Testimoni di Geova, le storie dei fuoriusciti dalla “setta”

L'ESPERTA: "OSTRACISMO, DEVASTANTE PSICOLOGICAMENTE E UMANAMENTE"

Testimoni di GeovaTorino e la provincia di Agrigento. Vengono da questi poli opposti dell’Italia le storie di due ex testimoni di Geova, che si sono messi in contatto con la nostra redazione durante la realizzazione della prima parte dell’inchiesta di ParmAteneo sui TdG (leggi). Un articolo che ha raccontato questa realtà da dentro, attraverso le testimonianze di chi guida la congregazione e di chi ha deciso di entrarvi. In questa seconda puntata abbiamo quindi dato voce a un “fuoriuscito che ha lasciato spontaneamente la propria comunità e a un “disassociato“, termine che indica i TdG costretti dalla congregazione ad allontanarsi.
Tanti punti in comune e alcune diversità ci hanno spinto a scegliere le loro due storie, emblematiche di quell’altra faccia della medaglia del dibattito aperto che coinvolge i Testimoni di Geova tra complesse e sfaccettate questioni. Volutamente ci siamo focalizzati sulle dinamiche interne di una congregazione e sulle conseguenze psicologiche che possono presentarsi per chi è uscito dai TdG, ritrovandosi costretto a costruirsi faticosamente una nuova vita.

Qual è l’esperienza di una persona che nasce e cresce all’interno dei TdG, con i riflessi nella vita quotidiana che comportano le regole di questo credo?

28081286_10215274472760032_381109061_oABRAMO – Racconto la mia storia per la prima volta, non la conosce quasi nessuno”. A parlare è Abramo, 40enne torinese, nato in una famiglia di TdG e cresciuto in una congregazione, battezzato a 14 anni e oggi disassociato. L’infanzia che racconta è un’infanzia difficile e opprimente. “Stavo in un ambiente in cui mi si diceva tutti i giorni cosa fare, cosa leggere, cosa pensare, tutte le azioni erano programmate“, spiega, sottolineando come fosse impossibile avere rapporti normali con il “mondo fuori” a causa dei dettami imposti dagli anziani. “Alle elementari non potevo andare a nessuna festa di compleanno, avevo 6 anni e non sapevo che dire ai miei compagni di classe perché già mi vergognavo. Non potevo stare con i miei amici, mi vergognavo del fatto che non potessi mangiare una torta per paura che qualcuno lo dicesse ai miei genitori, dicevo di avere mal di denti”. Al dispiacere di non poter festeggiare compleanni – ma nemmeno festicciole di Natale, Carnevale o altre festività, come impongono le regole della comunità – si aggiungeva un terrore costante di essere visto trasgredire alle regole, e non solo. “Un bambino cresce sapendo di dover fare la spia“, nel caso veda un amico infrangere una norma. Ma cosa succede in tal caso? “C’era una violenza psicologica costante: alle adunanze sentivo tutti i giorni di un Dio geloso, che uccideva, che ti puniva se non facevi quello che lui diceva. Tutto però veniva condito con la frase “questa è la verità, è un Dio d’amore” continua Abramo, aggiungendo che anche i bambini potevano subire i processi da parte degli anziani, ovvero riunioni in cui il “peccatore” viene redarguito davanti a tutti. Ma nel caso di Abramo le prevaricazioni non finivano qui. “Non c’era solo violenza psicologica, nella mia famiglia c’era anche violenza fisica. E c’erano tante famiglie come la mia che vivevano di botte, terrore e religione“. Una quotidianità mai serena, dunque, in cui “non si poteva nemmeno guardare la televisione se non la sera, e appena c’era un bacio si spegneva subito. Tutto veniva visto come morboso. Dovevi mantenere un autocontrollo così pesante che rischiavi di autodistruggerti”. Controllo esercitato anche sul linguaggio, dal momento che “parole come ‘amico’ o ‘compagno’ riferito a una persona del ‘mondo fuori’ andavano evitate”. Per tutto questo Abramo però non incolpa la famiglia. “Non posso essere arrabbiato con i miei, erano delle vittime anche loro. Questa è stata la mia infanzia. La prima volta in cui io ho pensato di togliermi la vita è stato a 5 anni – aggiunge Abramo -. Volevo buttarmi dal balcone, ci pensavo tutti i giorni della mia vita”.

Durante l’adolescenza la situazione non diventa più facile. “Dai 14 ai 16 anni ho passato quasi tre anni chiuso in casa in una depressione devastante, andavo solo alle adunanze, i miei non se ne sono neanche accorti – racconta -. Se non ti comporti in un certo modo non hai diritto all’affetto, né delle persone intorno né della tua famiglia. L’affetto era direttamente proporzionale all’impegno che mettevi nello studio e nella predicazione. E poi arriva il momento di fare i conti con i propri ormoni: tu sei un ragazzo adolescente e ti viene insegnato che il sesso è una cosa assolutamente bandita, così come la masturbazione. Allora ci si sposa presto, non si hanno alternative, ma così nascono matrimoni fra persone che non hanno complicità, intimità. Vuol dire che si creano nuovi nuclei famigliari malati”. A questo punto della sua vita, l’alternativa di Abramo è stata condurre due vite parallele: mentre fuori dalla congregazione viveva le normali esperienze adolescenziali, dentro si guadagnava il benvolere degli anziani, che tuttavia lo guardavano sempre con sospetto. “In qualche modo ero protetto da alcune persone. C’è un nepotismo all’interno che fa schifo – continua Abramo -. A 16-17 anni sono stato preso sotto l’ala protettrice di uno che era considerato un vescovo, sopra gli anziani, e molti di questi volevano ‘colpire’ me per far ricadere le conseguenze su di lui. C’è una rete di vendette all’interno delle congregazioni, le gerarchie sono tutte avide di potere”. Una vita quotidianamente in bilico fra due esistenze opposte, con la consapevolezza di volersi sempre più allontanare, vedendo allo stesso tempo gli amici rimanere fermi nella realtà dei TdG. “Uno degli amici della mia infanzia è diventato un anziano – ricorda Abramo -. A 20 anni eravamo in macchina e gli chiesi ‘hai mai pensato di uscire fuori?’. La sua risposta mi ha raggelato: ‘Abrà, ma cosa posso fare io fuori?’. Non ha mai avuto alternative”.

