Di padre in figlio: Archivio Amoretti, fascismo e liberazione a Parma

'IMPRESSIONI STORICHE': 150 SCATTI IN MOSTRA ALLA CASA DELLA MUSICA

IMG_8922“Le fotografie delle barricate parmensi sono conosciute e spesso pubblicate, ma questa è la prima volta che vengono esposte tutte 24. Non credo ci sia un motivo preciso per cui non sia mao successo prima: spesso sono le occasioni che determinano le fortune o sfortune espositive di alcune immagini”. Queste le parole del critico Andrea Tinterri a proposito della mostra, da lui curata, ‘Impressioni storiche. Parma dal fascismo alla liberazione – Archivio Amoretti’, presente nel chiostro della Casa della Musica fino al 24 maggio.

L’esposizione, che fa parte delle iniziative promosse da Comune, Provincia e dagli enti del Comitato per le celebrazioni del 25 aprile, comprende più di 150 scatti che ritraggono Parma durante gli anni che precedono la Seconda Guerra Mondiale fino al 1948. “Le fotografie provengono dall’Archivio Foto Amoretti -spiega Tinterri-. Armando Amoretti era mio bisnonno e Mario Amoretti mio nonno. Non ho conosciuto nessuno dei due, ma mi confronto quasi quotidianamente con Giovanni, il fratello di Mario, che ha proseguito e prosegue tutt’ora l’attività dello studio. Credo sia anche grazie a questa parentela che attualmente mi occupo di critica fotografica e di cura di mostre”. Armando, nato a Parma nel 1897, dopo aver lavorato in diversi studi fotografici della città, aprì la sua attività nel 1938. A questa, a soli 14 anni, si aggiunse anche il figlio Mario che fotografò gli eventi più significativi per Parma. Dall’obiettivo di Armando presero vita le preziose foto delle barricate.

COME UN FILM SULLA LIBERAZIONE – “In occasione del settantesimo anniversario della liberazione, insieme all’Assessorato alla Cultura del Comune di Parma e in particolar modo in collaborazione con l’assessore Maria Laura Ferraris, abbiamo voluto costruire un percorso ampio, che non si limitasse alla semplice celebrazione dei giorni del 25 aprile -continua Tinterri-, ma che fosse capace di raccontare sia la retorica delle manifestazioni fasciste, sia i giorni della liberazione, fino ad approdare alla folla oceanica novecentesca in occasione dei comizi per le prime elezioni politiche democratiche dopo la seconda guerra mondiale. La mostra è stata curata da me insieme al T0 Studio, di cui faccio parte, e di cui fa parte anche l’architetto Nicola Pinazzi che si è occupato dell’allestimento e Federica Pasqualetti che si è occupata della parte burocratica-amministrativa“.

La mostra si sviluppa come fosse un film: le immagini, lungo le pareti del chiostro, ricordano le pellicole d’epoca. Tanti fermo immagine divisi in 7 scene e ordinati in ordine cronologico. La scena 2, ad esempio, racconta, tramite gli scatti, la visita di Mussolini in città nel 1941. La 4, invece, ricorda le celebrazioni del ventennale dalla marcia su Roma, mentre la scena 6, infine, ritrae Parma appena dopo la liberazione. “La sede è stata scelta insieme all’assessore Ferraris -dice ancora Tinterri-. Il chiostro di Casa della Musica ci sembrava uno spazio pubblico per ospitare una mostra che si deve necessariamente confrontare con un pubblico ampio. Visto il tema sensibile, infatti, l’affluenza è buona. L’Istituto Storico della Resistenza e, in modo particolare, Marco Minardi si è occupato della contestualizzazione storica delle immagini, sia attraverso pannelli didattici che accompagnano la mostra sia con alcuni testi all’interno del catalogo”.

UNA CITTA’ COMPLETAMENTE DIVERSA – Divertente e interessante per l’osservatore è ritrovare nelle foto di quasi un secolo fa le strade e i palazzi della città, percorsa quotidianamente, cambiati, quasi irriconoscibili. I luoghi familiari diventano estranei se trasportati indietro nel tempo, se popolati da visi sconosciuti e dall’ospite sgradito e ingombrante della guerra. Uno degli scatti più sconvolgenti, che trasforma la piazza principale di Parma in un luogo irriconoscibile, è quello preferito da Tinterri: “Una delle foto più interessanti credo sia quella che ritrae la folla oceanica del 1948 in occasione del comizio per le elezioni politiche. È la tipica folla novecentesca di cui ormai ci siamo dimenticati, raffigura la capacità dei partiti di massa di creare consenso e seguito”.

di Laura Misuraca e Iosetta Giulia Santini

Scrivi un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*