante la prima conferenza stampa concede ai giornalisti di porgli domande che non sono state approvate dal suo ufficio stampa.

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Lo show è cominciato poco dopo che la Russia ha annesso la Crimea e dopo che le forze sostenute da Mosca hanno conquistato le regioni ucraine di Donetsk e Luhansk. Le difficili relazioni dell’Ucraina con la Russia compaiono anche in Servant of the People. Nel quinto episodio, Goloborodko si rivolge per la prima volta al parlamento. Non appena arriva, i membri si stanno picchiando a vicenda in una mega rissa e ignorano la sua presenza fino a quando lui non si avvicina a un microfono e annuncia: “Putin è stato deposto”, salvo poi chiarire non essere vero. La scena è un chiaro riferimento alla rissa realmente accaduta l’8 aprile 2014.

Si possono cogliere fin da subito gli aspetti geopolitici. La scena in cui viene spiegato al neopresidente il protocollo per ricevere i capi di stato in visita, vista oggi, ha dell’incredibile. Essendo stato girato nel 2015, nell’episodio varcano la porta della sala per le prove le comparse Barack Obama, Angela Merkel, Putin e Sarkozy insieme. Per ognuno Vasily attende, si alza, stringe la mano, saluta, si siede. Quando viene annunciato il presidente della Bierlorussia, Lukashenko, Vasily si alza, ma il capo dello staff gli dice di tornare a sedersi, dato che “è solo Lukashenko”.

Episodi di denuncia sociale

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Gli episodi 15 e 16 della prima stagione non sono più solo un prodotto televisivo, ma denunciano la condizione sociale ucraina. Nel quindicesimo episodio, Vasily Petrovich Goloborodko è in auto e non riesce neppure a parlare al telefono visto lo stato disastroso delle strade. Torna in ufficio e chiama il ministro delle infrastrutture. Gli mostra le autostrade polacche, quelle slovacche, quelle bielorusse, in particolare quella che collega Minsk a Brest. E poi le strade ucraine. Le foto sono vere, naturalmente. I luoghi sono reali. Tutto è vero, anche se è mediato dalla telecamera. Nell’episodio 16, durante una conferenza stampa una giornalista lo accusa di essere diventato uguale a tutti gli altri politici, corrotto e ladro. Il monologo, di tre minuti, non è quello di un attore comico che interpreta una parte, ancora una volta è quello dell’attivista Zelensky, che chiama alle proprie responsabilità un intero popolo.

“Nasce questo bambino, nasce ucraino. Ma non appena capisce qualcosa, vede suo padre che, seduto davanti alla tv, dà delle capre ai governanti, e ci sono queste duecento grivnie che gli sono state offerte. E perché dovrebbe lasciarle, dato che comunque le prenderebbe qualcun altro. Il bambino ascolta e a poco a poco si trasforma in suo padre, in questo khokhol. [La parola è il termine dispregiativo con cui i russi chiamano gli ucraini.] E prosegue dicendo che poi ci sono gli zii, e tutti si adattano. E poi c’è la scuola. Una scuola molto, molto costosa. E il bambino va benissimo a scuola e nel frattempo la famiglia va in vacanza sul fiume Dnepr, e fa niente per la spazzatura. Ma non importa, basta non farci caso. E a 20-25 anni sarà deputato. E viene trasformato in khokhol. E starà bene, i figli studieranno in Svizzera, non qui, per stare lontano dagli ucraini. Non andranno in vacanza sul Dnepr, che fa schifo, ma alle Maldive, per stare lontano dagli ucraini. Compra un appartamento da qualche parte a Londra, sempre per stare lontano dagli ucraini. Lontano da tutto questo che non gli appartiene. Ed ecco oscurata l’anima ucraina”.

Vasilly non interpreta l’ucraino medio, è meglio di molti di loro. Egli vuole essere il restauratore di valori, risollevare quelle doti morali sopite nella popolazione. Concluso il discorso, il presidente chiede: “Ci sono altre domande, miei cari ucraini?”. L’episodio si conclude, così, con quella frase che è l’apertura di ogni video che il presidente Zelensky pronuncia su Instagram per rivolgersi al suo popolo, stavolta per davvero. È chiaro come egli si sia servito della serie e della sua comunicazione dentro lo show per mostrarsi come uomo del popolo anche nella realtà.

Vasilly Goloborodko al telefono con la cancelliera Angela Merkel (© Kvartal 95 Studio)

La serie tv ruota attorno alle idee riformiste ed europeiste di Goloborodko, che culminano nella fatidica telefonata da Angela Merkel del sedicesimo episodio. Il tema della puntata sono le condizioni necessarie per l’entrata nell’Unione, ovvero risolvere il problema dei debiti con il fondo monetario internazionale. Il cancelliere tedesco annuncia che finalmente l’Ucraina è entrata in Europa. Il presidente ucraino non sta più nella pelle ed esprime la sua felicità anche a nome di tutti gli ucraini. A quel punto Merkel lo ferma: “Ucraini?”, “Esatto, sì, siamo ucraini.”, “Ah, mi scusi. Pensavo di aver chiamato il Montenegro”.

In Italia la serie non ha suscitato grande interesse, considerando i dati audience delle prime due serate (3,4 e 3,1 per cento). La serie, tradotta in italiano e facendo riferimenti alla cultura locale, non riesce a trasportare gli elementi comici dello show. Forse, non c’è neanche la volontà di pensare a un conflitto durante un momento di svago, come quello di relax davanti alla tv.

di Daniele Leonardi

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