Dopo aver subito quattro processi, Abramo è definitivamente uscito dai Tdg a 22 anni, dopo che già una prima volta se ne era allontanato per poi tornare sui suoi passi per il legame con quella che all’epoca era la sua fidanzata. “La prima volta sono stato buttato fuori perché stavo con una ragazza della congregazione, con cui c’era stato altro… – ricorda – ma per come era cresciuta, ha vissuto la cosa coi sensi di colpa. Mi diceva ‘dobbiamo confessare il peccato che abbiamo commesso’. Lei l’ha fatto e abbiamo subito un processo”, spiega. “Le persone rientrano solo per gli affetti perché si crea un ricatto emotivo. Sono rientrato per lei ma un anno dopo sono ri-uscito per sempre. Era il 2000″.
Per Abramo sono stati necessari 16 anni di terapia psicologica per superare quanto vissuto. “In quei 16 anni ho avuto relazioni disastrose, non mi era mai stato insegnato l’amore. Quando una persona esce si ritrova da sola, non ha amici e i parenti all’interno non possono salutarli”.

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Dal cartone “Geova può aiutarti ad essere coraggioso” https://www.youtube.com/watch?v=pZh_5iD66Fo

GIUSEPPE – “Un discorso è avvicinarti di tua spontanea volontà a una dottrina, un altro è quando ti viene imposta”. Inizia così Giuseppe, 30enne siciliano e attualmente residente a Parma. “Sono nato da genitori TdG, le loro famiglie si sono incontrate in Sicilia e fondamentalmente hanno combinato il matrimonio fra mio padre e mia madre – racconta – e continuano a vivere il loro rapporto con questa religione in modo maniacale”. Giuseppe, tuttavia, è ancora in contatto con i suoi genitori. “Non mi sono mai battezzato, quindi non sono un disassociato, non sono stato cacciato fuori. Altrimenti non potrei parlare con la mia famiglia”. Anche per Giuseppe l’infanzia non è stata per nulla semplice, soprattutto perché vissuta in un paesino siciliano di 5000 abitanti nella provincia di Agrigento. “Ero obbligato ad andare alle adunanze tre volte a settimana e a predicare con la borsetta e i volantini. Vivevo la predicazione come un’umiliazione totale. A 5 anni e mezzo ho avuto il mio primo discorso davanti a 80 persone TdG perché ti addestrano fin da piccolo – racconta -. Vedevo passare i miei compagnetti di scuola che andavano a giocare e io stavo lì, in giacca e cravatta con la borsetta a predicare. Ero molto deriso e preso in giro”. Un senso costante di inadeguatezza, dunque. E poi, la solitudine. “Potevo avere solo amici della mia religione, ma i TdG nel mio paesino erano appena 60 e non c’erano altri della mia età fra loro” ricorda Giuseppe, costretto anche lui come Abramo ad evitare qualunque contatto con gli altri bambini. “Mi erano vietate tutte le feste perché sono pagane. Ma anche andare a casa dell’amico o a fare compiti da un altro… qualsiasi svago che avrebbe comportato frequentare la gente del mondo, come la chiamano loro. L’insegnante che più mi ha rispettato è stata quella di religione, mentre altri volevano costringermi a fare cose che non potevo fare: la festicciola di Natale, come poteva capitare a sorpresa il compleanno di un compagno, ma tu dovevi stare in un angolo senza dover accettare la Coca cola, la torta o le patatine. Eri sempre isolato e diverso. Non ho mai festeggiato un compleanno in vita mia, non mi è mai stato fatto un regalo”.

L’esclusione e le umiliazioni sono andate avanti anche in seguito. “L’età più brutta è stata quella delle medie. Con gli altri ragazzi si arrivava molto alla svelta alle mani, mi picchiavano, ero quello diverso – continua Giuseppe, ricordando anche il conflitto con la famiglia – Se tornavo a casa piangendo perché avevo avuto una lite e le avevo prese, mio padre si incazzava perché dovevo farmi rispettare. Se invece le avevo date, si incazzava lo stesso perché dovevo perdonare il prossimo”. Tra “insicurezze e mancanza totale di autostima” Giuseppe riesce però lentamente ad allontanarsi da quella realtà. “Un grandissimo aiuto è venuto dai miei fratelli che mi hanno aperto la strada. Loro fino ai 18 anni sono stati costretti ad andare, io invece già a 14 anni stavo fuori”. Nonostante abbia mantenuto i rapporti con la famiglia, le conseguenze di una gioventù vissuta così rimangono nel presente di Giuseppe. “Il passato continua a influenzarmi tantissimo, è un’esperienza che purtroppo mi ha segnato negativamente a vita. Si ripresenta nel quotidiano”.

