Come ti insacchetto la rivoluzione.

LO SDEGNO SU FACEBOOK PER LA VENDITA DEI SACCHETTI BIO.

 

“Lasciate che la frutta marcisca sui banchi ed acquistate direttamente dal contadino”, uno dei post di questi ultimi giorni apparsi su Facebook, che riassumono lo sdegno e l’inventiva di alcuni.

Finiti gli auguri per un sereno e felice Natale, fra gattini miagolanti, renne volanti e Babbi Natali sexy, passati gli slogan “no ai botti sì ai biscotti” con cagnolini dallo sguardo languido ed in trepidante attesa del delirio di Befane e scope che attanaglieranno il social fra pochi giorni, ecco comparire alcune foto interessanti.

Foto 1

Foto 2

Il fatto, ormai noto a tutti, è che la Direttiva UE 2015/720 (avete capito bene, sì, 2015), entrata in vigore in agosto 2017 (esatto, in contemporanea con le immagini delle più strepitose vacanze postate da tutti i luoghi del mondo) impone l’acquisto e l’utilizzo di sacchetti biodegradabili contestualmente all’acquisto di frutta e verdura non confezionata.

Nessuno si è indignato per il fatto che l’UE avesse dovuto aprire una procedura di infrazione nei confronti del nostro Paese, che non si era prontamente adeguato all’imposizione.

Lo sdegno generale è però partito il 1^ gennaio, da quando, sorpresa sorpresa, si pagano questi benedetti sacchetti.

Le motivazioni della UE, si badi bene, sono quantomeno condivisibili: “Gli attuali livelli di utilizzo di borse di plastica si traducono in elevati livelli di rifiuti dispersi e in un uso inefficiente delle risorse. Il problema è inoltre destinato ad aggravarsi in assenza di interventi in materia. La dispersione dei rifiuti costituiti da borse di plastica si traduce in inquinamento ambientale e aggrava il diffuso problema dei rifiuti dispersi nei corpi idrici, minacciando gli ecosistemi acquatici di tutto il mondo” – questo cita la normativa.

La cifra che si paga per ogni sacchetto oscilla tra 1 e 3 centesimi che, secondo una stima dell’Osservatorio di Assobioplastiche, comporterebbe una spesa aggiuntiva per famiglia da 4 a 13 euro circa l’anno, considerando l’utilizzo per ogni spesa di tre di questi famigerati sacchetti.

Ed ecco che l’insurrezione scatta, tra foto di etichette appiccicate ad ogni singolo limone, pomodoro e sì, vi assicuro, anche su ogni singola noce. Questione di principio, leggo.

I sostenitori di questa iniziativa vedo con assoluto favore la Legge che tutela l’ambiente. In fondo, probabilmente, è solo una questione di abitudine e come è accaduto per il pagamento della borsina di plastica per la spesa, presto il disagio avvertito sparirà a favore di una riduzione della produzione di materiale plastico non riciclabile.

I contrari, invece, vedono questa norma come un altro inutile balzello che andrà a gravare sulla spesa delle famiglie e che è stato semplicemente imposto, senza dare la possibilità di adottare un’alterativa, come il sacchetto portato da casa.

Chissà, magari si parlerà di sacchetti fino alla fine di febbraio?

Mi auguro davvero che questi stessi giustizieri si possano infuriare con la stessa veemenza anche per il tasso di disoccupazione all’11%, per la vendita delle armi e che abbiano progetti ed idee altrettanto innovative anche per le prossime elezioni politiche.

di Rita Bacchi Pessina

 

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