Sia Abramo che Giuseppe concordano nel ritenere i Testimoni di Geova come una vera e propria “setta”, che ha fatto e che continua a “fare il lavaggio del cervello a tante persone”. “Come ogni setta negano di esserlo” . Ma è il loro passato a spingerli a dire questo o c’è un fondo di verità?

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Dal cartone “Ubbidisci a Geova” https://www.youtube.com/watch?v=SUi8FbzJc28

LA VOCE DI UN’ESPERTA – A fare luce su questo può essere l’esperienza di Lorita Tinelli, psicologa di indirizzo clinico forense che insieme ad alcuni colleghi ha fondato nel 1998 il Cesap, il Centro Studi Abusi Psicologici a Vernole, in provincia di Lecce, di cui attualmente è vicepresidente. Si tratta di una onlus di diritto che fornisce assistenza alle vittime di controllo mentale e abuso psicologico da parte di sette e gruppi a carattere totalitario. Questo l’ha portata a studiare con attenzione i Testimoni di Geova e le loro comunità. “Ce ne occupiamo da molto tempo – racconta Tinelli –. Ci arrivano segnalazioni di continuo, spesso a causa di uno dei punti nevralgici della dottrina dei TdG: l’ostracismo. Infatti, chi dissente o inizia a farsi domande viene estromesso e nessuno, né la famiglia né il gruppo, può parlarci o addirittura salutarlo”. Un atteggiamento che mina la stabilità di un individuo. “É devastante dal punto di vista psicologico e umano: sono dettami che vanno oltre i normali legami affettivi e possono comprometterli in maniera irreparabile. Non è raro che qualcuno pensi al suicidio – prosegue Lorita –. Ci sono stati gravi denunce, inerenti alle regole interne e, ultimamente, anche per casi di pedofilia che tutt’ora sono al vaglio della magistratura”.

Ma cos’ha portato il Cesap ad occuparsi direttamente di questi casi e ad intervenire? “Quando ci si riferisce ai Testimoni di Geova si può parlare senza dubbio di controllo mentale, comportamentale e dell’informazione – spiega la psicologa – questo perché la logica dei TdG è quella di un gruppo direttivo che impone delle regole sulla vita personale di ciascun membro. C’è un’organizzazione piramidale, con a capo poche figure che hanno il controllo totale sugli altri. Poi ci sono i sorveglianti, gli anziani e molti ancora. Ognuno ha il suo ruolo, fino ad arrivare ai proclamatori che promuovono i libri e le riviste. Le parole di questi testi, ovviamente, non vengono mai messe in dubbio. É il loro cibo spirituale, che dà indicazioni su tutti gli aspetti di vita, personali e collettivi”. E sono proprio questi aspetti ad identificarli, tecnicamente, come una “setta”, un altro dei territori dove agisce il Cepas. “Si può parlare di setta perché è un gruppo chiuso che vuole estraniarsi del mondo – risponde Tinelli, che spiega– I TdG sono così, separati dalla società. Vedono le cose attraverso un pensiero dicotomico: bianco/nero, buoni/cattivi. Tutte caratteristiche che possono essere definite settarie”. Infatti, ‘setta’, come ricorda la psicologa, viene dal latino ‘secare’, cioè dividere, separare. “Il termine viene usato per indicare un gruppo che ha caratteristiche rigide, di divisione tra quello che sta dentro e quello che c’è fuori”.

Eppure, nonostante questa forte chiusura, non sono poche le persone che decidono di avvicinarsi, anche affrontando un lungo percorso. “Entrare nei testimoni è una scelta emotiva, non razionale  – aggiunge Lorita – A parte quelli di seconda generazione, che ci sono nati, chi entra dopo lo fa perché ha un bisogno, una necessità. Non c’entra la cultura o la formazione scolastica. Ho conosciuto gente plurilaureata che in un momento difficile ha accettato quel tipo di messaggio. Da un punto di vista delle personalità, aderisce più facilmente chi ha un bisogno di ordine, di pulizia e di regole”.

Allo stesso modo, uscirne può essere legato ad una particolare condizione emotiva, e non meno difficoltoso. “Chi esce lo fa perché si è disinnamorato: la passione e il coinvolgimento finiscono. Una fuoriuscita  – confida la psicologa – mi ha proprio detto che le era ‘caduto il prosciutto dagli occhi all’improvviso’. Nasce il dubbio e la sfiducia e così si cerca di allontanarsi. Allora interviene il comitato giudiziario dei TdG e avviene un vero e proprio processo. Una volta finito, chi è fuori non potrà più avere contatti con i proprio amici rimasti dentro o con i familiari. Per questo, nascono forti sensi di colpa e di inadeguatezza, tanto che qualcuno chiede di rientrare e deve affrontare una serie di punizioni imposte dalla congregazioni”. Il percorso risulta più arduo e difficile soprattutto per chi all’interno delle comunità ci è nato, spiega Lorita parlando di alcuni ragazzi usciti dopo vent’anni passati nelle congregazioni. “Quando sei fuori è un po’ come dover iniziare a camminare e a parlare. Sono terrorizzati, spaesati e non riescono a decodificare gli stimoli dell’ambiente esterno. I figli dei testimoni, quando sono piccoli, non possono partecipare alle attività di classe, ai compleanni dei compagni e questo danneggia il loro sviluppo. Non intrattengono mai relazioni autentiche con i loro coetanei. Quando escono dalla comunità hanno problemi a socializzare, ad avere relazioni sentimentali e a farsi una famiglia. Fanno fatica anche dal punto di vista sessuale, visto che per i TdG il sesso è demoniaco”.

Un’educazione impartita fin dalla tenera età che talvolta può scaturire in imposizioni anche violente. “Ci sono famiglie violente all’interno della congregazioni – aggiunge Tinelli –. Per onestà dico che ci sono nuclei famigliari più moderati, ma non sono tanti. É un problema insito nella struttura piramidale della comunità. É dannosa. Un gruppo che professa una verità assoluta è già un gruppo che ha qualche difficoltà. La comunicazione è chiusa, c’è poca trasparenza e la gente non accede alle informazioni che al livello più basso non vengono mandate. Sono tutte situazioni di non chiarezza e di scarsa democrazia”.

 

di Elia Munaò e Chiara Micari

30 Commenti su Testimoni di Geova, le storie dei fuoriusciti dalla “setta”

  1. Questo articolo è talmente rozzo e volgare da sfociare nel comico. Nei testimoni di Geova non c’è la perfezione, c’è molta imperfezione e ho smesso di frequentarli per diverse ragioni, ma quando leggo cose come questa mi chiedo dove siano finiti il buonsenso e la razionalità sia dell’autrice dell’articolo che degli intervistati. Addirittura l’espertissima afferma che le “famiglie violente” sarebbero tante … e quelle moderate sono poche (per onestà!). Boh! Si vede che costei ha la sfera di cristallo! Comunque non sapevo che avesse installato telecamere nelle case di 250000 testimoni di Geova italiani, anzi, faccio un cenno con la mano così la saluto!

    • Sarai uscito (?) ma forse ne sei ancora infatuato. Io dentro ci sono ancora e posso confermare tutto quello che c’è scritto. Probabilmente hai ancora problemi nel metabolizzare la cosa, riflettici, magari passa.

      • Tu insinui un dubbio sul fatto che Sam abbia lasciato quella fede, ma l’osservazione che scaturisce immediata dalla lettura dei tuoi commenti è che il tuo «io dentro ci sono ancora» sia davvero poco convincente.
        Come minimo, si può dire che entrambe le asserzioni sono autoreferenziali: la sua parola contro la tua e viceversa.

        • In genere i fuoriusciti non parlano assolutamente come Sam. Per quanto riguarda me, sì, sono ancora dentro, per tanti motivi che mi obbligano e che tutti i TdG e gli ex sanno benissimo. Poi parola mia contro la sua ci puoi credere o meno, a me non cambia di una virgola la vita. Sta di fatto che Sam, come tantissimi altri fa finta di non vedere ciò che succede nelle famiglie dei TdG, anche le più “spirituali”. La depressione tra moltissimi di questi è solo la punta dell’iceberg, per sfociare poi in comportamenti del tutto aberranti in alcuni casi. Ovviamente è tutto falso per quelli come te e come Sam. Parola mia contro la vostra, che ci vuoi fare?

    • Conoscendo i testimoni di geova,sono d’accordo su ogni punto di questo articolo.Mi capita spesso di leggere commenti di testimoni di geova, che difendono in modo piuttosto volgare la setta, sottolineando di non essere tdg,ma di conoscerli bene.

    • Scusate solo una cosa…sono una ex Testimone pure io…ho letto parecchie vostre esperienze nelle quali mi ci rivedo anch’io.
      Solo una domanda vi faccio “ma sapevate già tutto quanto prima di battezzarvi,o sbaglio?” Nessuno ci ha messo una pistola alla testa e vi ha costretti….io a 14 anni mi ero battezza CONVINTA di volerlo fare. A 26 ne sono uscita ma ero ben consapevole Delle conseguenze che avrei avuto!!!
      Ora non vado dal però se non mi salutano… Ma anche chissene!!!
      Amici ne ho quanti ne voglio…ho ribaltato la mia vita e ne gusto appieno il valore.
      Cercate di non avere troppi rancore…e vivete serenamente il vostro presente.

    • Patrizia Baschiera // maggio 19, 2018 a 7:06 pm // Rispondi

      My dear, l’articolo e’ molto ben fatto e veritiero. Oltre a quanto riferito dall’articolo, è necessario asserire che ogni TdG ha dei disturbi psichici: la persona che ho conosciuto per un lungo tempo, era una bugiarda compulsiva perché, avendo avuto da sempre una vita piatta e grigia,aveva un grande, insopprimibile bisogno di essere al centro dell’attenzione grazie alle bugie. Una sua correligionaria rideva in continuazione sul tipo del nitrito de”Oh cavallina cavallina storna che portasti colui che non ritorna (G. Pascoli). Non potete leggere nulla….Per non parlare della fine del mondo! (a questo proposito consiglio l’ascolto di “It’s the end of the world as we know it and I feel fine” dei R.e.m.). Questo Rutherford, il fondatore della vostra setta, ricchissimo,quando elaboro’ questa specie di credo era nel pieno di una grave crisi depressiva: seria malattia psichica che puo’ stravolgere la mente.
      Siete contrari ai vaccini!!! Non potete prendere pastglie contro il mal di testa! Voi siete obbligati a rimanere TdG fino alla morte perché dovete mantenere la Watchtower, la vostra casa editrice-sede a New York – poiché è quotata in Borsa; inoltre, sempre a New York, siete nel business della compravendita di negozi e condominii!ecco a cosa serve la decima dei vostri stipendi! Ogni percentuale dei vostri stipendi è indispensabile, ovvio.

      Per chi ha scritto che la setta dei TdG e’ legale: ovvio, in democrazia non si può proibire di praticare un credo se questo non istiga alla violenza fisica ecc. ma non riconosce questa Setta, quindi nessun otto per mille. Uno dei motivi? La “morte sociale” per chi lascia i TdG ed il “brain wash” ossia “il lavaggio del cervello.

      M

  2. Ottimo lavoro. La realtà delle meccaniche interne all’organizzazione dei TDG è piuttosto complessa e purtroppo sconosciuta ai più. Sarebbe interessante capire su quali basi lo stato italiano ha deciso di dare riconoscimento legale a quest’organizzazione religiosa, o meglio, sarebbe da capire quanta poco è stata approfondita la questione da parte degli organi competenti. A quanto pare non interessa a nessuno il fatto che ci siano centinaia di persone e famiglie distrutte dall’ostracismo, casi di depressione dovuti alla disassociazione, intrusioni nella privacy degli adepti, comitati giudiziari interni, politiche che favoriscono il nascondimento dei casi di abuso, manipolazione e ricatto psicologico…la lista è lunga.

  3. Esprimo un’opinione del tutto contraria alla linea di questo post.
    I cosiddetti (o, talora, sedicenti) “esperti” sono sempre i soliti quattro gatti, spesso apostati (cioè “ex membri”) e quindi ovviamente desiderosi di rivalsa e carichi di recriminazioni. Le “orde di fuoriusciti” alla fine sono sempre una manciata, e sono un numero irrisorio rispetto a chi fa parte di quei gruppi. Invece i giornalisti compiacenti (e fondamentalmente disinformati) sono decine, pronti a buttarsi sul liquame che sembra emanare il maggior fetore, nella certezza che farà “sensazione” e quindi “venderà”; questa volta si tratta di Elia Munaò e Chiara Micari, nomi (guarda caso) altrimenti sconosciuti. Così stanno le cose purtroppo, ma in pochi hanno il coraggio di parlarne.

    • Vogliamo parlare di numeri? No, perché se parliamo di mera statistica il numero dei fuoriusciti è devastante a livello mondiale, altrimenti non si spiegherebbe un numero di battezzati nel 2017 di 284.212 e un aumento di 116.624 venendo così a mancare all’appello 167.588 persone. Tra le altre cose a livello mondiale con la bellezza di 2.046.000.202 di ore di predicazione (duemiliardi!!) ovvero oltre 17500 (!!!) ore per convertito, si ha poi una decrescita, infatti dal 2016 al 2017 si è passati dal 1,8% di crescita al miserrimo 1,4%. Parliamo del numero di studi biblici? Sono al momento 10.071.524 (diecimilioni!!). E quando sfociano in battesimo? Per liquame intendevi questo vero? Ah, dimenticavo, sono tutti dati ufficiali. Penso che prima di scrivere delle sciocchezze e dare la colpa a fantomatici “apostati” certa gente debba guardare in casa sua e farsi un esame di coscienza.
      https://www.jw.org/it/pubblicazioni/libri/rapporto-anno-servizio-2017/totali-del-2017/#?insight%5Bsearch_id%5D=773c3f30-97f7-42d9-87e5-ca95b254baa3&insight%5Bsearch_result_index%5D=0

      • Trovo senz’altro interessante questo tuo commento perché porta cifre e fatti circostanziati, sebbene prima di ritenerli validi dovrei appurarne l’attendibilità. L’unica cosa che obietto, è che il commento sposta la discussione altrove e non risponde affatto a ciò che ho scritto (lo ammetto) fornendo concetti per sommi capi.
        In altri termini: il tuo commento è interessante, ma fuori contesto.
        Io scrivo su un blog dove riporto fatti, documenti e casi ben definiti: sfortunatamente bisogna essere capaci di mettere da parte il proprio livore e le proprie frustrazioni, per poter essere obiettivi, ed è ampiamente risaputo che gli apostati (cioè «ex membri») sono raramente attendibili.
        Credo dovresti documentarti maggiormente su ciò che scrivi: quando hai tempo, fai un giro sul mio blog e prenditi un po’ di tempo per leggere (con obiettività, però) quanto là riferito.
        Lascio l’indirizzo: http://antisette.blogspot.it/

        • Mi sa che bisogna anche imparare a leggere meglio non credi?
          cito te stesso: “Le “orde di fuoriusciti” alla fine sono sempre una manciata, e sono un numero irrisorio rispetto a chi fa parte di quei gruppi”.
          Io ho risposto precisamente alla tua affermazione con dati e numeri rendendoti edotto sul fatto che i fuoriusciti non sono quattro gatti. Poi dici anche, cito: “sebbene prima di ritenerli validi dovrei appurarne l’attendibilità”
          Ho inserito appositamente il link dei dati resi noti dalla stessa JW.ORG, cosa vuoi di più?
          Dici anche che dovrei documentarmi; sono TdG da 40 anni, ti basta? Conosco vita morte e miracoli di questa religione, se non lo sei (TdG) dovresti tu documentarti meglio, credo.
          Poi per carità di patria risparmiami “è ampiamente risaputo che gli apostati (cioè «ex membri») sono raramente attendibili” perché “l’ampiamente” è solo per pochi difensori d’ufficio. Con certe persone, vedi il sottoscritto, certi giochetti attaccano poco, è da tempo che ho capito come gira il mondo. Il fatto che io possa portare delle critiche non fa di me una persona non obiettiva come vuoi sottintendere. Questo giochetto è tipico dei settari, spero tu non lo sia.
          ps: magari dirai “questo giochetto è tipico degli apostati” e la partita continuerà all’infinito.

    • Mario Casini,senza mai dimenticare che,la stragrande maggioranza dei testimone di geova é un apostata,o un ex cattolico ,o un ex protestante.I testimoni di Geova hanno sempre combattuto la libertá di religione,A patto che non si tratti della loro religione,

  4. Mario Casini la sua argomentazione è estremamamente superficiale. Innanzitutto dubito che con questo articolo gli autori faranno chissà quale sensazione e non credo che gli daranno da condurre un programma televisivo in prima serata solo per un paio di articoli riguardanti i tdg. Quindi la sua affermazione circa il “fare sensazione” non ha il minimo senso. Che le cose stiano così lo dice lei ed è la sua opinione , non un dato di fatto. Se da un lato è vero che tra gli ex tdg ci sono molti che nutrono risentimento, dall’altro è altrettanto vero che ci sono molte persone che seguono e studiano le implicazioni sociali e psicologiche legate ai tdg pur non avendo mai fatto parte del culto. Quindi, ecco un’altra sua affermazione del tutto priva di significato. L’articolo poteva essere rifinito in alcuni dettagli, è vero, ma rimane molto più onesto di buona parte della propaganda geovista. Aggiungo, nel caso ce ne fosse bisogno, che se i giornalisti avessero voluto buttarsi sul “liquame che sembra emanare il maggio fetore” avrebbero potuto facilmente scrivere sulla questione australiana e documentare i casi di abuso, invece si sono limitati a una sorta di “identikit”, piuttosto generico e sono stati perfino troppo delicati nel trattare l’argomento.

    • Tipico degli «anti-sette» lanciarsi in attacchi «ad hominem» contro chi osa esprimere un’opinione diversa dalla loro, piuttosto che esaminare con obiettività le affermazioni e i fatti portati a riferimento. Ma non sono proprio queste le tattiche delle «sette» che essi tanto criticano? Mi viene in mente, uno su tutti, proprio Lorita Tinelli del CeSAP, che di tali metodi è la campionessa.
      Dire che l’articolo poteva essere rifinito in alcuni dettagli è decisamente un eufemismo. Aggiungere che «rimane molto più onesto di buona parte della propaganda geovista» è proprio il classico atteggiamento, a mio avviso un po’ infantile, del «ha iniziato prima lui» o «lo fanno anche loro». Un minimo di serietà, in argomenti tanto delicati, sarebbe alquanto più auspicabile.
      Di giornalisti che si buttano sul liquame purtroppo ce n’è eccome, e di propaganda becera e allarmistica che viene fatta contro i presunti «culti distruttivi» purtroppo sono pieni i giornali, e questa settimana non farà eccezione, anzi vedrà un picco del fenomeno.
      Dia un’occhiata al nostro blog, e si renderà conto a quale orribile prassi si sono accodati gli estensori di questo articolo, e lei con loro.

  5. Innanzitutto le consiglio di rileggere le mie parole, dal momento che ho evidentemente mosso critiche alle sue opinioni e non a lei. Io non sono anti-nessuno. Io sono per una informazione corretta e ben realizzata. Con questo proposito è impossibile non evidenziare le caratteristiche settarie dei tdg a cominciare dall’ostracismo (che di fatto è una violazione della libertà religiosa, che sancisce il diritto di cambiare religione senza ripercussioni di sorta), la posizione sottomessa della donna che deve rispettare l’autorità del marito e non può ricoprire nessun ruolo importante in congregazione, le porcherire finanziarie come gli investimenti azionari in compagnie che producono armi o, fino a poco tempo fa, la richiesta di risarcimento con interessi dalle congregazioni che avevano usato soldi per costruire sale del regno. Poi ci sono i regolamenti interni che sfiorano l’assurdo (uno su tutti, la regola dei due testimoni), per non parlare delle tecniche manipolatorie di propaganda rivolte ai bambini, i tribunali interni condotti da persone (gli anziani) che spesso gestiscono problematiche per le quali non hanno la minima preparazione, ecc. Io parlo con documenti, prove e letteratura geovista alla mano. Se lei ci vede “propaganda becerea e allarmistica” allora le dico con tutto il rispetto che è profondamente male informato.

  6. Comfermo la descrizione presente in questo articolo su quanto avviene tra i Tdg.
    Purtroppo ho avuto la sfortuna di nascere in una famiglia di Tdg che mi hanno imposto questa religione con ogni mezzo (minacce, obblighi, coercizioni, negazioni e punizioni). Non ho mai scelto di farne parte ma sono stata costretta a battezzarmi (altrimenti dove andavo a vivere a 13 anni??). Vietato frequentare l’università, niente amicizie con compagni/e, niente ferie con amici, niente di niente!! Ma ho sempre pensato, sin da piccola, fosse una setta di manipolatori, estremisti ed integralisti religiosi, fino a quando sono riuscita ad uscirne!! Ora nessuno dei miei familiari mi rivolge la parola o mi contatta per sapere se sono ancora viva. Mia madre, fervente pioniera, è depressa da almeno trent’anni, nonostante professi la felicità derivante dall’essere Tdg (mah…)
    Pazienza. Dimostrano la veridicità delle teorie del buon Berger e del caro Marx. Ho preso in mano la mia vita, sono rinata e mi sto costruendo un futuro (studio sociologia all’università). Quando ero nei Tdg ero gravemente depressa, mentre ora ho una vita appagante e soprattutto, ragiono con la mia testa e non mi faccio tarpare le ali da nessuno. W la libertà!!
    I Tdf insegnano a ripudiare gay, lesbiche, chi vive la propria vita sessuale come meglio crede…etichettano le persone e le emarginano! Per fortuna ho aperto la mia mente e ho imparato a non odiare ma a rispettare tutti!

  7. Salute a voi.
    Posso inviare via e-mail a chi me ne farà richiesta degli articoli ben documentati sugli errori dei Testimoni di Geova, che rivelano il vero volto di tale organizzazione religiosa. Scrivere a:
    santo.galvano@gmail.com
    Dott. Santo Galvano

  8. Chiudere gli occhi davanti a fatti che conoscono anche i testimoni e rinegare la realta e la verita.Il problema e che sono abagliati e inpauriti pee quello che puo accadere anche se solo pensano che e verita. E poi da quanto mi risulta a me e proibito anche solo leggere articoli fuori dalla loro rete. State peccando ? O gerchate di difendere solo per darvi ragione nel modo di fare e pensare che avete.La verita fa male. Lo passata so di che parlo. Fuori da 27 anni ma li hi continuati a difendere per 26 anni e poi ho scoperto cosa fanno ai bambini e li il crollo perche io le rigerche le ho fatte non ho solo detto le faccio per far finta di voler accertarmi no volevo trovare una prova che era tutto falso. Ma quando ho visto tutto su video con un capo dela WT e cadutto il mondo. Non oddio chi apartiene a loro ma quelli che mascherano tutto e che non dicono la verita io oddio i Bugardi.

  9. Scusate solo una cosa…sono una ex Testimone pure io…ho letto parecchie vostre esperienze nelle quali mi ci rivedo anch’io.
    Solo una domanda vi faccio “ma sapevate già tutto quanto prima di battezzarvi,o sbaglio?” Nessuno ci ha messo una pistola alla testa e vi ha costretti….io a 14 anni mi ero battezza CONVINTA di volerlo fare. A 26 ne sono uscita ma ero ben consapevole Delle conseguenze che avrei avuto!!!
    Ora non vado dal però se non mi salutano… Ma anche chissene!!!
    Amici ne ho quanti ne voglio…ho ribaltato la mia vita e ne gusto appieno il valore.
    Cercate di non avere troppi rancore…e vivete serenamente il vostro presente.

  10. Tabita lei ha sollevato un punto importante che chi fa informazione critica sui tdg si sente ribadire spesso… “ma non lo sapevano quando sono entrati?”. Ebbene, se lei è stata una tdg dovrebbe sapere che il processo di avvicinamento e di inclusione nel culto avviene in maniera estremamente progressiva (tant’è che le direttive per anziani e proclamatori dicono chiaramente di non dare subito tutte le informazioni ai nuovi interessanti….chissa perchè…) Per spiegare tale processo si può immaginare la metafora di un’aragosta messa in pentola con acqua fredda. L’acqua viene scaldata molto lentamente e l’aragosta non si allarma perchè ha il tempo di abituarsi alla temperatura e quando percepisce il pericolo e il dolore, l’acqua sta già bollendo ed è troppo tardi. I tdg quando vanno in predicazione si guardano bene dal dire alle persone che se uno decide liberamente di esercitare il proprio diritto di cambiare religione e uscire dai tdg, tutti i suoi affetti ancora nel culto andranno perduti… Simili informazioni vengono fatte assimilare solo quando la persona è già stata addestrata a credere ciecamente all’organizzazione Watchtower, in seguito ad un periodo di “studio” e indottrinamento progressivo. Ed ecco perchè quando un tdg si battezza ci crede davvero e pensa sinceramente che quella sia l’organizzazione di Dio sulla terra… Qualcuno la chiama riforma del pensiero…

  11. da ragazzo ero in un gruppo giovanile cattolico, e pur lontano dagli estremi letti in quelle testimonianze, posso dire di aver vissuto un’esperienza simile (piu’ soft). Il punto centrale è la separazione, gli unici amici che avevo erano gli altri del gruppo, qualsiasi festa era mal vista, se non quelle del gruppo, il confronto con esperienze di qualsiasi tipo che non fossero prettamente religiose era mal visto, comprese esperienze di studio. Curiosamente, la fuoriuscita da quel gruppo avvenne quasi all’improvviso, in poche settimane. Ricordo bene l’antefatto, ascoltai il discorso “pale blue dot” di Sagan. L’addestramento mi diceva di rifiutarlo, il cuore mi urlava di ascoltarlo. E mi si aprirono gli occhi. Ci ho messo anni a ricostruirmi, a togliermi di dosso il condizionamento ricevuto. Quanta fatica a legare con gli altri. Quanta fortuna ad aver trovato brave persone ed amici che mi hanno aiutato in questo, una volta uscito.

  12. mi rivolgo agli ex tdG,ma ai vari studi biblici ,adunanze e congressi,a che pensavate?a mangiare dei cannoloni alla crema.

  13. lo stato italiano dovrebbe bandirli.

  14. Mi sono ahimè innamorata di un tdg nei primi anni duemila, e’ stata una passione travolgente che ha cambiato la vita di entrambi.lui fu disassociato a causa della nostra relazione ma per lui era troppo difficile restare lontano dalla congregazione, kit preconfezionato contenente relazioni, hobby, alibi per non lavorare e non istruirsi.troppo importante per mettersi in gioco con una relazione umana degna di questo nome.non sopportavo l’idea di essere lasciata da colui che ritenevo l’amore della mia vita e accettai di studiare la bibbia.fu un periodo di umiliazioni profonde, davanti ricevevo i sorrisi e l”accoglienza dei “fratelli”, in privato le loro considerazioni sulla mia moralità dubbia in quanto fornicavo con un uomo che non era mio marito.mi sposai poco convinta delle motivazioni e mi battezzai di li a poco.fu l’inizio di un incubo durato troppi anni.mio marito, che ho sempre pensato poco convinto a sua volta, era sempre arrabbiato, nervoso, irascibile.più di una volta mi ha messo le mani addosso.inoltre, i cari fratelli gli insinuarono il dubbio che io lo tradissi.la nostra storia fini nel 2014 dopo aver messo al mondo una bimba e dopo che il mio consorte si era accoppiato con una brava sorella di fede.fui processata a mia volta ma non ne ho mai capito i motivi.non sono disassociata ( lo so perché a volte i loschi figuri in giacca e 24 ore mi salutano)né dissociata ( non ho tempo e voglia di spiegare perché).ma credetemi, e’ stato come ricevere un treno in faccia.nessuna libertà, nessun amore, nessuna pietà.provo tanta pena per chi ci sta dentro fino al collo, il sentimento che provo e’ lo stesso che ho davanti a un carro bestiame o una gabbia di polli destinati al macello: Che gran voglia di aprire quella gabbia e dire loro vivete pienamente la vostra vita, amate forte, siate curiosi del mondo che vi circonda, siate felici!

  15. Trilli, le andrebbe di condividere la sua esperienza sul nostro blog? http://jwanalisicritica.wordpress.com

  16. Sono una setta bastarda in quanto non esiste dissociazione in un culto religioso se questo è fatto a scopo di aiuto verso il prossimo. Mi fanno schifo i raccomandati e i leccaculo, figuriamoci questa setta di mXXX che ti aiuta solo se stai con loro.

  17. Ho studiato invero poco,un anno e mezzo,però per mia natura ho detto lascia perdere.So cosa sono le autoesclusioni e le cacciate per motivi diversi.Penso che sono strtturato in modo logico è un sopruso e un atto penale far pressioni su un individuo facendogli accettare un atto come il battesimo.Peggio di loro ci sono i cattolici vedi i tempi tecnici!!!La dissociazione è volontaria una volta ponderato l’atto,non si pretenda poi chissachè.Andate e fate e a culo tutto il resto.

  18. Non sono mai stato un Testimone di Geova e neppure lo sarò in seguito,devo però dire una cosa: ho letto libri che riguardano i TdG e ho notato che c’ è in loro la presunzione di avere in mano la verità assoluta. Se loro danno delle profezie e poi non si avverano, è perchè Geova ha cambiato idea. Altre volte le profezie non si avverano perchè loro non sono pronti. Quello che più fa pena vedere, sono queste donne che non sanno nulla della Bibbia ma vogliono istruire gli altri. Anche gli uomini non sono bene informati perchè anche loro non sanno rispondere alle domande più semplici se non sono brani che vengono estrapolati da un altro contesto ma che loro non conoscono. Spiace vedere tanta ignoranza in giro ma che viene venduta per verità. Avrei ancora tante cose da dire ma sarei troppo lungo per cui mi fermo qui. Buona lettura della Bibbia a tutti.

  19. Per loro stessa ammissione il corpo direttivo dell’organizzazione non è infallibile e può commettere errori su questioni dottrinali e organizzative. Alla luce di ciò, come è possibile continuare a sostenere di essere gli unici ad avere la verità? Come si può affermare che le altre religioni sono “false” nonostante la torre di guardia abbia predetto la venuta della fine dei tempi 5 o 6 volte negli ultimi 100 anni? Ci sono state pubblicazioni tdg che sono state ristampate dopo pochi mesi per correggere le previsioni che parevano inverosimili, ad esempio alla fine degli anni 80 dissero che la la fine sarebbe arrivata senz’altro entro il 20esimo secolo ma poi ristamparono lo stesso volume sostituendo la previsione con un più vago “entro breve”. Questa sarebbe l’organizzazione di Dio sulla terra e l’unica ad avere la verità…un’organizzazione che va a tentativi pur di mantenere quel senso di imminenza nei suoi adepti. Molti testimoni non sanno che nel 1975 tanti loro fratelli e sorelle vendettero ogni avere perchè la torre di guardia aveva detto che Armaghedon sarebbe arrivato nell’autunno del 1975…ed è curioso andare a vedere quanti di loro lasciarono la religione dopo la delusione di quella falsa profezia. Se si chiede di questo ad un testimone oggi dirà che l’intendimento è stato male interpretato da alcuni oppure che è un bene che la luce progressiva indichi nuovi intendimenti per correggere quelli vecchi….il tutto senza accorgersi che l’intera questione sta in piedi solo se ci si cala in una profonda dissonanza cognitiva.

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